1 Dicembre 2018

Pop Art alla Magnani Rocca, con Andy Warhol e Roy Lichtenstein

Pop Art alla Magnani Rocca, con Andy Warhol e Roy Lichtenstein

Riscontri positivi sulle presenze. Il 9 dicembre l’esposizione chiude. Il direttore Stefano Roffi: “Lichtenstein, un artista che tenta di salvare l’arte e di allontanare dall’umanità lo spettro dell’abbrutimento”


Prosegue fino al 9 dicembre la mostra della Fondazione Magnani Rocca dedicata a Roy Lichtenstein. Una retrospettiva dedicata ad uno dei più grandi artisti del XX secolo, il genio della Pop Art americana che ha influenzato grafici, designer, pubblicitari ed altri artisti contemporanei tanto che ancora oggi è possibile riscontrare riferimenti allo stile di Lichtenstein in ogni ambito del design e della comunicazione.

L’esposizione riunisce oltre 80 opere del Maestro e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana grazie alla collaborazione della Fondazione Magnani-Rocca con celebri musei internazionali e prestigiose gallerie e collezioni private. Per evidenziare sia la sua originalità che la sua appartenenza a uno specifico clima, sono presenti infatti, a confronto con quelle di Lichtenstein, anche opere iconiche di altri artisti, tra questi Andy Warhol.

«La chiave d’accesso alla Pop Art americana e alla mostra si ritrova proprio nella contrapposizione fra i suoi due esponenti più importanti: Andy Warhol e Roy Lichtenstein – spiega il direttore della Magnani Rocca Stefano Roffi -. Warhol ha immortalato personaggi celebri ripetuti all’infinito, su tutti quello di Marilyn Monroe, o i barattoli di Tomato Soup, ma il suo intento può essere stato quello di mostrare la loro precarietà, la fine inevitabile cui vengono assoggettati prima che da un destino mortale, dalla necessità del mercato di sostituirli sempre più affannosamente con nuovi miti, con nuovi prodotti – continua-. Lichtenstein, invece, tenta di arrestare l’emorragia dell’effimero, servendosi di simboli, per loro natura inossidabili. Le sue donne, i suoi finti specchi, le sue immagini ricostruite, apparentemente identiche a quelle dei fumetti e delle grafiche pubblicitarie, sono invece parti isolate che l’artista ha strappato via al contesto originale per dar loro una nuova vita. Lichtenstein dà a queste immagini un senso artistico in quanto portatrici di una bellezza che discende dal mito e, come tale, non soggetta al decadimento, come invece capita ai personaggi storici e ai prodotti materiali di Warhol. Così facendo, Lichtenstein tenta di salvare l’arte e di allontanare dall’umanità lo spettro dell’abbrutimento, al contrario di quanto fa Warhol che analizza e mette in scena la parabola discendente o di disfacimento, l’iter del consumo psicologico dell’immagine».

Per maggiori info sulla mostra www.magnanirocca.it

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked. *