19 Febbraio 2016

Scandalo negli Stati Uniti: Parmesan col legno

Da / 4 anni fa / Città / Nessun commento
Scandalo negli Stati Uniti: Parmesan col legno

Falso Made in Italy: cellulosa in confezioni di formaggio duro grattugiato. Il Consorzio: “Inganno per gli americani e danno per i produttori italiani”


Il Parmesan piace proprio a tutti, anche agli americani. Peccato, però, che molto di quello da loro consumato non sia vero Made in Italy, dal momento che contiene cellulosa. A lanciare l’accusa, l’agenzia giornalistica Bloomberg news che, dopo un’indagine della Fda, la Food and drugs administration, avviata sull’utilizzo di cellulosa e altri formaggi per il confezionamento del Parmesan da parte della Castle Cheese Inc, ha portato in laboratorio quattro confezioni di grattugiato per verificare la presenza di pasta di legno.I risultati? Nel prodotto Wall-Mart “Great Value 100% Parmesan grattato” la presenza di pasta di legno è pari al 7,8%, in quello Kraftdel 3,8%, in quello Jewel-Osco (Essential Everyday 100% Grated Parmesan Cheese) all’8,8%, mentre in quello Whole Foods 365 appena lo 0,3%.

“La scoperta di segatura di legno in una confezione di formaggio duro grattugiato made in Usa e venduto come “parmesan” conferma che i consumatori statunitensi continuano ad essere esposti a rischi di frodi e contraffazioni – ha fatto sapere il Consorzio del Parmigiano Reggiano –. Una situazione che in alcun modo si può verificare con il ricorso ad autentico Parmigiano Reggiano, perché l’uso della denominazione comporta proprio l’uso esclusivo del nostro formaggio e l’assenza di qualsiasi additivo e coadiuvante”.

Il Consorzio, a dicembre, aveva già reso noti gli esiti di una ricerca che dimostra non solo il danno per i produttori italiani, ma anche l’inganno per i consumatori americani: il 66% dei consumatori statunitensi, infatti, attribuisce il termine “parmesan” a un formaggio duro con una precisa provenienza geografica, che il 90% degli intervistati indica nell’Italia.

Sembrano pertanto necessarie nuove norme di tutela che tutelino gli interessi dei consumatori statunitensi e dei produttori italiani, “danneggiati dalla libera circolazione di prodotti di imitazione ed evocativi della nostra denominazione che ammontano a 100.000 tonnellate” spiega il Consorzio che, tra l’altro, spera che nell’ambito dei negoziati Ttip tra Unione Europea e Usa si possa affrontare la questione relativa alla tutela dei marchi italiani.

 

 

 

 

 

 

 

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