23 Aprile 2016

Viaggio tra le librerie indipendenti della città

Viaggio tra le librerie indipendenti della città
Viaggio tra le librerie indipendenti della città
Viaggio tra le librerie indipendenti della città
Viaggio tra le librerie indipendenti della città
Viaggio tra le librerie indipendenti della città
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Viaggio tra le librerie indipendenti della città

GALLERY. Dietro il mondo delle grandi catene, vivono spazi fortemente identitari, storici o appena nati, frutto di idee originali. Un sottobosco vivace nato dall’amore per il libro


«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…perché la lettura è un’immortalità all’indietro». Le parole di Umberto Eco riecheggiano soprattutto nell’anno della sua morte, colpiscono, s’insinuano negli angoli più reconditi della nostra anima e ci spingono a riflettere, ci spingono a interrogarci sulla funzione di quell’oggetto che talvolta impaurisce ma che, se aperto, non può far altro che regalare emozioni, dispensare avventure, divulgare sapere, prendere vita e donarne di nuova. Quest’oggetto, questo straordinario strumento di conoscenza, questo scettro magico in grado di superare qualsiasi varco spazio temporale, è il libro. Dopo anni di crisi e di continui segni meno, il mercato del libro in Italia torna a essere positivo, come evidenziato dall’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori sul mercato del libro 2015. Torna a crescere anche la lettura di libri di carta che oggi riguarda 24 milioni di persone.

E così, esistono, insistono e resistono anche le librerie, quei luoghi incantati in cui ciascun libro trova il proprio posto in attesa di finire nelle mani del lettore. Ma con l’exploit delle grandi catene librarie, fondate spesso su un nuovo e innovativo concept di spazio e punto vendita, che fine fanno le piccole librerie, spesso indipendenti, che ritagliano spazi per sé e per i lettori lontani dalle logiche della grande distribuzione? Per capirlo, basta fare una passeggiata in città. A Parma esistono tante librerie, diverse e originali, alcune storiche, altre che muovono i primi passi, ma tutte con uno scopo comune: dare dignità al libro e a ciò che esso racconta. L’aria di crisi, è inutile negarlo, si è fatta largo dappertutto e, naturalmente, soprattutto in quelle librerie indipendenti che non sono supportate neanche dalle case editrici. Ma, in un modo o nell’altro, l’amore per questo mestiere da una parte e la passione per la lettura dall’altra, tenendosi per mano, hanno valicato il disastroso burrone della crisi e si sono erti vero scenari più luminosi.

«L’Italia non è mai stato un Paese di forti lettori, quindi col tempo e con la crisi, la vendita è andata a calare pesantemente – racconta Chiara Zilioli della storica libreria Fiaccadori –. In più, la presenza di Feltrinelli ha inciso molto sul rapporto con le vendite: molti clienti hanno preferito una libreria diversa da quella classica». E come resistere davanti a tutto questo? Con la tenacia, con la forza di volontà, ma soprattutto con l’amore indiscusso nei confronti del libro e di tutto ciò che esso rappresenta. «Per restare in piedi davanti alle grandi catene, bisogna proporre cose particolari e, soprattutto, amare il proprio mestiere: noi scegliamo i prodotti, sappiamo cosa vendiamo, sappiamo consigliare e seguire il cliente nella scelta» racconta Roberto Ferraroni della libreria Futurino & C. «Per reggere, è necessario differenziarsi dal panorama presente a Parma – racconta Alice Pisu, titolare insieme ad Antonello Saiz di Diari di Bordo –. Abbiamo pensato a un tema per differenziarci e lo abbiamo trovato nel viaggio, un richiamo forte per chiunque, perché può essere un viaggio fisico ma anche inteso come voglia di evasione. Avere un indirizzo preciso è fondamentale per una libreria indipendente perché questa non avrà mai i mezzi per competere con una grande catena. Inoltre, scegliamo titoli che fanno parte dell’editoria indipendente di qualità. Il nostro obiettivo è dare vita a uno spazio intimo e informale, basato sul piacere del confronto della lettura e generando quella dimensione umana che ormai si perde nelle grandi catene».

E proprio la dimensione umana è una delle caratteristiche principali di ciascuna piccola libreria che fa del rapporto col cliente uno degli elementi principali della propria esperienza lavorativa. Esempio evidente è la vicenda legata alla storia di Libri e Formiche, fondata nel 2004: «Due anni fa abbiamo fatto un crowdfunding per salvare la libreria che rischiava la chiusura – dice Anna Bardiani –. Hanno contribuito tantissime persone, tanto che sul muro si possono leggere i nomi di più di 300 persone che ci hanno dimostrato affetto e supporto». Libri e formiche, un piccolo mondo a misura di bambino, è specializzata per bambini da 0 a 14 anni, promuove letture, piccoli laboratori di arte e musica, partendo sempre da un libro, per poi sviluppare la creatività dei bambini in diversi modi. Particolarmente importante è anche la scelta dell’ubicazione dell’attività libraria: dalla Fiaccadori, in pieno centro, accanto a Piazza Duomo e sotto al Vescovado, a Piccoli Labirinti, una “libreria di quartiere” nata dalla voglia di “servire” una zona della città molto popolata, con scuole, famiglie, università e studenti. «Qui c’è di tutto – spiega il titolare Ernesto Tirri –, dal settore per bambini e ragazzi ai libri per adulti che includono poesia, saggistica, romanzi. La libreria vuole essere uno spazio di intrattenimento per i bambini, ma anche uno spazio in cui un genitore può intrattenersi ascoltando musica. Propongo, infatti, anche etichette musicali di case indipendenti». E poi c’è chi punta sull’originalità, come Chourmo, un’enolibreria: «È una formula che in Italia si vede poco – racconta Daniele Caroli, uno dei titolari –. A noi interessava fare questa operazione in Oltretorrente, un quartiere che amiamo molto e che, purtroppo, è spesso al centro di polemiche. Ecco, noi abbiamo deciso di agire in maniera costruttiva: abbiamo deciso di insediarci in questo quartiere per offrire quel tipo di cultura che qui mancava».

La carta vincente di ciascuna libreria parmigiana sembra essere proprio la diversificazione, quell’elemento che permette, nonostante la dura battaglia di sopravvivenza, di restare sul mercato e farsi portavoce di interessi di una parte della cittadinanza che, proprio in quegli spazi, trova la risposta alle proprie esigenze, a partire dalle librerie storiche della città, come la Libreria Palatina Editrice che ha da poco compiuto 50 anni, nata per essere un punto di riferimento per i parmigiani amanti della propria terra, appassionati di Parma e perciò dediti all’acquisto di opere riguardanti il territorio. «Il cuore della libreria è Parma, tutto il pubblicato e il pubblicabile – spiega la titolare Carlotta Capacchi –. Dei libri qui presenti, conosco quasi tutti gli autori perché sono passati da qui, so come sono scritti, so consigliare, conosco il prodotto. Per questo s’instaura un rapporto diretto col cliente. Le cose però sono cambiate rispetto a dieci anni fa: prima qui entravano tutti, dall’operaio al professore universitario. Ora, chi ha ereditato queste piccole biblioteche parmigiane, le vende. Non c’è stato il passaggio di testimone di quest’interesse e di quest’amore per la città». «A Parma c’è minore interesse per la storia locale rispetto a qualche anno fa» conferma Antonio Del Frate che, nel 2000, ha fondato I libri di Prospero. «Volevo aprire una libreria e per caso ho conosciuto il mondo dei libri usati e antichi – racconta –. Mi sono subito appassionato e non c’è stato più nulla da fare: finiti gli studi non ho più avuto dubbi. Vendo libri da collezione o fuori catalogo, ma uno dei miei punti di forza è rappresentato dai cataloghi cartacei: li faccio tre volte l’anno». E tra le tante librerie presenti in città, c’è anche chi chiude i battenti. Si tratta della Libreria dello Studente, un punto di riferimento per parmigiani e non, sin dal 1965, quando Italo Vernizzi ed Emanuele Pelagatti decisero di fondarla: «L’affetto da parte della città è la più grossa soddisfazione che potessimo avere».

LEGGI L’ARTICOLO su Il Mese Parma, a pag.20

 

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