18 Giugno 2016

VIDEO. “Le spose di Giulia”: il sogno che diventa realtà


Storie di commercio. Giulia aiuta a rendere magico il giorno più bello della vita di ogni ragazza: “Io divento una particella della loro felicità”


di Cristina Sgobio

Ogni ragazza sogna il giorno del suo matrimonio. Un giorno magico, un giorno speciale, un giorno in cui l’amore incontra l’eleganza e, insieme, donano quella felicità che solo una sposa può capire. “Le spose di Giulia” è un negozio di abiti che da qualche anno realizza sogni e regala emozioni. La stessa Giulia, la titolare, si emoziona ogni giorno: “Quando esco da qui, non vedo l’ora di rientrare”, racconta.

Quando nasce l’attività?
«Ho inaugurato il negozio tre anni fa. Inizialmente era una prova: aprire un temporary outlet che mancava a Parma. C’erano negozi di abiti da sposa storici, ma un negozio del genere no. Così, ho provato ad aprire un negozio per cercare di accontentare tutti. La prova durava sei mesi, ma ero già convinta di andare oltre e di fare di questo negozio un’attività permanente. Anzi, più vado avanti, più l’attività cresce».

Prima di aprire quest’attività, eri già nel settore?
«Sì, avevo un negozio da sposa a Fidenza. La mia mamma mi diceva da sempre: “Se vuoi fare una cosa, fanne una, ma fatta bene”. Tra l’altro, ho fatto danza per 14 anni e quindi per gran parte della mia vita ho vissuto tra abiti di tulle e paillettes: porto dentro da una vita il sogno di vestire la sposa».

Ma cosa significa gestire un outlet di abiti da sposa?
«Bisogna camminare al passo coi tempi: acquistare un abito da sposa è il sogno di qualsiasi ragazza, ma non tutti possono permettersi di spendere tanto. Perciò ho pensato di avere abiti della collezione precedente oppure “rubare” dalle sfilate e, dunque, acquistare gli abiti a un costo minore. Ora, in seguito alle richieste delle mie clienti, ho iniziato ad avere anche abiti delle collezioni correnti: non più solo outlet».

Qual è il modello d’abito più richiesto?
«Ognuna “sente” un proprio modello, non c’è la richiesta particolare di un unico modello. Sicuramente, bisogna essere al passo con la moda ma, prima, bisogna guardarsi dentro. Io stessa, prima di proporre un abito, cerco di conoscere la sposa, di capire i suoi gusti, le sue abitudini, per questo sono solita fissare un primo incontro per chiacchierare e conoscerci. Ogni tanto chiedo alle clienti di portare con sé il loro accessorio preferito perché così io riesco a capire come personalizzare al massimo l’abito».

Il tuo abito da sposa com’era?
«Il primo era principesco, avevo 24 anni e avevo il sogno di sentirmi una principessa. Il secondo invece, era molto più semplice: un tubino».

Quindi dipende anche dall’età?
«Assolutamente sì, ogni età ha le sue esigenze. L’idea dell’abito matura con te. La base dell’abito però deve essere l’eleganza. Eleganza è riuscire a essere in equilibrio tra i particolari del fisico e il sogno dell’abito».

Ci sono stati casi di ragazze che sognavano un determinato abito, ma questo non si adattava al loro corpo?
«Certo. Ad esempio, arrivano ragazze over 100 chili che mi chiedono di indossare un abito modello sirena. Io però provo a consigliare sempre il meglio. Non faccio uscire da qui una sposa che non piace prima di tutto a se stessa e a me. Parlando, riesco anche a far cambiare idea e optare per un abito che rispecchi in parte i sogni della cliente ma che, con i giusti accorgimenti, riesca a donarle quell’eleganza di cui parlavo prima. Per questo, occorre instaurare un rapporto di fiducia. Accade anche che arrivino delle ragazze convinte di volere un determinato modello d’abito e poi finiscono per acquistarne uno completamente diverso. Qualche settimana fa, ad esempio, è arrivata una ragazza convinta di volere un abito a sirena e alla fine ha comprato un abito modello principesco. Per questo dico sempre che bisogna saper ascoltare se stesse e non aver paura di parlare, perché il giorno del matrimonio è il giorno più bello della vita».

Questo è un lavoro che emoziona ogni giorno…
«Assolutamente sì. È un lavoro che ti nutre dai piedi ai capelli. Esco da qui ridendo e non vedo l’ora che arrivi un nuovo giorno per rientrare».

È come se tu realizzassi i sogni delle spose
«Sì. Io divento una particella della loro felicità perché quando escono da qui escono piangendo, con lacrime da gioia. Questo mi riempie il cuore».

C’è una sposa o la storia di una sposa che ti porti nel cuore?
«Mi è capitato di vestire ragazze con gravi malattie: questo ti insegna davvero tante cose. T’insegna ad amare la vita più che puoi. Bisogna apprezzare anche gli uomini che sono vicino a queste donne: ricevere una proposta di matrimonio quando si ha una malattia terminale, vuol dire che l’amore c’è realmente».

 

 

Da / 3 anni fa / L'intervista /

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