5 Dicembre 2016

La politica parmigiana commenta il risultato uscito dalle urne

La politica parmigiana commenta il risultato uscito dalle urne

Pizzarotti: “Ha vinto la democrazia”. Pagliari: “Aperta una stagione di incertezza politica”. Scarpa: “La politica deve occuparsi dei propri problemi”. Romanini: “Sono amareggiato”. Il Comitato per il No festeggia in piazza Garibaldi


Il giorno dopo la vittoria del No al referendum, Federico Pizzarotti, Giorgio Pagliari e Paolo Scarpa hanno espresso i loro pareri sugli esiti arrivati domenica sera e sulle conseguenti dimissioni di Matteo Renzi.

FEDERICO PIZZAROTTI: “Sono molto soddisfatto della vittoria del NO, l’Italia si deve cambiare con responsabilità e unità. Con questo risultato hanno vinto la democrazia e la partecipazione. Questo esito è per il nostro paese e per la Costituzione”.

GIORGIO PAGLIARI: “L’unico dato positivo credo sia la numerosa affluenza alle urne, è stato un grande segnale di democrazia. Rispetto la volontà degli italiani che hanno deciso per il NO, ma penso si siano arresi all’immobilismo che pervade il paese da quasi vent’anni. Si è aperta una fase di incertezza politica che si ripercuoterà sui mercati. La sconfitta del SI è netta, anche se il suo risultato è un dato di cui tenere conto vista la battaglia solitaria portata avanti da Renzi. Gli italiani che hanno votato SI vogliono cambiare e vogliono delle riforme”.

PAOLO SCARPA: “Le persone, con questa risposta, chiedono alla politica di occuparsi dei propri problemi. L’Italia, dopo questo lungo referendum ha ancora delle ferite aperte. Oggi il Paese ha bisogno di parlare della vera riforma di cui abbiamo bisogno, che è quella della giustizia abbinata alla lotta alla criminalità, in modo da garantire sicurezza e legalità. Renzi si è dimesso con dignità e mi dispiace perché speravo rimanesse in un paese che ha bisogno di crescere; il premier ha sbagliato a personalizzare il referendum, per poi perdere. Il grande errore è stato quello di confondere i ruoli, il Governo si è occupato di compiti non suoi, quando dovrebbe dedicarsi a problemi di gestione esecutiva del paese. Il vero messaggio emerso è che la gente ha voglia di guardare avanti, vuole decidere e chiedere alla politica di occuparsi esclusivamente di quello che le compete”.

GIUSEPPE ROMANINI: “Il risultato elettorale non si presta ad altre interpretazioni: gli italiani hanno votato e scelto di respingere la riforma della Costituzione. Il voto è stato chiaro e l’altissima partecipazione al voto, segno positivo di vitalità democratica, ne rafforza la nettezza. Non posso tuttavia, dopo essermi speso totalmente per un risultato diverso, nascondere l’amarezza per questo esito. Resto convinto di aver combattuto per una causa giusta e che il nostro Paese abbia veramente perso l’opportunità di cambiare in meglio, di avere istituzioni più vicine ai cittadini, un parlamento più forte nel suo ruolo, un governo più stabile e direttamente responsabile nei confronti dei cittadini elettori. Abbiamo certamente commesso molti errori, il principale quello di non essere riusciti a mantenere il confronto sul merito delle proposte di modifica ed aver lasciato che altre argomentazioni inquinassero il dibattito politico. Il voto premia Grillo, Salvini e Berlusconi. Matteo Renzi, con coerenza, ha annunciato le proprie dimissioni. Si apre una stagione di incertezza nella quale non sarà facile ritrovare nuovi equilibri senza un rinnovo della rappresentanza sancito dal voto popolare. Rimango convinto che la responsabilità nostra, del PD anzitutto, sia quella di proporre all’Italia un’alternativa autenticamente riformista, facendo ammenda degli errori compiuti ma lavorando da subito ad una proposta credibile da proporre agli italiani”.

Nel frattempo, il Comitato per il NO si ritroverà lunedì pomeriggio alle ore 18 in Piazza Garibaldi per festeggiare la vittoria, soprattutto grazie ai cittadini che, votando in maniera negativa “hanno respinto l’avventura politica di un governo che ha spaccato il paese, e l’ha tenuto in ostaggio per oltre 33 mesi; hanno saputo respingere le menzogne del governo e dei suoi alleati, che indicavano nella Costituzione la causa della cattiva politica; hanno saputo dire che questa riforma era una trappola, che occultava i veri problemi delle persone; hanno saputo andare al di là delle narrazioni menzognere che sono state propinate con ogni mezzo; hanno compreso che le mancette pre-elettorali servivano a carpire il consenso degli elettori, e che non si possono pagare le campagne elettorali coi soldi dei cittadini; hanno capito, i giovani in particolare, che era in gioco il loro futuro, si sono documentati, hanno studiato nel merito la Carta Costituzionale e la riforma proposta; hanno saputo stringersi attorno alla loro Costituzione ed alla loro memoria storica”.

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