3 Agosto 2015

Asili: referendum scaduto. Sindaco gioca a Gruviera

Asili: referendum scaduto. Sindaco gioca a Gruviera

Sembra la triste metafora dell’azione amministrativa nei servizi educativi. Pizzarotti non risponde, ma gioca al Duc 


Il primo cittadino si fa fotografare intento a giocare a “Gruviera”, si tratta di “un gioco di abilità ed attenzione: si mette la pallina nell’anello e, manovrando due corde, la si deve far cadere nel buco più alto di una superficie verticale di legno forata, proprio come il noto formaggio”.

Un gioco di grande abilità, come quello che secondo il Comitato AttivarSì per l’infanzia sta facendo il Comune con il referendum sugli asili, evitando di indirlo in attesa che diventi inammissibile, perché materia sotto bando. Si tratta, ricordiamolo, della gestione della scuola Tartaruga, oggetto della consultazione, che sarà infatti affidata a breve ad un partner privato e quindi non più modificabile fino alla scadenza del contratto.

Un gioco di abilità e ad incastro certo, ma anche un grande gruviera, come quello che si sta rivelando lo statuto partecipativo che avrebbe dovuto garantire ai cittadini di esprimere il proprio parere sulle scelte dell’amministrazione, ma che invece si presenta pieno di grossi buchi. O forse, come si è sempre saputo, le regole e le leggi si possono fare, ma molto dipende da chi e come si fanno rispettare.

Questo comunque il duro comunicato del Comitato, che parla apertamente di malafede, e non solo di inefficienza, da parte dell’Assessorato:

“Quella di oggi è una data significativa, importante. Da oggi è necessario, dopo un lungo ed irrispettoso silenzio, che la Giunta, il Sindaco e la Vicesindaco con delega ai servizi educativi, si assumano le proprie responsabilità. Forse, come abbiamo visto nei giorni passati, si cercherà di continuare a scaricare su altri le responsabilità, si darà la colpa agli uffici, ai dirigenti, agli avvocati. Stavolta, però, non si potrà fare riferimento ai “tagli da Roma” e alla Legge di Stabilità, perché il tutto è avvenuto a Parma, il Comune a 5 stelle!

In data 2 Agosto 2015 sono trascorsi, infatti, i 90 giorni previsti dall’articolo 60 dello Statuto, dal deposito in Comune, da parte del comitato Attivarsi per l’Infanzia, del seguente quesito referendario “Volete voi che il Comune di Parma mantenga la gestione diretta di tutte le scuole dell’infanzia comunali che il Comune stesso ha gestito direttamente nell’anno scolastico 2014/2015, adottando tutte le azioni e gli atti a tal fine necessari?”

L’art. 5 del regolamento comunale prevede che la risposta circa l’ammissibilità del quesito referendario debba avvenire entro 30 giorni dal deposito della relativa istanza; ne sono invece trascorsi 90 e non solo la risposta non è pervenuta, ma non è nemmeno stata costituita la commissione che si dovrebbe pronunciare. Ciò significa o che il sindaco e il vicesindaco non sono in grado di fare funzionare come dovrebbero gli uffici comunali competenti o che deliberatamente hanno favorito questo ritardo al fine di ottenere che l’assegnazione del bando, che esternalizza parte dei servizi educativi comunali, avvenga prima della decisione sulla ammissibilità del referendum, compromettendo così lo svolgimento dello stesso.

Sappiamo già che la vicesindaco Paci risponderà a questo comunicato affermando che la risposta allo scadere dei 30 giorni ci è stata data, come ha già affermato in più sedi. Continuerà a dire così, come fa da un mese e continuerà a sbagliare, consapevolmente, perchè l’unica risposta che ci è pervenuta in data 03.06 diceva solamente che la commissione giudicante doveva ancora formarsi; da quel giorno ne sono passati altri 60 e la commissione non esiste ancora.

Considerando che il bando per l’esternalizzazione dei servizi è stato chiuso, che l’esito della gara sarà ufficializzato entro pochi giorni e che tra meno di un mese ricomincerà la scuola, la commissione si troverà di fronte ad un fatto compiuto, ad un bando assegnato. Ma ipotizziamo che, forzando il regolamento, vengano concessi i 90 giorni per la raccolta firme e che, raccolte le firme, si faccia questo referendum; come pensa di muoversi la vicesindaco nel caso dovesse vincere il sì? Reinternalizzando le scuole? Con che costi considerando che si dovrà pagare una penale al socio privato al quale ormai le scuole saranno state affidate? Che senso avrebbe far cambiare nuovamente insegnanti ai bambini?

Sono passati 90 giorni di vergognoso, ingiustificabile ed indifendibile silenzio, dopo gli urlati e trionfanti proclami sull’introduzione del Referendum senza quorum a Parma, dopo le fiere e compiaciute parole del nostro Sindaco, che, con fare messianico si definisce uomo dei fatti, delle Verità e non dei discorsi fumosi , ma che adesso, invece, tace e non risponde. “Introdotto il referendum senza quorum, sarà un modo per responsabilizzare la cittadinanza e farla diventare partecipe delle scelte che vengono fatte”.

Un silenzio, un’indifferenza, che ha accompagnato questi giorni, che però dice tanto: mostra chiara e lampante una precisa volontà politica, la scelta consapevole e mal mascherata di non coinvolgere la cittadinanza nelle scelte decisionali, che devono essere sempre prese e imposte dall’alto, a fatti compiuti, a bandi chiusi o assegnati.

Questa non è partecipazione, questo non è rispetto della cittadinanza, questa non è democrazia, il demos, il popolo, non ha voce!

Questa precisa scelta politica è il filo conduttore di tanti fatti noti in questi mesi, una determinazione politica che è ormai palese ed ha i suoi fautori, i suoi responsabili!

Se l’Amministrazione Comunale avesse veramente voluto ascoltare i suoi cittadini si sarebbe mossa per tempo, ben in anticipo rispetto allo scadere dei 30 giorni per la risposta di ammissibilità e dei 90 giorni complessivi dal deposito per consentire ai cittadini di raccogliere le firme necessarie.

Quale altra spiegazione, se non la pura e vuota propaganda politica, è l’introduzione di un “Referendum senza quorum” in assenza di un regolamento attuativo, senza una Commissione pronta a giudicare nei 30 giorni il quesito referendario? L’assessore competente avrebbe, infatti, dovuto costituire la commissione dopo l’approvazione dello Statuto stesso, per renderlo veramente praticabile, prima ancora di preoccuparsi di tradurlo in altre lingue.

Ormai, è facile constatare come il problema non sia più solo legato al Referendum sull’esternalizzazione dei servizi educativi, ma sia, più in generale, un problema di TRASPARENZA e DIALOGO.

Questo è quanto avvenuto, siamo tutti testimoni di questo penoso silenzio, di queste imbarazzanti inadempienze che mostrano una Giunta allo sbaraglio, marchiata ormai, dopo questa vicenda, da oggettiva e vergognosa inadeguatezza”.