3 Aprile 2016

C999: “UN’OPERA D’ARTE PUO’ CAMBIARE LE PERSONE”

C999: “UN’OPERA D’ARTE PUO’ CAMBIARE LE PERSONE”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Il filmaker C999 ha realizzato Opus, una videoinstallazione che ha previsto la partecipazione di un centinaio di comparse riprese sott’acqua. Hanno collaborato al progetto anche i fotografi Erresullaluna e Chuli Paquin De Poulpiquet.


Attivo nel campo del filmaking, della videoinstallazione e del visual mapping da quasi vent’anni, Paolo Ferrari, in arte C999, è un parmigiano di 38 anni che con le sue opere spazia in ogni genere estetico, dal minimalismo grafico al cyberpunk, dal formalismo cinematografico alla sperimentazione pura, fino allo stop motion. Ha mappato palazzi, teatri, cattedrali e quadri ed è un avanguardista del vjing. Ha al suo attivo decine di videoclip ed altrettante opere di videoarte. In occasione di Parma 360 presenta alla città, nella cornice della Galleria San Ludovico, la sua ultima fatica: Opus, realizzata in collaborazione coi fotografi Erresullaluna e Chuli Paquin De Poulpiquet.

Opus è un progetto di videoinstallazione/visual mapping che hai iniziato nel 2012, ci sono voluti 4 anni, una lunga gestazione, di cosa si tratta?

C999: «In Italia si nasce tra chiese e affreschi e da tempo avevo iniziato a pensare a come sviluppare questa nostra caratteristica, collegandola alle tecniche video. Un’estate mi venne l’idea di questo progetto, pensare di mettere una persona sott’acqua, per poi scontornarla e provare a metterla sulle nuvole. Ne è venuto fuori un piccolo test che era soddisfacente ma mi ci è voluto tempo per coinvolgere le persone necessarie a realizzare il progetto completo. In più c’era anche il problema di chiedere ai partecipanti la disponibilità, non solo di mettersi dietro una telecamera, ma di essere pronti spogliarsi idealmente e fare un piccolo atto di fede. È chiaro che nel corso di 4 anni il progetto è cambiato, perché io nel frattempo sono diventato una persona diversa, ho un’estetica diversa e gli errori fatti in corso d’opera sono diventati opportunità.

L’opera ha previsto l’impiego di un centinaio di comparse e sessioni di girato impegnative all’interno di piscine cittadine, quali sono state le fasi più difficili della lavorazione?

C999: «È stato un impegno di una certa rilevanza dal punto di vista della tecnica cinematografica. Avevo ripreso in acqua solo un paio di volte. Sott’acqua ci si trova a lavorare in un modo non ortodosso, non mi ero mai messo le bombole e il lavoro con i protagonisti del video è diverso, non c’è recitazione e anche solo per parlare con loro bisogna risalire in superficie e farli anche banalmente riposare un attimo, prima di dargli indicazioni. È stato un lavoro impegnativo, reso possibile grazie all’aiuto di Leo Van Moric, che lo ha prodotto ed è stato il nostro angelo. Le organizzatrici del Festival Parma 360 hanno fatto il resto, dandoci un’opportunità molto bella e nata spontaneamente».

Visual, suoni e luci, un’esperienza percettiva a 360 gradi appunto, è questa la sensazione che vorresti il pubblico provasse assistendo a questo affresco in movimento?

C999: «Andando a vedere una mostra di grandi artisti come Picasso o Van Gogh, esci fuori che sei cambiato, arricchito, incazzato. Anche lo scopo del mio lavoro dovrebbe essere questo – nonostante io non mi senta un artista –, vedendo Opus vorrei che il pubblico uscisse sentendosi diverso, magari avvertendo anche una sensazione sgradevole, perché no, anche se io di certo vorrei che fossero emozioni positive. La cosa bella sarà anche vedere come reagiscono le persone a una cosa di questo tipo».

L’installazione è accompagnata da 17 opere fotografiche a sfondo sacro di grandi dimensioni realizzate da Erresullaluna e Chuli Paquin De Poulpiquet, come si è svolta la collaborazione tra voi?

C999: «È stato un lavoro a sei mani».

Chuli Paquin De Poulpiquet: «Qualche mese fa C999 ci ha parlato di questo progetto e ci ha chiesto se volevamo sviluppare parallelamente alla sua parte video, una parte fotografica. Ci ha palesato subito le difficoltà che avremmo affrontato facendo foto in acqua e all’inizio doveva essere un lavoro insieme completamente acquatico, poi si è evoluto in un altro tipo di lavoro, il nostro, che sviluppa però gli stessi suoi contenuti. Alla fine abbiamo realizzato sia foto in acqua che in studio. Ci siamo basati sulle descrizioni che Paolo ci ha fatto del suo progetto, per lui era tutto molto chiaro, ma non era facile comunicarcelo, anche perché si tratta di un progetto molto personale e spirituale. Paolo ci ha parlato spesso della cupola del Correggio, ci siamo soffermati su quest’opera perché rappresentava il culmine, a livello visivo, di un’apoteosi. Basandoci sul tema dell’assunzione, su quell’immaginario, abbiamo creato 17 fotografie, che hanno come tema l’estasi, vista sia in ambito pagano che religioso».

Erresullaluna: «Io e Chuli Paquin stavamo già lavorando su quei temi, è stato quindi naturale portare avanti questo progetto con Paolo. Non ci siamo dovuti reinventare, siamo partiti dallo stesso punto, avendo lo stesso scopo e le stesse sensazioni».

Paolo, l’esperienza di Opus è la prima di un ciclo? Hai in programma di ricreare altri affreschi in movimento?

C999: «Opus è un’opera ed è intrinseco che preveda una trasformazione. Se fosse per me vorrei farne per tutta la vita, vorrei continuare a sviluppare una tematica di natura sacra, che non abbia nulla di cattolico ma molto di spirituale. E’ qualcosa di molto diffuso tra gli artisti, lo fanno anche Erresullaluna e Chuli Paquin, sviluppano opere che hanno molto a che fare con lo spirito, è un’esigenza che nasce da un retaggio che penso sia dentro di noi».

Chuli Paquin: «In questo senso penso che un buon aggettivo da affiancare a spirituale potrebbe essere culturale, nel senso che cerca di descrivere cosa siamo e cosa siamo stati, qual è la nostra cultura».

 

 

 

 

 

 

 

 

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