12 Novembre 2016

A spasso tra i banchi del mercato

A spasso tra i banchi del mercato

Storie di commercio. «Il mercato è un ambiente accogliente, ma soprattutto un ambiente libero e aperto, senza vetrine o barriere tra i commercianti e i clienti»


di Marta Barbieri

Andrea Trauzzi svolge il lavoro di venditore di calzature portando avanti una tradizione di famiglia. Un’attività, quella del venditore ambulante, sempre meno diffusa a causa dell’affermarsi delle grandi catene e del commercio online, ma che resiste grazie al contatto umano, alle relazioni sociali che si instaurano e all’attenzione nei confronti dei clienti e della qualità del prodotto venduto.

Quando hai iniziato a svolgere questo lavoro?
«Ho iniziato a fare il venditore ambulante nel 1989, dopo aver fatto per qualche anno il calzolaio. È un lavoro di famiglia, che ho ereditato da mio padre».

Come è cambiato il commercio ambulante negli ultimi anni?
«Il commercio negli ultimi anni è stato trasformato in qualcosa di diverso: la liberalizzazione del commercio è andata a discapito delle piccole imprese, come questa, che si sono viste sottrarre numerosi clienti. Un problema è rappresentato soprattutto dalla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, e di conseguenza dalle aperture domenicali,  che anche se offrono un servizio in più per i cittadini, sottraggono delle risorse alle attività commerciali come la nostra».

Il commercio online va a discapito di queste attività?
«Il commercio online riguarda principalmente una clientela di fascia d’età giovane. La nostra clientela tipica è rappresentata invece da un pubblico adulto, i più giovani non si vedono spesso al mercato, più che altro a causa della carenza di tempo. I clienti tipici sono infatti quelli di fascia d’età medio-alta, principalmente donne, mentre i giovani sono più frequenti per le iniziative del fine settimana come ad esempio le fiere, che ogni tanto facciamo».

Cos’è che vi permette di resistere al dilagare delle grandi catene e alla liberalizzazione del commercio?
«Il nostro punto di forza è quello di avere puntato sulla qualità del prodotto, ovvero delle scarpe, comprando direttamente dal produttore e non cedendo all’importazione, che può essere conveniente dal punto di vista economico ma non della qualità. Un altro aspetto molto importante è quello sociale, ci capita di fare il mercato in piccoli paesi in cui si vendono beni che non sono acquistabili nei negozi, oramai tutti chiusi».

Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di questo lavoro?
«Gli aspetti positivi sono le relazioni sociali e il contatto con le persone; il nostro è un commercio fiduciario: molti clienti vengono e tornano da noi perchè le grandi strutture non sono in grado di ascoltare le loro esigenze, per noi il cliente è prima di tutto persona. Un aspetto negativo potrebbe essere il fatto di svolgere il lavoro all’aperto, che però per me rappresenta comunque un aspetto positivo, il bello di questa attività».

Che cosa rappresenta per te il mercato?
«Il mercato è un ambiente accogliente, ma soprattutto un ambiente libero e aperto, senza vetrine o barriere tra i commercianti e i clienti: non ci si sente in obbligo di acquistare e si è più a proprio agio. Il mercato è quasi come un salotto, un punto di incontro e un luogo in cui fare una passeggiata».

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked. *