22 Giugno 2016

PARMAYOUNG. VANESSA BERNI “CANTARE MI HA FATTA RINASCERE”

PARMAYOUNG. VANESSA BERNI “CANTARE MI HA FATTA RINASCERE”

Dalla partecipazione al talent The Voice of Italy al concorso Bolognino D’Oro. La cantante parmigiana, alla ricerca del suo vero stile, ha trovato nella musica una parte fondamentale della sua personalità. Tra i brani che la rappresentano Natural Woman di Aretha Franklin e Una Mattina di Ludovico Einaudi


Nata a Parma, da papà italiano e mamma brasiliana, Vanessa Berni ha vissuto per circa 18 anni a Fornovo dove ha iniziato a fare le cose che le piacevano di più. Il suo primo amore, quello che come si dice “non si scorda mai”, è la pallavolo, ma purtroppo per una serie di circostanze  Vanessa decide di smettere. Si avvicina così al canto, ma inizialmente non lo fa seriamente a causa della sua timidezza. Sarà un evento molto importante nella sua vita a farla avvicinare sempre di più a quella che adesso è qualcosa  di più di una passione. Nel frattempo Vanessa si è laureata in Biologia e attualmente segue il corso di specialistica in Biologia e Applicazioni Biomediche. Il suo lavoro? Per il momento, cantare.

 

Cantare. Come e quando è nata questa passione?

Smettendo di giocare a pallavolo ho provato un grande vuoto. Io credo che nella vita tutti abbiamo bisogno di una vera passione con la quale riempire parte dei nostri giorni. E’ come un motore senza il quale non possiamo andare avanti. Cantare mi è sempre piaciuto (e a chi non piace?), ma non ho mai pensato di farlo “sul serio” per via della mia timidezza. Poi in un periodo particolarmente difficile della mia vita (avevo da poco perso una grande amica, e iniziavo ad avere disturbi alimentari) ho deciso finalmente di prendere coraggio e iscrivermi ad un corso di canto. Era il 2012, oggi sono 4 anni dalla mia seconda rinascita.

Hai un modello a cui ti ispiri?

Non particolarmente. Con lo studio del canto ho iniziato a capire che la cosa principale, dopo la tecnica, è trovare uno stile tutto mio. Io sono cresciuta ascoltando Whitney Houston e Celine Dion e non posso negare di aver cercato di imitare la loro impostazione per anni. Ad oggi mi sento molto più stilisticamente vicino a voci come per esempio quella di Elisa, che crescendo ho iniziato ad apprezzare molto. Sono comunque ancora alla ricerca del mio vero stile.

Hai partecipato a The Voice. Come hai vissuto questa esperienza?

Un’ esperienza incredibile, ancora non ci credo. Tutti mi dicevano di iscrivermi a qualche talent show importante come questo, ma ero certa di non avere possibilità : immaginavo impossibile passare tutti quei provini, tutti quegli step…E invece, mi butto facendo il primo provino ad ottobre, da quel momento fino a gennaio continuavo a passarli. Il giorno che mi hanno detto che ero convocata per le prime puntate del programma non potevo crederci. Il fatto che non si siano girati per me è stato relativo. In un contesto come quello entrano in gioco tante variabili e penso di essere anche stata un po’ sfortunata ad esibirmi nell’ultima puntata utile, quando le squadre erano quasi complete. Si certo, sembra un po’ un discorso consolatorio, ma sapevo bene che l’esperienza di andare in onda in prima tv sulla Rai non era occasione data a tutti, perciò l’ho vissuta per quella era: una grandissima esperienza.

Cosa ne pensi dei Talent e del loro ruolo nella discografia?

Il Talent in sé, non è un tipo di formato che abbinerei alla musica. Mi spiego meglio. La musica, a mio parere, non deve essere vissuta come una gara, ed è anche molto difficile, a certi livelli di bravura, poter definire “chi è più bravo di chi”, perché è un discorso troppo soggettivo.
Il Talent oggi è diventato più che altro una vetrina e pare che i giovani artisti abbiano solo questa opportunità per farsi vedere. Ti capiterà di ascoltare musicisti che si esibiscono per strada, in bar e localini della zona, magari scrivendo canzoni proprie, o proponendo cover molto originali e ben fatte, che probabilmente sono una spanna sopra agli artisti oggi conosciuti, ma che però non hanno la possibilità di essere veramente visti e ascoltati da chi di dovere.

Riproveresti questa esperienza?

E’ una domanda difficile, nel senso che per l’esperienza in sé e la visibilità che può darti lo rifarei. Anche perché in un certo senso mi ha resa più forte. Dall’altra parte, come ho già detto, credo che fare musica sia proprio tutta un’altra cosa.

Parlaci della tua band.

In questi primi anni da cantante ho tentato diverse situazioni musicali, che per un problema o l’altro sono durate molto poco. L’anno scorso sono stata contattata da due ragazzi della provincia di Cremona che cercavano una cantante per un progetto di brani pop internazionali riproposti in acustico. Fortunatamente siamo entrati da subito in sintonia. Così sono nati gli Snap Out (io alla voce, Roberto Castelli alla chitarra, Manuel Bongiovanni alle percussioni).  Dovendo poi fare molte serate solo in duo chitarra e voce, io e Roberto, che nel frattempo è diventato il mio ragazzo, abbiamo stabilito la situazione Roby&Vane Acoustic duo.

Cosa significa per te, cantare?

Appena prima di iniziare a cantare stavo attraversando un momento molto difficile : cantare mi ha ridato tutto, voglia di vivere, speranza, gioia, amore. Quando ho un problema anche grave, io canto, ed è una fortuna talmente grande poter fare affidamento su questo che ogni volta che canto qualcosa mi sento di ringraziare la vita.

Se dovessi comporre una compilation che ti racconti, che brani inseriresti?

My Inmortal-Evanescence; This Picture- Placebo; The Greatest Love – Whitney Houston; Natural Woman – Aretha Franklin; Una Mattina – Ludovico Einaudi; Drops Of Jupiter – Train.
Ma ne potrei inserire mille altre.

Progetti futuri di cui puoi parlarci?

Qualche settimana fa, informata dall’amica e speaker radiofonica Veridiana Meleleo, ho partecipato ad un concorso importante nel centro Italia, “Il Bolognino d’Oro” partner per la finale del Festival della Musica Italiana a New York, classificandomi tra i primi tre finalisti. Proprio in questa occasione ho conosciuto il cantautore Alfredo Scogna, autore del brano inedito che ho portato al concorso, col quale ho instaurato da subito un buon rapporto umano e artistico. Con lui siamo rimasti in contatto e speriamo di realizzare presto un progetto di brani inediti scritti da lui e interpretati da me. Nel frattempo sto anche scrivendo qualche mio brano inedito che spero di poter pubblicare presto.

Hai qualche sogno nel cassetto che speri si realizzi?

Fondamentalmente il mio sogno è farmi conoscere, il più possibile , non pongo limiti alla provvidenza, ma so che occorre anche tanto studio e tanto lavoro. Mai arrendersi! Anche se avrei dovuto iniziare a cantare magari a 14-15 anni e non da praticamente adulta, non voglio arrendermi proprio adesso che ho trovato la mia ragione di vita.

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