22 Luglio 2015

Un grattacielo di mille colori

Un grattacielo di mille colori

Cara Redazione,

 

mi chiamo Rosaria, ho 45 anni e ho letto l’articolo sul numero 3 di Familiarmente dal titolo Essere accolti ci fa sentire a casa.  Vi scrivo perché è proprio sul “sentirsi a casa” che ho avuto modo di riflettere. Vengo da un paese del casertano dove tutti si conoscono e che, a causa del lavoro di mio marito, ho dovuto lasciare con i miei due figli adolescenti, proprio come Mario, il ragazzo dell’articolo.  Ogni 4/5 anni cambiamo città e, più andiamo avanti, più sento di avere sempre meno energia, anche se ho avuto modo di conoscere tante persone e di sentirmi solitamente bene accolta.  Mi sembra di costruire un grattacielo, ma con tanti mattoni in luoghi diversi, in città dove forse non metterò più piede.  A volte mi sento come un albero con le radici recise, che mentre cercano di affondare nella terra profonda  vengono recise. Riuscirò a tenere insieme tutti i mattoni prima o poi?

 

Cara Rosaria,

grazie per la tua lettera e per la fiducia che ci stai accordando parlandoci di te. E’ sicuramente molto faticoso trasferirsi così spesso, lasciare amici, luoghi, scuole, lavori e ricominciare d’accapo con famiglia al seguito. E’ necessario sviluppare una buona capacità di adattamento e, quindi, anche una grande energia.  Da quello che scrivi emerge la consapevolezza del costruire, dei mattoni che aggiungi a poco a poco al tuo grattacielo.

Un grattacielo di mille colori, come un albero con tante radici, arricchisce la nostra vita. Ma la cosa più bella è sentire la dolce nostalgia delle radici più antiche con le quali abbiamo sentito nascere vita in noi, che nessuno può strapparci via; è su queste radici che ha preso forma negli anni il tronco robusto che con orgoglio mostriamo al mondo.

 

Un abbraccio

La redazione

 

 

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