1 aprile 2018

Alla ricerca dell’antica città perduta

Alla ricerca dell’antica città perduta

Esposti i risultati della campagna di scavi condotti dall’archeologo Paolo Storchi nel sito dell’antica Tannetum, scoperte le fondamenta di un castello con otto torri risalente alla metà del IX secolo, tra i più antichi d’Italia


La cinta muraria di uno dei più antichi castelli italiani. Questo è solo uno dei risultati della campagna di scavi archeologici condotti nell’estate scorsa nell’area riconducibile all’antica Tannetum, la città romana misteriosamente scomparsa, ubicata sulla via Emilia appena al di là dell’Enza.

La scoperta del perimetro murario e delle basi di otto torri rettangolari, risolve uno degli enigmi, che gli studi del giovane archeologo Paolo Storchi, sta cercando anno dopo anno di svelare. Storchi, 32 anni, Ph. D in archeologia alla Sapienza di Roma, ha illustrato i dati ad una pubblica conferenza tenutasi alla Corte Ortalli, a Ponte Enza, lo scorso 26 marzo.

Nel 2017 il suo gruppo di ricerca ha condotto sostanzialmente tre ricerche, la prima ha riguardato l’area della presunta sede dell’arena dell’antica città di Tannetum, area che si trova a poche centinaia di metri dalla ferrovia, a lato ovest dell’attuale abitato di Taneto. Poi è stata condotta una ricerca di superficie su un terreno ricco di reperti, infine è stato condotto uno scavo sondaggio in località Castellazzo, dove la leggenda popolare indicava la presenza di un antico maniero.

Tutte e tre le indagini hanno dato frutti importanti. Il Castellazzo si è effettivamente rivelato essere sede di un antico castello, con cinta muraria e otto torri quadrangolari. Grazie agli scavi è stato possibile trovare le fondamenta, misurare l’imponente spessore di oltre un metro delle stesse e, attraverso la datazione al radiocarbonio condotta negli Stati Uniti delle schegge lignee dei pali interrati per stabilizzare il terreno sotto le fondamenta, è stato possibile arrivare ad una datazione quasi precisa (margine di errore di 25 ann), cioè quella dell’anno 857 dopo Cristo, datazione che ne fa uno dei più antichi forti in muratura presenti in Italia. Si risolve così l’enigma dell’origine di questa struttura, che ancora nel Settecento era visibile, seppur diroccata. In passato c’è chi l’aveva attribuita ad un epoca addirittura antecedente a quella classica, chi invece l’aveva ritenuta un manufatto di origine tardo romana. La sua origine invece si situa in uno dei periodi più bui della storia italiana, sotto la dominazione franco-carolingia, in un impero in crisi e prossimo ormai alle drammatiche scorrerie degli Ungari.

La ricerca condotta sul sito di quella che si presume essere stata l’arena dell’antica città romana ha rappresentato invece la prosecuzione del lavoro iniziato l’anno precedente. L’individuazione del sito la si deve ad una brillante intuizione di Storchi, che osservando alcune vecchie foto aeree, ha notato un diverso livello di crescita della vegetazione, variazione che aveva la tipica forma ovale delle antiche arene. Gli scavi del 2017 hanno fornito ulteriori conferme, la struttura era probabilmente realizzata in legno, con tribune ai lati, una forma simile per progetto e dimensioni a quella dell’antica Londinium (odierna Londra): a conferma vi sono anche i numerosi chiodi trovati nel terreno. La ricerca in quest’area è stata condotta facendo ricorso ad un’innovativa tecnica di rilevamento geomagnetico, che ha permesso di individuare altre strutture sepolte, da studiare in futuro. Il mistero che avvolge Tannetum, che da fiorente città della prima età imperiale è decaduta con la crisi del III secolo, facendo perdere infine le proprie tracce, forse inizierà così a dipanarsi, così come quello delle origini. La terza ricerca, condotta con il Gruppo Archeologico della Val d’Enza ha fatto individuare un’area di circa due ettari, sempre a poca distanza dall’attuale abitato di Taneto, ricco di cocci di ceramica di origine celtica. Si apre così l’interessante ipotesi dell’origine della città, visto che prende forza così una continuità abitativa in zona che va dal periodo etrusco, a quello celtico e si collega a quello romano.

Queste saranno le domande cui cercherà di dare risposta Storchi e i suoi collaboratori. La prossima campagna di scavi, oltre che su sponsorizzazioni di aziende locali, che stanno mostrando attenzione e sensibilità all’argomento, potrà contare sull’iniziativa di crowd funding, attualmente in corso sulla piattaforma BeCrowdy e sulla somma (diecmila euro) che lo stesso Paolo Storchi ha vinto, partecipando alla trasmissione televisiva “L’eredità” di Fabrizio Frizzi.

 

 

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