30 Aprile 2019

Ho un figlio Hikikomori, cosa faccio?Anche a Parma esistono casi di isolamento sociale

Ho un figlio Hikikomori, cosa faccio?Anche a Parma esistono casi di isolamento sociale

L’Associazione Hikikomori Italia Onlus Genitori è nata per sostenere le famiglie nel percorso di reintegro dei giovani hikikomori nella società


“I racconti delle persone sono come fossero i miei racconti. È tutto così simile”. È solo una delle tante testimonianze raccolte dall’Associazione Hikikomori Italia Onlus Genitori, che sintetizza in modo efficace l’importanza e la necessità di un’organizzazione come questa. Il fenomeno sociale degli Hikikomori, giovani ragazzi autoreclusi, è in continuo aumento e le famiglie hanno avvertito il bisogno di fare rete, di sostenersi, ma soprattutto di far conoscere a tutti questa realtà.

L’Associazione Hikikomori Italia è nata nel 2013 con la fondazione del sito www.hikikomoriitalia.it ed è oggi un punto di riferimento nazionale. Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare le istituzioni e contrastare il fenomeno dell’isolamento sociale volontario. Nel 2017 nasce poi la ONLUS Genitori, che ha radunato in diverse città italiane tanti parenti dei cosiddetti ritirati, accomunati dalle stesse esigenze. A Parma l’Associazione si è costituita 2 anni fa, per capire di cosa si occupa nello specifico e quali sono obiettivi e intenzioni, ne abbiamo parlato con Tiziana Testoni, coordinatrice del gruppo genitori di Parma e Piacenza. “Il fenomeno- spiega Tiziana- comporta dei disagi importanti anche nei genitori, che entrano in un tunnel e non sanno più come comportarsi. In casa scoppia una mina. In genere le madri sono più accoglienti, mentre i padri subiscono il colpo come un fallimento, di sé prima ancora che del figlio.” È proprio questo grido silenzioso che ha portato le famiglie a radunarsi, col fine di far sapere che la realtà Hikikomori esiste e deve ottenere dei riconoscimenti. Infatti sono già tanti i risultati ottenuti da questa rete di collaborazione, tra cui “un protocollo d’intesa in collaborazione con la regione Piemonte- sottolinea Tiziana-, molti contatti locali nelle diverse provincie con istituzioni e la scuola che inizia a sensibilizzarsi sul tema”.

I GRUPPI DI AUTO-AIUTO. “Nello specifico a Parma, il gruppo si ritrova una volta al mese, in un momento di discussione importante, che avviene fra parenti e le due psicologhe -continua la coordinatrice-. Durante l’incontro si parla delle singole situazioni e si condividono gli episodi, che si rivelano essere molto comuni. Per noi questo è uno stimolo di aiuto reciproco e di confronto. Vogliamo offrire tutti gli strumenti necessari per contribuire al reintegro dei giovani hikikomori nella società”. I genitori e i famigliari sono le persone più vicine al soggetto ritirato. La loro è una condizione molto dolorosa, che si esprime in uno stato di impotenza e sofferenza acuta. Il ritiro di un figlio richiede la ricerca di spazi di dialogo e molta pazienza. Importante è quindi il sostegno al ruolo genitoriale, dal quale trovano rinnovata energia, fondamentale soprattutto nei momenti di maggiore sconforto. Oltretutto nel momento in cui il genitore accetta il problema, il figlio si sente capito: questi ragazzi sono dei “miniadulti- dice Tiziana-, molto sensibili e profondi. Bisogna entrare nel loro mondo e non proporre loro un’uscita. Questo è il primo passo verso una loro apertura”.

Sul fenomeno, abbiamo intervistato anche lo psicologo e psicoterapeuta Fabio Vanni, che spiega l’identikit di un hikikomori e quali sono i primissimi segnali di questo disturbo sociale. Clicca qui per leggere l’articolo.

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