29 Maggio 2017

Rangòn: Il piatto tipico? Figlio del ‘gemellaggio’ con Jugoslavia

Rangòn: Il piatto tipico? Figlio del  ‘gemellaggio’ con Jugoslavia
Rangòn: Il piatto tipico? Figlio del  ‘gemellaggio’ con Jugoslavia
Rangòn: Il piatto tipico? Figlio del  ‘gemellaggio’ con Jugoslavia
Rangòn: Il piatto tipico? Figlio del  ‘gemellaggio’ con Jugoslavia

GALLERY. STORIE DI COMMERCIO. Nata nel 1840, l’osteria è in borgo delle Colonne da dieci anni. “Chi entra qui deve sempre trovare un sorriso”.


Nel lontano 1840 Paolo Rangoni, insieme ai due figli, comprò una casa in borgo San Silvestro, per farne un’osteria. Quell’osteria fu chiamata Rangòn, e ancora oggi – a distanza di 177 anni – è uno dei luoghi in cui ci si reca se si vuole “bere e mangiare” parmigiano. Luca Schianchi gestisce il locale da vent’anni, insieme alla sorella Paola e alla figlia Ottavia. Un luogo “familiare” in una zona caratteristica della città: borgo delle Colonne. Vino, salumi, tortelli, carne di cavallo e molto altro, per soddisfare i palati di grandi e piccini.

Quando e come nasce l’Osteria Rangòn?
L’Osteria esiste da ben 177 anni. A fondarla è stato Paolo Rangoni (da cui il nome), in borgo San Silvestro, dove è rimasta  fino al 2007. Diverse gestioni si sono susseguite negli anni, noi l’abbiamo presa nel 1997, e da dieci anni ci siamo trasferiti qui.

Questa è una zona di cui spesso si sente parlare non benissimo in termini di sicurezza. E’ davvero un quartiere problematico?
In verità no. Noi qui non abbiamo mai avuto problemi, mentre in borgo San Silvestro ogni tanto capitava di trovarsi in situazioni poco gradevoli. A differenza di quello che si pensa, ci sono molti più problemi di spaccio in pieno centro, ma il centro è il centro, quindi non se ne parla. Questa è una zona che sta migliorando. Ci vive gente per bene, molti palazzi sono stati ristrutturati. E poi è una via bellissima, l’unica con ancora i portici. E’ una zona che merita. E meriterebbe anche un filo di attenzione in più da parte del Comune in materia di pulizia delle strade.

Chi entra all’osteria Rangòn, cosa cerca? E cosa trova?
La nostra è un’osteria, non un ristorante, quindi chi viene qui lo fa per bere e mangiare, non per mangiare e bere. Anni fa le osterie offrivano solo una tipologia di vino rosso e una di bianco, e si mangiava il piatto del giorno. Oggi è diverso, la scelta è molto vasta. Noi cerchiamo di offrire piatti legati al nostro territorio, e anche i vini sono per lo più locali. Dai salumi alla malvasia al lambrusco, tutto a km 0. E per chi volesse abbiamo anche qualche vino proprio di altre regioni.

C’è un piatto particolarmente ricercato? Qualcosa inventato da voi?
La gente apprezza molto i nostri tortelli. Poi giochiamo molto con i piatti a base di carne di cavallo. Qualcosa che ho inventato io c’è, si chiama Rasnicy. Sono polpette di cavallo con una salsa fredda a base di peperoni, cipolla, peperoncino e pomodoro. E’ nato ispirandomi ad un piatto tipico dell’Ex-Jugoslavia. Quando avevo 12 anni ho partecipato ad un gemellaggio e lì ho assaggiato per la prima volta il Cevapcici, salsiccia di manzo, maiale e pecora accompagnata da una salsa fredda. Mi è piaciuto molto e quando ne ho avuto l’occasione ne ho tratto qualcosa di mio. Rasnicy in realtà significa spiedino, ma ho dato questo nome alle polpette per semplificarne la pronuncia ai clienti.

Oltre all’aspetto gastronomico, organizzate anche delle serate musicali…
Sì, circa una volta a settimana organizziamo dei piccoli concerti dentro il locale stesso. E il 30 dicembre facciamo il Pre-Capodanno. La notte del 31 chiudiamo sempre l’osteria, così qualche anno fa, per gioco, abbiamo organizzato il cenone la sera precedente. I clienti hanno apprezzato molto e da allora lo facciamo sempre.

Qual è la soddisfazione più grande ricevuta durante questi vent’anni di attività?
Sicuramente il vedere i clienti contenti di quello che offriamo. I nostri clienti sono bambini di due anni come anziani di novanta. I bambini diventano grandi e tornano, magari con i loro figli. Questa è una grande soddisfazione.

Cosa non deve mai mancare all’osteria Rangòn?
Il sorriso. Chi entra qui deve sempre trovare un sorriso. Un mio amico napoletano dice: “Se devi fare l’impasto della pizza, sorridi, altrimenti non viene bene”. Questo è un mestiere che non si può fare senza il sorriso.

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