3 Settembre 2016

Misterlino: “I clienti entrano col sorriso ed escono con un ricordo”


Storie di commercio. Dalla lentezza della moca alla lentezza del lavorare a maglia. Alberini: “Non ho inventato niente, ho solo assemblato le cose in un modo diverso”


di Cristina Sgobio

Dall’idea di Lino Alberini nasce Misterlino, un’attività che si è trasformata nel tempo, che vuole essere un punto d’incontro e in cui s’incrociano due tradizioni: l’arte del caffè e quella del lavorare a maglia. “Sono cresciuto dietro il banco di un bar e ho sempre cercato la specializzazione – racconta Lino –. Oltre a questo, ho cercato quella che poteva essere la replicabilità dei locali, di quei posti in cui la gente può incontrarsi, condividere esperienze e sentirsi a proprio agio”.

Quando nasce Misterlino?
«Misterlino torrefazione nasce nel 2011. Nel 2013, invece, al Barilla Center mi è stato chiesto di pensare a un’idea nuova da portare a Parma. Nel cassetto conservavo il sogno di unire caffè e filati: questa era l’occasione giusta per provarci. C’erano tante persone scettiche, ma sono riuscito a dimostrare che lavorare a maglia è una cosa antica, una tradizione, e chi impara a farlo non disimpara mai, è un po’ come imparare ad andare in bici. Il caffè, invece, è il mio mestiere: tostare caffè è sempre stata la mia passione. Così ho unito due attività che ormai avevano poco di nuovo da proporre ma che presentate in un modo diverso potevano dare vita a un punto d’incontro interessante».

Misterlino non c’è solo al Barilla Center…
«Esatto. Al Barilla Center proponiamo corsi accessibili a tutti, corsi di specializzazione e corsi variegati. Nel 2015 abbiamo dato in gestione quel locale e ne abbiamo creati altri due: uno in stazione a Parma e l’altro a Reggio Emilia. Chi pensava che fosse una questione di moda, dopo tre anni si è ricreduto: i numeri parlano chiaro. E chi pensava che in una città un solo locale bastasse, si sbagliava: ho dimostrato che non è così. La sinergia è importante: al Barilla Center si tengono corsi e si vendono certi tipi di lana, in stazione si tengono eventi, si vendono altre tipologie di filati e libri. L’idea è essere ospitanti e ospitali: se vieni qui devi sentirti a tuo agio. Le due parole chiave sono “emozionare” e “stupire”: così i clienti entrano qui col sorriso e quando escono, vanno via con un ricordo».

Perché la scelta di aprire un altro locale proprio in stazione?
«Perché in stazione c’è il viaggiatore e il viaggiatore non torna domani. Perciò quel che trova lo emoziona. Io stesso sono un viaggiatore, giro, osservo, mi emoziono».

Pian piano Misterlino inizia a espandersi…
«Sì, abbiamo aperto a Reggio Emilia, ma anche a Catania perché è una città che ha storia: meno lana, più cotone, tanto ricamo. Catania diventa così simbolo della storia della Sicilia in cui c’è la donna all’ombra, davanti casa, che ricama e chiacchiera.  A settembre, invece, apriremo a Bologna, sempre abbinando lana e caffè».

Cos’è per lei Misterlino?
«Per me Misterlino è un punto d’incontro in cui sentirsi sempre a casa, mai fuori luogo, in cui non c’è niente che possa metterti in imbarazzo. Oggi per me non vince il prodotto, vince il servizio. La lentezza della moca, la lentezza del lavorare a maglia: questo è il mio obiettivo. Io non ho inventato niente, ho solo assemblato le cose in un modo diverso. Sono anche orgoglioso di aver aperto un varco: l’avevo già fatto nel ’99 quando ho aperto il primo Lino’s in cui ho creato una strada nuova per chi voleva fare coffee shop. Ecco, ho compiuto un’operazione molto simile con Misterlino: un luogo d’incontro e di socialità».

Da / 3 anni fa / L'intervista /

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked. *