5 luglio 2017

PARMA YOUNG. Pietro Magnani, il compositore parmigiano

PARMA YOUNG. Pietro Magnani, il compositore parmigiano

Premiato alla Camera dei Deputati per essersi distinto tra i diplomati dei conservatori italiani. Un vero talento, che aspira a diventare anche divulgatore: «Una specie di Piero Angela che spieghi la musica alla gente comune»


Pietro Magnani ha 23 anni e si diverte a suonare il pianoforte, il violino, l’organo e il flauto dolce ma il suo vero “strumento” è la composizione. Appassionato di polifonia rinascimentale e di canto gregoriano, il giovane parmigiano è diplomato in composizione al Conservatorio di Parma, canta nel coro Paer di Colorno, studia Lettere classiche e partecipa a una masterclass con il noto compositore Azio Corghi all’Accademia Filarmonica di Bologna.

Dal violino alla composizione
Pietro canta fin da quando era alle elementari e un giorno, dopo aver visto un violinista in tv, decide di cominciare a suonare il violino. Ma è negli anni delle medie che scopre la sua vera passione, la composizione: «Ho scoperto che esisteva un programma per scrivere la musica sul computer e me lo sono procurato. Da lì è scattato qualcosa: passavo tutti i pomeriggi in camera a comporre». Dopo questo inizio da autodidatta, il suo maestro di violino gli consiglia di dedicarsi alla composizione e così è stato: «Dopo 3 anni di studio ho lasciato violino e mi sono dedicato alla composizione».

Musica per coro e per archi
Un compositore, spiega Pietro, deve saper comporre musica per qualsiasi strumento, anche senza saperli suonare tutti: «Bisogna conoscere tutti gli strumenti come se li sapessimo suonare». Fondamentale è, in questo senso, lo studio teorico ma anche un continuo contatto con gli strumentisti che permette di evitare errori e di imparare come si scrive per un determinato strumento. A parte questa necessaria conoscenza di base, Pietro ama comporre soprattutto musica per coro: «Cantando da 10 anni è il mio habitat naturale, ma mi piace anche comporre per archi perché ho familiarità con lo strumento». Per quanto riguarda il genere, il giovane parmigiano compone brani di musica classica e spiega: «Tendenzialmente mi viene spontaneo scrivere brani brevi e concentrati» (alcuni di questi si possono ascoltare sul suo sito). Pietro, inoltre, si diletta con gli esercizi di stile, cioè in composizioni che imitano gli stili di altri autori: «C’è chi lo considera inutile perché c’è l’idea che i brani debbano essere nuovi/originali, ma io credo che sia un modo stimolante per dialogare con colleghi più “grandi” di te».

La composizione: pura ispirazione/“lavoro d’artigianato”
Ma come nasce una composizione? Pietro racconta che, per quanto lo riguarda, l’ispirazione è qualcosa di totalmente naturale, infatti a volte gli viene in mente un motivo mentre passeggia o va in bicicletta: «Mi entra in testa una melodia, aggiungo l’armonia, penso agli strumenti, finché non decido di trascriverlo. Ma è un procedimento impulsivo e misterioso, che non so spiegare bene». Da questa scintilla iniziale si può poi decidere se sviluppare l’idea o lasciarla così com’è, quasi come la «fotografia di un’ispirazione». Ci sono però dei casi in cui un nuovo brano nasce in maniera meno naturale: «Quando hai già del materiale ti devi mettere al pianoforte e provare. È un lavoro meno istintivo e più d’artigianato. Ci vuole molta pazienza», rivela Pietro.

Premiato alla Camera dei Deputati
Il 21 giugno scorso, in occasione della Festa Europea della Musica, il 23enne parmigiano ha ricevuto a Roma il premio assegnato dalla Camera dei Deputati ai giovani musicisti che rappresentano l’eccellenza dei Conservatori italiani. Un bel riconoscimento che dimostra la passione e il talento di Pietro per la musica. Tra le altre importanti soddisfazioni del suo percorso ci sono inoltre il 2° posto al Concorso Internazionale di musica sacra “David Maria Turoldo” (2012) e il 1° premio al Concorso Internazionale di di musica sacra “Papa Benedetto XVI” (2015) con un Pater Noster, poi pubblicato dalla casa editrice Sillabe. «Vincere i concorsi dà soddisfazione, ma non è la cosa più importante, anzi», spiega Pietro, «per me la soddisfazione più grande è quando sono i musicisti a dirmi che gli ha fatto piacere suonare un mio pezzo».

In futuro? Insegnante e divulgatore musicale
Se nell’immediato futuro tra i progetti del ragazzo c’è un master all’estero per arricchire la sua formazione, più a lungo termine gli piacerebbe insegnare musica: «È molto difficile fare il compositore a tempo pieno, bisogna spesso anche insegnare. In ogni caso vorrei rimanere nel campo della musica», spiega Pietro. E se l’obiettivo è quello di insegnare in un conservatorio prestigioso, a Parma o altrove, nel cassetto c’è anche l’idea di diventare un divulgatore musicale: «Una specie di Piero Angela che spieghi la musica alla gente comune». Un sogno che testimonia la sua passione per la musica e che si lega a quello dell’insegnamento.

Parma, grandi potenzialità culturali poco sfruttate
Pietro abita in centro a Parma e trova la città molto vivibile e comoda, anche se in ambito culturale secondo lui potrebbe proporre iniziative più interessanti e ampie: «È vero che c’è la stagione lirica, quella concertistica, il Teatro Due, ma la città, anche dal punto di vista storico, ha delle potenzialità culturali ben più grandi. Rimanendo nel campo musicale, mi piacerebbe veder nascere una grande stagione di musica barocca al Teatro Farnese o una rassegna di musica antica nelle chiese della città». Le possibilità sono tante, in ambito musicale ma non solo, l’importante per Pietro è fare cultura: «Ci siamo un po’ assopiti: la cultura è la sveglia migliore!».

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