24 Giugno 2017

Quartiere Pablo: Medioli porta Parma sul grande schermo

Quartiere Pablo: Medioli porta Parma sul grande schermo

Un Antonio Benassi in bicicletta alla scoperta del quartiere Pablo. Un Franco Neri che ritorna nella sua città natia. Prossima proiezione il 30 giugno al cinema D’Azeglio.


E’ stato proiettato in anteprima lo scorso 3 maggio e da allora ha contato circa 700 spettatori. Inaugurerà l’Arena Estiva del cinema D’Azeglio, il prossimo 30 giugno, e in programma c’è una data – ancora da stabilirsi – anche a luglio. E’ Quartiere Pablo, film-documentario con la regia di Pietro Medioli. Nessuna voce fuori campo, ma un parmigiano in bicicletta, Antonio Benassi, alla scoperta del quartiere in cui ha sempre vissuto. Nessun attore a ricoprire alcun ruolo, ognuno interpreta se stesso. E tra le persone in cui il protagonista si imbatte c’è Franco Nero, il Django del grande schermo, parmigiano ed ex residente del quartiere Pablo che torna nella sua città natia. “Non solo un amarcod nostalgico – spiega Medioli – ma un progetto che vuole raccontare passato e presente del quartiere, guardando anche al futuro”.

Da dove viene l’idea di un film sul quartiere Pablo?
L’idea è di Antonio Benassi, che ha pensato ad un film per far conoscere il quartiere ai più giovani. Inizialmente si pensava ad un progetto destinato alle scuole, poi è diventato qualcosa di più complesso. Abbiamo iniziato a girare a maggio 2014 e le riprese si sono concluse a gennaio 2015. Poi è cominciata la fase del montaggio, prolungatasi a causa di qualche problema economico, per uscire in sala il 3 maggio 2017. Il progetto è stato finanziato da Visionext, Pierrot&La Rosa e dall’associazione Il Moretto, che abbiamo fondato proprio per quest’occasione.

Com’è stato girare un lungometraggio in quello che è considerato uno dei quartieri più problematici di Parma? Quali le tematiche più marcate?
Io non sono cresciuto nel quartiere, quindi per me tutto è stato una scoperta. E nonostante tutto mi sono subito sentito molto coinvolto. E’ certamente presente la tematica dell’immigrazione, la trasformazione urbanistica che l’area ha subito negli anni, le nuove generazioni quanto più variegate. Ma domina soprattutto la componente parmigiana vecchio stile, quella che ancora parla in dialetto. Poi vengono affrontati molti altri temi, dai bombardamenti del ’44 al perché del nome “Pablo” al ritorno dei campioni di baseball Sal Varriale, cresciuti sportivamente in un campo sul quale oggi sorge l’Efsa.

Come ha reagito la gente del quartiere davanti delle riprese?
Molti erano curiosi e mentre giravamo si chiedevano quando uscisse. Quando si spargeva la voce dell’arrivo di Franco Nero alcuni venivano a sbirciare. Pare che il progetto sia stato ben accetto da chi oggi vive il Pablo quotidianamente.

Avete incontrato qualche difficoltà durante la realizzazione del progetto?
Nel quartiere no. Gli unici problemi che abbiamo avuto sono stati di natura economica. Il Comune di Parma ci ha concesso il patrocinio, nulla di più, così abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo in più prima di ultimare il tutto. La troupe ha comunque lavorato bene, ha funzionato. E’ una bella squadra. E fondamentale è stata la collaborazione della direzione di produzione di Emanuele Moruzzi.

Particolari sono le musiche…
Ci sono musiche originali di Francesco Chiari, musiche di repertorio del Parma Music Ensemble e anche qualche pezzo scritto da Antonio Benassi proprio per Quartiere Pablo. Un misto fra musica classica, rock e pop.

E’ prevista la proiezione in sale cinematografiche di altre città?
Sì. Al momento continuiamo a puntare su Parma, mi aspetto delle altre proiezioni oltre a quelle già in calendario. Prima di tutto è importante che vada bene in casa. Intanto il produttore lo sta proponendo anche ad altre sale, a Bologna e in altri centri del Nord Italia. Non sappiamo se arriverà a Palermo, non sappiamo con esattezza su quali schermi lo vedremo, intanto contiamo sul Nord.

 

 

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