6 novembre 2016

Pier Carlo Bontempi: un orto-giardino per Fontevivo

Pier Carlo Bontempi: un orto-giardino per Fontevivo

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Un architetto dalla fama internazionale, autore di svariate opere d’arte in numerosi Paesi esteri, nonché creatore, insieme a Franco Maria Ricci, del Labirinto della Masone


Dalla Francia agli Stati Uniti, dal Belgio al Canada, fermandosi, talvolta, anche in Italia. Pier Carlo Bontempi, architetto parmense e autore, insieme a Franco Maria Ricci, del Labirinto della Masone, ha di recente avanzato una nuova proposta, rivolta al Comune di Fontevivo: valorizzare la sconsacrata chiesa di San Francesco e il territorio ad essa adiacente. Il nuovo progetto dell’architetto Bontempi, ancora in “stato embrionale” – come lui stesso lo definisce – immagina di trasformare la chiesa in una biblioteca dedicata alla storia dell’arte, di abbellirne l’accesso attraverso un viale alberato, e soprattutto di dar vita ad un potager, un orto-giardino che sostituisce erbe e fiori con ortaggi e frutta. Dopo il Labirinto della Masone, si arricchirà il nostro territorio di un luogo così particolare?

Fontevivo gode, oltre che dell’abbazia cistercense, anche della chiesa di San Francesco, collocata in uno spazio molto favorevole ma non ben utilizzato. Cosa prevede il progetto da lei proposto?
Quello a cui il progetto ambisce è il riutilizzo dell’ampia area che c’è intorno alla chiesa e all’interno del vecchio muro che delimitava l’antica area conventuale. Osservando lo spazio antistante la struttura, vuoto e circondato da edifici poco belli, ho pensato alla realizzazione di un viale alberato. Si tratterebbe, molto semplicemente, di piantare degli alberi su entrambi i lati di tale spazio e ottenere così, con poco sforzo, un risultato ottimale. Rendere l’accesso alla chiesa esteticamente gradevole. Il progetto, però, non si ferma qui. Accanto alla chiesa, sempre all’interno dell’area conventuale, ho pensato di far nascere un “potager”, un orto-giardino. Un giardino dalle forme regolari studiate, ma dove non nascono erbe varie o fiori, bensì ortaggi, frutta e verdura. Lattuga, verze, bieta, radicchi, rosmarino, zucche e molto altro. Un ambiente dalla doppia utilità: pratica e decorativa. Non solo si andrebbe ad abbellire l’ex area conventuale, dunque, ma la gente potrebbe anche visitare l’orto e portare a casa dei prodotti lì coltivati. Quello che immagino è una sorta di organizzazione museale, per cui con un biglietto si potrebbe accedere al potager, visitarlo, avere informazioni su tutte le specie coltivate e infine comprare, in quello che sarebbe uno shop molto particolare, qualcosa di commestibile. L’utilità di un giardino di questo genere, quindi, sarebbe quella di essere fonte di produzione di cibo. Inoltre, il potager richiamerebbe l’orto in quanto spazio tipico in ogni complesso conventuale, seppur oggi, a causa dello scarso numero di monaci in ogni struttura, spesso tale area manchi.

Trattandosi di una chiesa sconsacrata, verrebbero coinvolti anche gli spazi interni alla struttura? Come li si sfrutterebbe?
Quella del potager è un’ipotesi volta a recuperare un’area quasi abbandonata, ma l’ideale sarebbe recuperare l’intera chiesa. Franco Maria Ricci ha proposto una biblioteca. Quello che immaginiamo è uno spazio pieno di scaffali che ospitino libri dedicati alla storia dell’arte. Ci piacerebbe molto creare una connessione, un’integrazione tra il Labirinto della Masone di Fontanellato e il potaget di Fontevivo. Non si può negare che si tratti di un progetto molto ambizioso e complicato ma – come è stato per il labirinto – a volte i sogni si realizzano.

Questo progetto è ancora solamente un’idea o si stanno già iniziando a fare i primi passi verso qualcosa di più concreto?
Al momento il progetto è solo un’idea, una proposta allo stato embrionale, ma che vuole far capire come un’area anonima potrebbe tornare ad essere oggetto di grande interesse. In Francia esiste un potager aperto al pubblico, si tratta dell’orto-giardino di Villandry, dove passano più di 100 mila visitatori all’anno. In Italia, invece, non esistono potager aperti al pubblico di grandi dimensioni, pertanto questa potrebbe essere un’ottima occasione per la valorizzazione del territorio. Un posto che di certo attrarrebbe molti turisti. Tanti sono preoccupati riguardo al se e come il giardino verrebbe tenuto in ordine, al come ci si occuperebbe di farlo coltivare. Secondo me, invece, questo non è affatto un problema. Immagino un’associazione di volontariato guidata da una persona competente in orticoltura, che coordini il lavoro degli stessi volontari. Senza grossi costi di gestione. I visitatori, inoltre, troverebbero un effetto visivo diverso in base al periodo, – dal momento che l’orto ospiterebbe prodotti di stagione – sarebbe qualcosa di molto particolare.

Qual è il prossimo passo atteso, prima che quest’idea possa iniziare a prendere forma concreta?
Il territorio su cui sorge la chiesa di San Francesco è di proprietà del Comune di Fontevivo. Il progetto è stato proposto all’Amministrazione Comunale ma ci sono ancora molte cose da valutare. Occorre, prima di tutto, trovare i finanziamenti necessari. Al momento è ancora troppo presto per fare ipotesi riguardo alle tempistiche necessarie per la realizzazione di un lavoro del genere.

Da dove nasce l’idea di un progetto tanto particolare?
Nasce dal costatare che nel nostro Paese non esistono spazi del genere aperti al pubblico. Mi è sembrato un suggerimento adatto al fine di richiamare un pubblico vasto. Inoltre la chiesa di San Francesco si inserisce in un’area che – in un raggio ridotto di distanza – ospita diverse opere d’arte: la Rocca di Fontanellato, il Labirinto della Masone e l’Abbazia cistercense di Fontevivo, quest’ ultima, per altro, proprio di fronte alla chiesa in questione. Si tratta di punti di interesse che potrebbero riempire la giornata o addirittura l’intero fine settimana di un visitatore.

A proposito del Labirinto della Masone, da dove è nata l’idea del labirinto più grande del mondo? E soprattutto com’è stato realizzarlo?
L’idea è stata di Franco Maria Ricci, un’idea che probabilmente coltivava sin da quando era ragazzo. Così, quando agli inizi degli anni 2000 ha interrotto la sua attività di editore, ha deciso di dedicarglisi appieno. Per realizzare il labirinto ci sono voluti quindici anni, un tempo non breve ma nemmeno troppo lungo per il risultato ottenuto. Un lavoro certamente complesso – anche perché ospita diversi edifici: un museo, un ristorante, un bar, una cappella, degli spazi espositivi temporanei – ma il risultato ha decisamente ripagato. Fondamentale è stata l’intuizione di Ricci di adoperare il bambù e non il bosso (pianta solitamente adoperata nella realizzazione dei labirinti). Il bambù, infatti vegeta con vigore e in tempi brevi raggiunge uno sviluppo abbastanza scenografico. Il bosso, al contrario, sarebbe stato un problema, sia per la lentezza con cui cresce sia perché oramai vittima di un insetto che lo danneggia.

Lei è autore di numerosi progetti distribuiti in tutto il mondo. Ce n’è uno a cui è particolarmente legato?
Sì, uno c’è. E’ la “Place de Toscane”, a est di Parigi, nella ville nouvelle di Val d’Europe. Si tratta di una piazza dalla forma ellittica e dalle stesse dimensioni dell’anfiteatro romano di Lucca, dal quale nell’Ottocento è stata ricavata una piazza. Sulla base di questo modello ho progettato Place de Toscane. Una sequenza di edifici tutti diversi fra loro e con al centro una grande fontana. Questo progetto mi ha dato la possibilità di realizzare uno spazio pubblico di grande qualità. Un luogo molto frequentato e dove spesso vengono portati anche gli studenti delle scuole della città, per dedicarsi lì a delle esperienze che vanno oltre l’insegnamento in classe. Insomma, una grande soddisfazione.

 

 

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