11 Aprile 2016

Teatro dei Dialetti incompiuto, perché nessuno lo vuole gestire

Teatro dei Dialetti incompiuto, perché nessuno lo vuole gestire

La Famija Pramzana: “Il sindaco ci ha riferito che non sarà terminato, anche perché è difficile trovare qualcuno disposto ad occuparsene”


Non mancherebbe molto, il Teatro dei Dialetti Giovanni Guareschi o della Cultura Popolare è quasi pronto, ma non è mai stato terminato e quel contenitore da 600 posti a sedere al chiuso e 300 all’aperto giace ora abbandonato e incompleto da molti anni. Il progetto prevedeva che diventasse la sede per le decine di compagnie dialettali attive in città,

Già dal 2013 il sindaco Pizzarotti dichiarò ” il Teatro dei Dialetti non la crediamo una priorità, viviamo un periodo sociale che deve essere riportato in equilibrio. Pensiamo prima alle emergenze e alle criticità”. Poi la pietra tombale sulla conclusione dell’opera in un’intervista alla fine del 2015: “occorrerebbero 300mila euro, ma noi non intendiamo metterceli. Fino a fine mandato non ce ne occuperemo più”. Capitolo chiuso. Ma perché?

Fino ad ora sembrerebbe solo una questione di denaro, ma nei mesi scorsi è emersa anche un’altra motivazione, più pratica e meno veniale, secondo quanto dichiara la Famija Pramzana. “Ho parlato più volte al sindaco di questa situazione – dichiara Maurizio Trapelli, in arte Al Dsèvod, la maschere di Parma, e in tutte le occasioni mi ha ribadito che non è un progetto che prende in considerazione, non tanto per i soldi che mancherebbero per completarlo, ma per la gestione che ne conseguirebbe”.

Il sindaco, ha più volte sostenuto, in incontri avuti con membri della Famija Pramzana che nessuna associazione si sarebbe fatta avanti per mostrarsi interessata alla gestione dello spazio e quindi ultimarlo per lui, in questo momento, sarebbe più un problema che altro, un salto nel buio.

Ma non sarebbe forse servito un bando per accertare se vi erano le condizioni o meno per far fronte a un simile impegno? Secondo Maurizio Trapelli: “sì, sarebbe stato il modo per mettersi tutti intorno ad un tavolo e capire se c’erano le condizioni per unire le forze. Noi come Famija Pramzana non ci saremmo potuti prendere da soli un impegno così grande, ma con altre realtà sarebbe stato possibile”.

Secondo lo Dsèvod si sarebbe dovuto parlare di arte popolare in senso lato, non solo di compagnia dialettale ma anche di danza, di associazioni di canto e un tentativo in più si sarebbe dovuto fare ma il sindaco proprio non l’ha voluto tenere in considerazione. Chi a idee, si faccia avanti. Forse, questa volta, i soldi non sono l’unico problema.

 

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