15 Giugno 2016

PARMAYOUNG. Alexandrina Calancea “La danza è costanza e determinazione”

PARMAYOUNG. Alexandrina Calancea “La danza è costanza e determinazione”

Alexandrina viene dalla Moldavia, ma adesso Parma è la sua casa. Da piccola era un maschiaccio che si arrampicava sugli alberi, poi l’incontro con la danza. Partecipa a competizioni e sogna di entrare in una compagnia di danza israeliana e tra i suoi obiettivi anche una laurea


Lei si chiama Alexandrina Calancea, ma gli amici la chiamano Alex. Ha 19 ed è nata in Moldavia, ma a 4 anni si trasferisce in Emilia. Adesso vive a Borgo Val di Taro, ma ha studiato a Parma alla ricerca di una preparazione migliore. Ha frequentato il liceo scientifico G. Ulivi che lei stessa descrive come un luogo che l’ha fatta maturare e le ha fatto capire parecchie cose sul mondo e su come avrebbe voluto essere e non essere.
Giovane, ma determinata, Alexandrina dal Karate passa alla danza e scopre una disciplina che la affascina e così tra un concorso ed un altro la sua passione cresce sempre di più. Qual è il segreto? “Non tirarsi mai indietro”.

 

Come e quando è nata la tua passione per la danza?
Fin da piccola, posso dire anche io, di essere sempre stata un maschiaccio! Fino a quando non ho terminato le scuole medie ho vissuto a Montegroppo, un paesino di montagna ai confini della provincia di Parma con la Liguria, che mi ha dato carta bianca per fare tutto ciò che io volessi fare (o quasi). Vivevo immersa nella natura a tal punto, che le arrampicate sugli alberi e le infinite passeggiate nei vasti boschi con mio fratello maggiore Nicolae erano quasi all’ordine del giorno. A questo si aggiunse il Karate. Da maschiaccio quale ero, mi piaceva sfidare gli altri e volevo sempre vincere. E devo ammettere che il più delle volte ero io ad averla vinta.  Ho partecipato a tantissime gare, nelle quali mi classificavo sempre, se non prima, tra le prime!
Infine ecco che è arrivata la danza. Una disciplina che mi affascinava alquanto perché riusciva a rendermi delicata, femminile e “docile”. Iniziato il liceo sono quindi giunta ad un bivio. Così ho deciso di abbandonare il karate per la danza.

Com’è iniziata la tua avventura?
All’inizio non ero bravissima, perché avevo 11/12 anni e tutti gli altri del mio corso facevano danza da un po’ più tempo di me. Malgrado ciò, me la cavai abbastanza bene! Ho iniziato facendo sia classico che contemporaneo, per avere delle basi migliori, ed infine, dopo qualche anno di classica e uno di hip-hop mi sono ritrovata a prendere nuovamente una decisione e così ho scelto il contemporaneo. Nell’arco di qualche anno ho iniziato a migliorare moltissimo grazie alla costanza e  alla determinazione, ma soprattutto grazie alla caratteristica che il più delle volte mi ha contraddistinta: il non avere limiti (proprio in questo ambiente iniziarono a chiamarmi Alex e non più Ale). Credo che questo sia un attributo fondamentale, che usato nel modo giusto porta sicuramente al raggiungimento dell’obbiettivo. A circa 15 anni, mi sono ritrovata, se pur la più piccola del gruppo, in “formazione” al livello più alto nei corsi di contemporaneo.

Cosa significa per te danzare?
Danzare significa trasmettere emozioni, e per me oltre a ciò è stato anche un modo per evadere dalla solita vita di tutti i giorni e per smettere di pensare a tutti i piccoli e grandi problemi. E’ il mio mondo, la mia calma interiore, la mia piccola soddisfazione!

Qual è lo stile che ti rappresenta di più?
Io amo le evoluzioni che possono esserci per terra o che da lì possono partire, perché ci vuole controllo, agilità e nessun timore.

Partecipi a concorsi di danza? Cosa ti piace delle gare?
Sì partecipo a concorsi, solitamente come solista. Credo che le gare siano  importanti, perché danno la possibilità di confrontarti con altri ballerini provenienti da tutta l’Italia e anche da altri paesi, permettendo quindi di capire il tuo livello e quanto ancora devi lavorare su te stessa ed impegnarti per raggiungere il tuo obbiettivo.

Parma come ti ha accolta? Come viene trattata la danza?
Direi che Parma ha eliminato tutta la mia normalità e mi ha fatto capire com’è veramente il mondo, visto che prima vivevo in un paesino, in un mondo con pochissimi sbocchi. Giunta qui ho dovuto imparare a convivere con gli altri ragazzi che però avevano uno stile di vita e anche dei valori molto diversi dai miei. Per questo motivo inizialmente mi sono sentita un po’ spaesata, ma credo che l’aver affrontato il tutto cercando di rimanere il più possibile me stessa mi abbia portata a rimanere la persona diversa e vera che sono ora. La danza mi ha aiutato in questo percorso perché è diventata una parte fissa della mia personalità, che mi ha sempre sorretto! A seconda degli ambienti e delle persone viene vista e considerata in maniera diversa: c’è chi pensa sia una inutile perdita di tempo e chi pensa sia affascinante e spettacolare, chi invece pensa non abbia alcun valore e chi pensa sia una forma d’arte perfetta per esprimere se stessi e le proprie emozioni.

Cosa consiglieresti ad una giovane che vuole intraprendere questa disciplina?
Un solo consiglio: intraprendila solo se sei veramente estasiato all’idea di poter esprimere il tuo io e le tue emozioni per mezzo dei movimenti e pensi che possa renderti la vita più leggera, e affrontala con costanza, determinazione e fiducia in te stesso! Non iniziare a ballare solo perché qualcun altro lo fa, fallo perché lo senti tu.

Fai anche la modella. Cosa ti piace di questo mestiere?
È bello perché, come la danza, a me personalmente, ha insegnato ad essere versatile e a riuscire ad esprimere infinite emozioni in infiniti modi. Inoltre credo abbia contribuito a rendermi un po’ più empatica nell’approccio con altre persone. Questa credo che, insieme alla calma, sia un’altra caratteristica importante.

Progetti per il futuro?
Il primo è sicuramente diplomarmi e laurearmi. Probabilmente sceglierò qualcosa in ambito medico, malgrado fin da piccola e tutt’ora sia attratta dall’architettura. Per quanto riguarda la mia vita artistica spero di essere ancora in tempo per entrare in una compagnia di danza israeliana o del nord-est Europa, in quanto amo immensamente i loro stili, e conoscere altri paesi mi ha sempre affascinato.

Raccontaci un’ esperienza particolare che hai vissuto nella danza.
L’anno scorso la formazione (Rōdan project) che doveva poi essere diciamo la compagnia della mia scuola di danza, ha creato uno spettacolo (Gēno), in collaborazione con un compositore emergente. Eravamo 7 ballerine, me compresa, le musiche erano 5 e ogni musica aveva una cosiddetta protagonista! A me è stata data una musica molto diversa da tutte le altre, e che a dire il vero non piaceva troppo. Così la coreografa mi ha chiesto di iniziare a pensare al pezzo partendo dal presupposto che i movimenti dovessero essere “squadrati”. Il mio pezzo fu l’ultimo ad essere terminato, ma fu anche decisamente migliore di quanto tutti si aspettassero, e io riuscii a far sembrare facili movimenti che agli altri riuscivano con un po’ di difficoltà. Insomma davvero una bella soddisfazione personale!!

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