27 Maggio 2018

A Parma sette dimore storiche aperte solo per un giorno

A Parma sette dimore storiche aperte solo per un giorno

Sarà possibile visitarle gratuitamente domenica 27 maggio dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Ecco quali sono 


In occasione della Giornata Nazionale ADSI 2018 Parma partecipa all’iniziative che permette di visitare, nella giornata di domenica 27, delle dimore storiche solitamente chiuse al pubblico. Ecco quali sono:

1) Palazzo Dalla Rosa Prati, Strada al Duomo 7 Nella “Piazza di San Ercolano” risulta che già nel 1222 esistesse una casa che completava detta piazza, denominata poi Piazza Vecchia e infine Piazza del Duomo. La casa era posseduta dalla famiglia degli Adami che diede i natali al più grande cronista del Medioevo, Fra’ Salimbene. Il portale con l’arco a tutto sesto, fiancheggiato da lesene è sormontato da un balcone delimitato da una ringhiera di ferro autentico lavoro di un artigiano parmense che per fantasia di disegno ricorda i preziosismi dell’oreficeria.

2) Palazzo Vescovile, Piazza del Duomo 1 Edificato fra il 1022 e il 1047, inizialmente aveva l’aspetto di una fortezza, munito di torri angolari e circondato da un fossato alimentato dalle acque del Canal Maggiore. Di tale primitiva rocca rimane superstite all’angolo nord ovest soltanto un torrione. In piena epoca romanica il Vescovo Grazia (1224 – 1238) fece costruire l’attuale magnifica facciata su disegno dell’arch. Rolandello. Ai tempi di Federico II (1246) venne colmato il fossato, onde l’edificio perdette l’aspetto primitivo di fortezza. Sotto il Vescovo Sangiorgio (1500 – 1509) la facciata perdette la caratteristica romanica per assumere uno stile cinquecentesco. Sotto il Vescovo Marazzani (1711-1760) il palazzo cambiò ancora stile. Nel 1925 la facciata venne ripristinata in tutto il suo splendore e il cortile del palazzo venne riportato nelle originarie linee del XVI secolo.

3) Teatro Regio di Parma, Strada Garibaldi 16 Uno dei piu importanti teatri d’Italia, voluto dalla duchessa Maria Luigia d’Asburgo, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, progettato da Nicola Bettoli in stile neoclassico. Iniziato nel 1821 e terminato nel 1829, con 1800 posti. Nella sala del Ridotto, vi era il trono di Maria Luigia, che da qui poteva accedervi direttamente dalle stanze del Palazzo Ducale. Fu inaugurato con l’opera “Zaira” di Vicenzo Bellini composta appositamente per l’occasione. Carlo III di Borbone, duca di Parma e Piacenza, attuò operte di rifacimento, affidate a Girolamo Magnani nel 1853. Nel 1849 denominato Teatro Reale e nel 1849 venne denominato Teatro Regio.

4) Museo Costantiniano, via Dante 8/A Collocato nell’ambito della Basilica Magistrale di Santa Maria della Steccata, è nato nel 2006 per volontà del Consiglio Generale del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio, proprietario della stessa Basilica. In esso sono raccolti cimeli delle Famiglie dei Farnese, dei Borbone Parma e di Maria Luigia d’Austria nonché importanti documenti relativi all’araldica dell’Ordine stesso. Fra i reperti provenienti dall’Archivio privato dei Borbone Parma, donato dalla principessa Enrica all’Ordine Costantiniano, figura anche la camicia indossata dal Re Luigi XVI di Francia al momento della sua decapitazione.

5) Palazzo Tirelli, Borgo San Vitale 6 Rappresenta uno dei pochi residui palazzi del primo rinascimento, con influsso lombardo. La facciata è quattrocentesca: le terrecotte intorno all’ingresso e alle finestre, con il loro minuti alto-rilievi ed intagli, fanno pensare agli stucchi preziosi delle tavole tardo gotiche. L’arco a semicerchio dell’ingresso è ornato di lupiniere secondo l’arte tratta da Francesco di Simone Ferrucci. Le finestre, di cui due integre, sono centinate e contornate da un alto davanzale sorreggente lesene sovrastate da timpano triangolare. L’androne d’ingresso ha una volta con tratti di decorazioni quattrocentesche a racemi su fondo bianco. Internamente uno scalone conduce ai piani superiori.

6) Palazzo Pallavicino, Piazzale Santafiora 7 Questo palazzo è stato edificato e appartenuto agli Sforza di Santa Fiora XV secolo. Poi passò alla famiglia Pallavicino che ne deliberarono la ricostruzione che ebbe già inizio nel 1646. Il prospetto del palazzo risulta imponente. Suddiviso in quattro piani, conta al centro un portale dalle poderose mensole sostenenti un balcone perfettamente intonato alla fondamentale, mirabile, armonia dell’insieme. Internamente, aprendosi su di un bel cortile barocco, corre un imponente scalone a tre rampe adorno di grandi statue. Al piano nobile si snodano numerose sale appartenenti a due periodi: seicentesco e settecentesco. Quasi tutte le stanze sono adorne di bei camini marmorei sovrastati da specchiere o da riquadri.

7) Palazzo Belloni, Borgo Tommasini 20 Questo palazzo risulta costruito dal conte Francesco di tal casata. Il Rizzi lo definisce “di aspetto più che principesco”. Non è certa l’epoca di edificazione, senz’altro attribuibile alla fine del Seicento con elementi posteriori neoclassici. Nella facciata principale troviamo una teoria di finestre, adorne di belle cornici settecentesche in stucco. Dal portale d’ingresso si susseguono, con uno scenografico sfondo, ben tre cortili. Uno splendido scalone porta al piano nobile ricco di eleganti sale finemente decorate. Nel XIX secolo venne acquistato da Luigi Belloni. Di questa nobile famiglia di origine lombarda furono esponenti alcuni personaggi di grande rilievo come Pier Luigi Belloni che donò al comune di Colorno 8000 volumi di pregevole valore che costituiscono il “Fondo Belloniano”.

L’Associazione dimore storiche italiane – ADSI, ente morale riconosciuto senza fini di lucro, è l’associazione che riunisce i proprietari di dimore storiche presenti in tutta Italia.Nata nel 1977, l’Associazione conta attualmente circa 4.500 soci e rappresenta una componente significativa del patrimonio storico e artistico del nostro Paese.L’Associazione promuove attività di sensibilizzazio-ne per favorire la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, affinché tali immobili, di valore storico-artistico e di interesse per la collettività, possano essere tutelati e tramandati alle generazioni future nelle condizioni migliori.Questo impegno è rivolto in tre direzioni: verso i soci stessi, proprietari dei beni; verso le Istituzioni centrali e territoriali, competenti sui diversi aspetti della conservazione; verso la pubblica opinione, interessata alla tutela e valorizzazione del patrimo-nio culturale del Paese.

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