26 Aprile 2019

A SPASSO CON L’ARTE. Il Titano Prometheus alla Magnani Rocca

A SPASSO CON L’ARTE. Il Titano Prometheus alla Magnani Rocca

Il capolavoro di Arnold Böcklin che rappresenta la lotta per la libertà e il progresso, in esposizione fino al 9 maggio


Prometeo, figura della mitologia greca, è un Titano-eroe, amico dell’umanità e del progresso. Ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e subisce la punizione di Zeus che lo incatena a una rupe ai confini del mondo; un’aquila ogni giorno si nutre del suo fegato che di notte ricresce. A interrompere il castigo interviene Eracle che, ucciso il rapace con una freccia, libera Prometeo. Ha quindi spesso simboleggiato la lotta del progresso e della libertà contro il potere, incarnazione dello spirito d’iniziativa dell’uomo e del suo ardimento nello sfidare le forze divine, archetipo di un sapere sciolto dai vincoli della falsificazione e dell’ideologia. Se artisti notissimi si sono confrontati col mito di Prometeo – da Rubens a Mattia Preti – la versione più celebre è però quella del grande pittore simbolista Arnold Böcklin. Questo capolavoro, il grande Prometheus del 1882, opera somma della Collezione Barilla di Arte Moderna, viene eccezionalmente esposto al pubblico fino al 9 maggio alla Fondazione Magnani-Rocca, durante il primo periodo della mostra “De Chirico e Savinio. Una mitologia moderna”.

Qui trova per la prima volta dialogo con le due versioni del Prometeo di Giorgio de Chirico e del fratello Alberto Savinio, i Dioscuri dell’arte, di cui il Prometheus di Böcklin rappresenta l’imprescindibile modello. Del dipinto si coglie al primo sguardo solo un cupo paesaggio di tempesta: onde di un blu profondo si infrangono contro una ripida scogliera mentre il cielo denso di nubi è squarciato da un fulmine. Dopo un’attenta osservazione si riconosce la pur gigantesca sagoma del corpo del Titano, incatenato alla montagna e soggetto alla furia del cielo: protagonista non è l’eroe ribelle, ma la drammatica lotta, impari e senza speranza, dell’uomo contro le forze oscure sprigionate dalla natura, che appare demonicamente animata.

Per info www.magnanirocca.it

di Stefano Roffi, direttore della Fondazione Magnani Rocca

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