17 Marzo 2017

PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo

PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo
PARMA YOUNG. Martina Capelli, quando la grinta scende in campo

Attualmente militante nella serie A Svizzera con l’FC Neunkirch, la calciatrice parmigiana sogna di indossare di nuovo la maglia della Nazionale


Si chiama Martina Capelli, ha 25 anni, parla 4 lingue e al momento abita in Svizzera: non fa l’interprete ma la calciatrice professionista. Martina, nata e cresciuta a Parma, ha esordito in serie A con la Reggiana a soli 17 anni e da quel momento non si è più fermata, trasformando la sua passione nel suo lavoro.

Dai tiri in cortile al centrocampo
La passione per il calcio Martina l’ha ereditata prima di tutto dal padre, con il quale condivide anche la squadra del cuore: “siamo due juventini sfegatati!”. I primi tiri però li ha fatti nel cortile durante le ricreazioni quando, da bambina “iperattiva” come si definisce, le piaceva giocare con i maschietti: “I miei amici giocavano a calcio e per questo giocavo anche io”. E dal cortile della scuola è arrivata sui veri campi da calcio, sui quali ricopre il ruolo di centrocampista centrale, giocando davanti alla difesa o come mediano. Il suo mito è Alessandro Del Piero ma quello a cui si ispira è Davide Grassi, calciatore professionista che attualmente gioca nella serie A Cipriota. “Ha calcato i campi da calcio di mezza Europa – spiega Martina – ma prima di essere il mio calciatore preferito, è sicuramente una delle persone più significative e determinanti della mia vita”.

In giro per il mondo inseguendo il pallone
La giovane centrocampista è attualmente tesserata per la squadra svizzera FC Neunkirch che partecipa alla Nationalliga A Frauen (l’equivalente della nostra serie A) e che è al momento al 1° posto. Negli ultimi anni, tuttavia, Martina ha girato il mondo inseguendo il pallone. Tutto è cominciato nel 2013, quando aveva 21 anni: “Sentivo il bisogno di un confronto importante, a livello calcistico in primis. Così ho deciso di mettermi alla prova e andare a giocare in un campionato più competitivo”. Martina ha firmato quindi il contratto con l’Herforder SV, militante nella 2° Bundesliga tedesca, e a gennaio dello stesso anno si è traferita al Duisburg, che militava in 1° Bundesliga tedesca, squadra con la quale ha giocato per un anno. Ma le esperienze importanti non finiscono qui: nel 2014 e nel 2015 ha giocato nella Primera Liga spagnola, prima con la maglia dell’RCD Espanyol e successivamente con lo Sporting Club De Huelva. “Nel 2016 ho vinto il campionato di serie B italiana con la Como 2000 – continua a raccontare – e l’estate scorsa, prima di passare in Svizzera, ho giocato la Summer League americana con la maglia dell’OSA FC: esperienza bellissima”.

In Italia non c’è ancora un calcio femminile professionista
Nonostante giri il mondo, il cuore di Martina è sempre rimasto in Italia e soprattutto a Parma, ma per il momento non pensa di tornare a giocare nei nostri campionati: “Dopo la promozione in serie A con la Como 2000, ho avuto delle proposte per rimanere ma non c’erano le condizioni necessarie, per cui ho preferito andare in Svizzera dove la proposta era più interessante”. Il problema, spiega, è che in Italia non si può ancora parlare di professionismo per il calcio femminile, sebbene qualcosa stia piano piano cambiando: “c’è volontà di cambiare da parte di giocatrici e delle società. Ma il cambiamento, per essere decisivo, può derivare solo dalla federazione”. Quindi, per il momento, il biglietto di ritorno in Italia rimane nel cassetto.

Il futuro? La Nazionale e le lingue
Tra gli obiettivi per il futuro, c’è sicuramente quello di indossare di nuovo la maglia azzurra, dopo l’esperienza del 2016 con la Nazionale Under 23, perché, afferma Martina: “il sogno di ogni calciatrice è quello di indossare la maglia della propria Nazione”. In più, andando oltre al calcio, continua: “mi piacerebbe poter sfruttare in ambito lavorativo il fatto di conoscere e poter parlare 4 lingue”, oltre all’italiano, grazie alle sue esperienze all’estero, la giovane parmigiana parla infatti anche inglese, spagnolo e tedesco e quando non si allena studia per prendere le certificazioni linguistiche.

Spendersi in qualcosa che interessa veramente
Per Martina giocare a calcio non è solo seguire la sua passione ma significa anche spendersi in qualcosa che la interessa e di avere così l’occasione di conoscersi realmente. Per questo, consiglia a chi sogna di seguire la sua strada: “lottate e difendete le cose in cui credete, non fermatevi di fronte ai problemi o di fronte a qualcuno che vi dice che non ce la farete o che non siete adatti”. Per la giovane calciatrice infatti solo il tempo e i risultati possono dire se la strada scelta è quella adatta o meno, e continua: “Non focalizzatevi sull’avere successo, dopo un po’ non vi basterà nemmeno questo”. Il messaggio è chiaro: non farsi scoraggiare e inseguire con determinazione e voglia di mettersi in gioco i propri sogni. In un momento in cui il futuro dei giovani è spesso dipinto con toni grigi, la storia di Martina dimostra che realizzarsi inseguendo le proprie aspirazioni è possibile.

Idee per Parma: spazio all’entusiasmo dei giovani e allo sport
Per Martina Parma è “una città vivace, con una importante componente giovanile e con un’università antica e di grande tradizione culturale. I giovani rappresentano per la città un patrimonio di entusiasmo, freschezza e risorse”. Anche se negli ultimi anni non ha vissuto in città, è convinta che la sfida della prossima amministrazione debba essere quella di ascoltare i giovani e di sostenere le loro aspirazioni. Un ruolo importante, secondo la calciatrice, lo gioca lo sport giovanile: “credo che rappresenti uno dei veicoli più importanti per la crescita, l’educazione e la maturazione delle nuove generazioni”. Spazio e attenzione quindi per quello che Martina definisce lo sport “vero”, capace di trasmettere importanti valori sociali: “quello praticato da ragazzi e ragazze che, attraverso l’attività fisica, vengono educati al sacrificio, alla dedizione, al rispetto del prossimo e alla sana competizione”.

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