28 Dicembre 2017

Pediatria d’urgenza, quando ricorrere al pronto soccorso dei bambini

Pediatria d’urgenza, quando ricorrere al pronto soccorso dei bambini

Influenza, gastroenteriti, malattie respiratorie. Come affrontare le emergenze di base. Alcuni consigli del direttore Icilio Dodi


I genitori alle prime armi e con bambini molto piccoli la vedono come un’ancora di sicurezza, un punto di riferimento per le emergenze pediatriche, dai traumi alle malattie acute. È la Pediatria generale e d’urgenza che ha sede all’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla (padiglione 12), guidata dal direttore f.f. Icilio Dodi. Anche se la tendenza a chiedere soccorso, per varie ragioni, è forse più frequente nei casi dei bambini rispetto agli adulti, in realtà all’Accettazione pediatrica occorrerebbe rivolgersi solo in caso di effettiva urgenza, ovvero nei casi di bambini e adolescenti che presentano un problema sanitario non risolvibile dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta (nei giorni feriali) e dalla Guardia medica (alla notte e nei prefestivi). Ciò per evitare l’eccessivo affollamento degli ambulatori che può causare un ritardo nella presa in carico dei bambini che hanno effettivamente bisogno di cure in emergenza.

Quali sono le principali emergenze pediatriche?

«Gli accessi in urgenza che registriamo riguardano le più comuni patologie acute infantili: febbre, diarrea, flogosi della alte vie aeree, eventi traumatici domestici o legati allo sport od altra attività. Esiste anche una stagionalità di queste affezioni: nel periodo invernale ed alll’inizio della primavera osserviamo un numero maggiore di gastroenteriti acute. L’epidemia influenzale, invece, inizia poco prima di Natale per raggiungere il picco a gennaio e febbraio. In questo periodo sono prevalenti le patologie respiratorie: bronchioliti nei primi mesi di vita, faringo-tonsilliti, otiti, bronchiti nei bimbi più grandi. La maggior parte degli accessi è quindi legata alle patologie infettive virali diffusibili, riscontrabili tutto l’anno, e tipiche dei bambini che frequentano nidi e materne».

Consigli per i neogenitori?

«La febbre mette sempre molto in allarme, ma non bisogna dimenticare che è un meccanismo di difesa. Il più delle volte si tratta di infezioni virali, ed è sufficiente che i genitori si attengano ai consigli dei pediatri somministrando antipiretici ed idratando il bambino. Nella maggior parte dei casi la febbre si risolve nell’arco di 24-48 ore. Il ricorso all’antibiotico non è di norma necessario nelle forme virali che solitamente si risolvono spontaneamente nell’arco di 48-72 ore».

C’è una tendenza a ricorrere alla Pediatria d’urgenza?

«C’è un trend in aumento degli accessi all’Accettazione pediatrica che rispecchia peraltro l’andamento nazionale. Registriamo un aumento degli accessi, soprattutto nelle ore notturne, nei prefestivi e nei festivi».

Alcuni consigli utili da dare per non precipitarsi al pronto soccorso?

«Nel caso di patologia acuta febbrile è opportuno somministrare un antipiretico secondo le indicazioni fornite dal pediatra curante e valutare nell’arco delle successive 24-48 ore l’andamento della febbre e le condizioni generali del bambino. Nel caso di gastroenteriti acute, ad esempio, è fondamentale la reidratazione per via orale, che si esegue somministrando soluzioni-glucoelettrolitiche bilanciate a piccoli sorsi.

Quindi, far bere lentamente, a piccoli sorsi o con il cucchiaino ad intervalli di qualche minuto, le soluzioni elettrolitiche che contengono un apporto equilibrato di zuccheri e sali. Ne esistono in commercio numerose formulazioni.

Se invece il bambino ha un vomito incoercibile e/o numerose scariche diarroiche, o si tratta di bambini nei primi due anni di vita o con patologie concomitanti è importante che il bambino venga valutato rapidamente.

Per le patologie respiratorie più comuni, invece, la tosse non costituisce una patologia con carattere di urgenza a meno che non si accompagni a comparsa di difficoltà respiratoria o il bambino presenti una patologia cronica delle vie aeree».

Per le patologie di base sarebbero utili corsi di formazione per i genitori?

«Esiste una rete di pediatri di famiglia, l’educazione sanitaria passa da li. Quindi, affidarsi ai loro consigli, non avere paura di fare tante domande al pediatra che è la figura di riferimento del bambino. Esistono presso i pediatri e qui in ospedale opuscoli informativi molto utili per l’emergenza di base.

Per quanto riguarda i corsi, il centro di formazione Bios dell’ospedale organizza corsi di rianimazione cardio-polmonare pediatrici di base rivolti non solo al personale sanitario ma anche ai cosiddetti laici. Si tratta di corsi rivolti a tutti coloro che a vario titolo sono vicini al mondo dei bambini: maestre, educatrici, allenatori, volontari, genitori di bambini a rischio».

Rilevate malattie pediatriche nuove o che erano scomparse?

«Sono tornate alcune malattie che si ritenevano scomparse, abbiamo diagnosticato qualche caso di morbillo anche qui a Parma in linea con i dati nazionali. Rileviamo alcune patologie di importazione, legate anche alla nostra società globale e multiculturale. Tra le infezioni batteriche gravi, i casi di sepsi e di meningite non sono aumentati rispetto agli anni precedenti».

Intervista dal nostro magazine “Parma Salute e Benessere”

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