31 Gennaio 2018

I PERSIANI, in scena dal 3 all’11 febbraio a Teatro Due di Parma

I PERSIANI, in scena dal 3 all’11 febbraio a Teatro Due di Parma
 

Con lo sguardo di un reporter di guerra ante litteram, Eschilo offre una visione inedita del dramma della disfatta dell’armata di Serse a Salamina. Lo spettacolo è prodotto dalla Fondazione Teatro Due


Otto anni dopo Salamina, la grande sconfitta inflitta da Temistocle e il suo esercito ai Persiani, Eschilo presenta ad Atene una tragedia destinata a diventare una pietra miliare del teatro antico, la prima ad arrivare fino a noi nella sua integrità, ma anche la prima a far entrare i vincitori nel mondo dei vinti.

La più antica tragedia greca, I Persiani di Eschilo sarà in scena a Teatro Due dal 3 all’11 febbraio alle ore 20.30 (domenica 4 e domenica 11 alle ore 16.00) con la grande interprete di eroine tragiche Elisabetta Pozzi, in scena insieme a Alberto Mancioppi, Raffaele Esposito, Ivan Zerbinati, Davide Gagliardini, Michele Lisi, Dino Lopardo, Nicola Nicchi, Gian Marco Pellecchia, Carlo Sella con la regia di Andrea Chiodi, suono e musica Daniele D’Angelo, scene Matteo Patrucco, costumi Ilaria Ariemme, luci Luca Bronzo.

Il ribaltamento del punto di vista è la chiave di quest’opera. Eschilo rievoca gli allori di una vittoria insperata, quella di Salamina contro il mastodontico esercito di Serse, dal punto di vista però degli sconfitti. Nell’assistere alla tragedia gli Ateniesi, con negli occhi ancora fresca la gioia per il successo, si ritrovano a confronto con il dolore degli sconfitti.

La vicenda si svolge nella reggia di Susa dove l’angoscia raggela i vecchi sudditi di Serse in attesa di notizie dal fronte; anche la regina Atossa, madre di Serse e moglie di Dario, ha sogni premonitori carichi di dubbi sull’esito dello scontro. Dubbi tragicamente confermati da un messaggero, che annuncia la sconfitta totale dell’armata persiana per mano di coloro che hanno fama di “non essere schiavi a nessuno, di non obbedire a nessuno”.
Una materia storica – la battaglia a cui lo stesso tragediografo greco aveva preso parte – celebrata in un contesto, il dramma, che per tradizione rievocava temi mitologici. È la Storia che si fa Mito, portatrice di un messaggio per i suoi spettatori: la tracotanza di Serse non è differente da quella dei greci che vi assistono. Adagiati sulla prosperità ottenuta dalla pace, non si avvedono delle ombre della guerra del Poloponneso che si addensano sull’età dell’oro di Pericle.

Una grande potenza arruola tutti i suoi più valorosi giovani, decide di sconfiggere quello che ritiene il barbaro, il diverso, il povero, ma ne rimane schiacciata. Non è forse anche la storia di oggi? – racconta il regista Andrea Chiodi. Tutto si muove sotto lo sguardo regale, austero e poi commosso della regina Atossa, moglie e madre. Chi più di una madre sente su di sé le disgrazie dei figli? Atossa, – prosegue Elisabetta Pozzi decifrando il proprio personaggio – ancora prima di essere regina, è infatti una madre che si strazia in uno spaventoso dolore per la sconfitta del figlio. La vicenda è molto semplice, ma si sviluppa in un crescendo: prima presagi e sogni, poi l’arrivo della notizia della disfatta che lascia deflagrare il dolore. Sono tanti i momenti di commozione, e molte le battute che arrivano al cuore creando pathos e vibrante commozione.

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