26 Ottobre 2015

“Vignaioli e vini d’Italia 2016”, c’è anche un parmigiano

“Vignaioli e vini d’Italia 2016”, c’è anche un parmigiano

Si tratta di Donati dell’azienda agricola a Barbiano: tutto è nato nel 1930 sul “Groppone”


Vini, uva, storie, curiosità, questa è la guida “Vignaioli e vini d’Italia 2016” redatta da Luciano Ferraro e Luca Giardino, in edicola o in ebook da oggi 26 ottobre. Ma quest’anno sono 46 i vignaioli che entrano per la prima volta nella guida e tra di loro anche un parmigiano Camillo Donati con l’azienda agricola di famiglia a Barbiano.

La storia dell’azienda Donati ha inizio quando nonno Orlando, impiantò una vigna di piccole dimensioni per il consumo familiare, nel 1930, in località Arola, in un posto denominato “Groppone”. Il nonno fece innestare da suo cognato Oreste Cavalli, tante varietà d’uva, le più disparate, dalle più famose come Barbera, Bonarda, Sangiovese, Lambrusco Maestri e Grasparossa, Malvasia Aromatica di Candia, Sauvignon, Moscato Giallo, a quelle ormai oggi scomparse come l’uva rara, la terra promessa, ed altre ancora delle quali conosciamo solo il termine dialettale, ad es. “al besmén”. Questo denota la grande passione del nonno verso la viticoltura, anche se poi pigiava tutte le diverse uve insieme, tenendo separate solo le uve a bacca bianca dalle uve a bacca rossa. «Mio papà Antonio, unico figlio maschio di Orlando, intraprese un’altra strada: dopo aver completato gli studi in collegio all’Osservanza di Bologna, entra come impiegato al Centro Contabile della Banca Commerciale Italiana di Parma, ma nonostante la sua professione ha sempre coltivato la vigna del “Groppone” insieme al nonno Orlando fino al 1964, anno in cui morì quest’ultimo, per poi proseguire in seguito da solo. Mio padre era un innamorato della Natura, ed in particolar modo della Vite. Devo dire che mi ha saputo trasmettere questo amore in modo totale. Da lui ho imparato a rivolgermi alla Vite come ad un essere vivente, con il quale dialogare, ognuna con la sua propria individualità. E’ fondamentale riuscire ad intuire e valutare se e di cosa la Vite ha bisogno, specialmente durante la potatura, in modo da poter aiutare quelle in difficoltà ed “assecondare” in modo giusto quelle in piena vigoria», afferma Camillo Donati.

Ma a far muovere i primi passi in cantina a Camillo, ci ha pensato Ovidio, trasmettendo il suo enorme bagaglio tecnico, e le sue “perle” di saggezza, frutto di una lunghissima esperienza e di un’intelligenza acuta. Ma attenzione perché il pensiero di Camillo è molto chiaro in merito: «La nostra filosofia è molto chiara, l’intervento umano in vigna e in cantina deve essere il meno invasivo possibile. Usiamo solo le nostre uve in una zona vocata, non ‘costruiamo’ vini in cantina ma facciamo un vino al 100% del territorio».

Una scelta molto apprezzata anche all’estero, infatti metà della produzione approda in Giappone, Usa, Nord Europa, Hong Kong e Australia.

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