12 Settembre 2016

Oltretorrente: “I CCV? Un vero e proprio flop”

Oltretorrente: “I CCV? Un vero e proprio flop”

INTERVISTA AI CCV/3. Il coordinatore: “Il quartiere è stato spogliato in questi ultimi vent’anni di servizi indispensabili per il cittadino, c’è stato uno svuotamento di poli sociali e comunali”


Quali sono le principali problematiche del quartiere, riscontrate dal CCV?
«I problemi principali dell’Oltretorrente sono noti, perché riguardano varie tipologie. A partire dallo spaccio della droga, passando per il problema dei comportamenti alcolici che recano disturbo ai cittadini soprattutto in via d’Azeglio, fino ad arrivare a problemi di abbandono. Tutti problemi partiti già da scelte prese dalle vecchie amministrazioni. Ad esempio, da quando si è chiusa l’anagrafe per fare il Duc, non si è rimpiazzata la mancanza di una struttura del genere con altri servizi, quindi in questo modo il quartiere è stato spogliato in questi ultimi vent’anni di servizi indispensabili per il cittadino. Non si è pensato al conseguente svuotamento dei contenitori attrattivi positivi e senza un rimpiazzo anche le attività di vicinato ne hanno risentito, oltre ovviamente all’apertura dei centri commerciali. Comunque, un polo attrattivo vicino permetterebbe alle attività di funzionare, ma se questo viene a mancare, perché una persona dovrebbe venire in centro, con tutte le serie di scomodità che questo comporta, dalle righe blu alla mancanza di posteggi?
Difficile accessibilità è un altro tema. Ztl e righe blu hanno fatto il resto e nelle strade principali, come via d’Azeglio, c’è un massacro di corse di autobus. Qualche riqualificazione c’è stata, come quella che ha portato la chiusura prima di strada del Quartiere, poi di strada Imbriani: andare in bici in piazzale Picelli dal Ponte di Mezzo, con la vecchia viabilità, era possibile prendendo via Imbriani, adesso, con la nuova viabilità, lo si può fare, ma a proprio rischio e pericolo, contromano, perché non hanno nemmeno previsto una striscia di un metro per le biciclette. Questa la dice lunga su come si decide di apportare delle modifiche, soprattutto in un quartiere come il nostro».

Movida e sicurezza sono sicuramente temi che toccano da vicino l’Oltretorrente. Cosa pensate a riguardo?
«Sul tema della sicurezza e movida, vorrei sottolineare che non c’è solo in Oltretorrente il problema. Molti agiscono fregandosene altamente. Non dico, non venite qui a divertirvi, ma nel giusto rispetto. Liberi atteggiamenti che non vanno bene né in via d’Azeglio, ma nemmeno in via Farini o strada Repubblica. Probabilmente sono consoni per altri contesti. Non penso che l’Oltretorrente abbia problemi più grandi di quelli che hanno gli altri quartieri, ha sicuramente una concentrazione molto alta di immigrati, però a mezzo stampa c’è la moda di far sembrare Oltretorrente il “Bronx” e Parma Centro la meraviglia. Ricordo che in Galleria Bassa dei Magnani ci sono stati accoltellamenti, eventi molto più gravi delle risse che possono essere accadute qui. Sicuramente da un punto di vista di percezione, vedere su via Vittorio questo via vai di spacciatori non è il massimo, ma è un problema generale e molto più grande che va oltre il quartiere. Il problema dello spaccio, da noi è visibile perché passando dalle strade principali si vede, ma non pensiamo che in via Saffi, via Palermo, piazzale Pablo e altre vie non ci sia. L’Oltretorrente è un quartiere come tanti altri, con un forte problema di svuotamento di poli sociali e comunali e quindi deve trovare una sua dimensione come contenitore. Perché non può un quartiere del centro diventare un dormitorio. Vignali aveva tentato di riqualificare, ma ricordando che è comunque un quartiere del centro storico».

Quali erano le aspettative iniziali?
«Io ero già consigliere del quartiere dal 2002, sono stato per due mandati fino a quando è arrivato il commissario. Tutto sommato, questo ruolo, quello in cui non si maneggia denaro, da un certo punto è forse la politica più alta che si fa in Italia perché è proprio a Euro 0. Quando ho iniziato, personalmente son rimasto un po’ deluso, perché pensavo che si potesse ripartire da dove si era rimasti. Cioè io sto ancora lottando per riavere le vecchie delibere dei consigli di quartiere che dovremmo avere noi qui, perché qualcosa di già votato, un punto da cui partire. Avrebbe semplificato la vita dei CCV. Così, ci siamo ritrovati in 11 persone che avevano bisogno di conoscersi e, prima di riuscire a far qualcosa, ci vuole del tempo. Per fare questo percorso l’amministrazione non ci ha aiutati, perché se ci avesse passato direttamente i temi di discussione o altro avrebbe sicuramente aiutato a creare gli ordini del giorno ecc. Invece è stato lasciato tutto al coordinatore. In più si paga il fatto che non siamo conosciuti. La domanda nasce spontanea. Perché un cittadino si dovrebbe rivolgere a noi e non direttamente in Comune? Qual è la nostra competenza specifica? In sede di riunioni insieme al Prefetto e Questore ad esempio, si dica qual è il ruolo del CCV nella sicurezza. Dobbiamo fare delle segnalazioni anonime, votate? Perché si deve rivolgere a me? Se ne è parlato, ma tutto è rimasto nel limbo. All’inizio è stato tutto molto zoppicante, si poteva fare, come amministrazione comunale, molto meglio. Quindi nel momento in cui questo ricade nella volontà dei CCV dipende molto anche da che gruppo c’è. Se un gruppo è formato da amici che si conosce da tempo o che per esempio è vicino ad un certo gruppo politico allora magari è facile partire anche da subito.
Questo è stato l’unico quartiere che ha avuto le elezioni vere, tanto che 4 sono rimasti fuori. Questo per far capire in quanti erano interessanti a partecipare per migliorare la situazione. La partecipazione c’era. Il flop è arrivato dopo, non avevamo temi da cui partire per dibattere».

Sono stati presentati dei progetti? Come sono stati accolti?
«In quartiere era stato votato un progetto, stiamo cercando di trovare la delibera. Il progetto riguardava le barricate, un evento storico molto importante per la nostra città. Si son riqualificati mille borghi qui. Chiedevamo, pur essendo cambiata l’urbanistica, che sui borghi rimasti venisse cambiata la pavimentazione, con una che segnasse la barricata che c’è stata. Un elemento simbolico, forse con più valore del monumento in piazzale Rondani. Il progetto era stato votato all’unanimità quando c’erano i partiti. Mano a mano che si riqualificavano le strade si poteva tenere conto di queste cose, ma non è stato più preso in considerazione».

Dove vi riunite? La sede è un punto di riferimento per i residenti?
«La sede. Una sede decente ed accogliente, ce l’abbiamo adesso. Ma prima stavamo in una stanza dove per sederci su una sedia si doveva fare pari o dispari. Lì non ci siamo mai sentiti di ospitare dei cittadini. Questa sede ce l’hanno data a marzo, dopo tanta insistenza da parte nostra. Noi la chiedevamo in una delle vetrine chiuse dell’Ospedale Vecchio, anche temporaneamente. Quello era il cuore. Così anche vedere la sera un piccolo luogo aperto con la gente riunita a parlare del quartiere, era un modo per essere un collettore. Qui la gente viene ancora su appuntamento, non è un luogo di riferimento. Abbiamo chiesto delle sedie, qualche associazione ce ne ha prestate altre. Una sera abbiamo fatto un incontro per parlare dell’Ospedale Vecchio, io ho portato la mia tv e abbiamo proiettato il progetto e ne è uscito un dibattito ed è riuscito anche bene. Vorremmo riproporre queste cose».

Come definirebbe il rapporto con l’amministrazione?
«Dipende dagli assessorati. Con quello del commercio abbiamo un rapporto più vivo, con altri non c’è proprio rapporto. La cultura dovrebbe avere un minimo di coordinamento in più con i quartieri di Parma Centro e Oltretorrente, dove si svolgono la maggior parte delle manifestazioni. Ritrovarsi con l’assessorato periodicamente, sarebbe importante. E’ una proposta che infatti voglio fare io all’assessore. Noi dovremmo essere i ricettori delle azioni del quartiere e coordinare. Ovvio che poi qualcun altro avrà il compito di dare i permessi, ma a livello delle piccole manifestazioni, dovremmo essere più coinvolti con l’amministrazione, ma anche con le associazioni che operano. In questo modo potremmo fare qualcosa di migliorativo e più attrattivo per il quartiere. Io non mi aspetto di essere coinvolto, in questa fase mi sto muovendo io, vado io dai commercianti, e poi a parlare con l’assessore Casa. Tutte iniziative che partono dai cittadini e commercianti che credono nel quartiere, ed è mio compito coordinare le loro iniziative. Se il centro è vivo, una città è viva, se il centro è morto, diventa un dormitorio».

Quali sono le vostre prospettive?
«Il giovedì facciamo un dibattito settimanale in cui vorremmo riprendere le cose buone che c’erano. Si parla di investire molto sull’Ospedale Vecchio perché come è successo la sua valorizzazione renderebbe il quartiere vivo e sano. La dimostrazione è arrivata quando tra gli eventi collaterali del Cibus, si è messo in mostra qualcosa di diverso e che ha permesso ai cittadini di conoscere i luoghi e il problema del degrado in questo modo, in quei giorni, si è spostato. Abbiamo provato a chiedere di spostare l’Arena Estiva del cinema d’Azeglio che è molto importante per il quartiere, in Piazzale Picelli, ma tra la rassegnazione e la mancanza di tempo, non ha permesso di operare. Anche il Lino Ventura, è un polo di cultura. Vorremmo riuscire a creare una sinergia tra il Lino Ventura e il Cinema D’Azeglio ad esempio, un cinema che può così diventare la naturale valvola di sfogo culturale, anche dovuta alla vicinanza alla sala, ma che permetterebbe di ridare vita ad entrambi i luoghi. Su queste iniziative cercheremo di farci primi attori. Possiamo fare di più. Non sempre però si riesce a trovare un legame produttivo».

Vigatto: “Il problema maggiore del nostro quartiere? La viabilità”

INTERVISTA AI CCV. Il coordinatore Cristian Salzano: “Tanti risultati raggiunti e molti altri ancora da raggiungere. Da regolamento, ogni 6 mesi ci dovrebbe essere un incontro tra tutti i CCV per fare il punto della situazione, ma finora non c’è mai stato o, se c’è, il rapporto è ridotto al minimo”

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C.C.V Parma Centro: “Delusi: Dimessi in 5, presto altri…”

La coordinatrice Carlotta Marù: “Non ci hanno mai chiesto niente, mai. Non ci hanno mai mandato i regolamenti, prima che venissero discussi in consiglio, giustificandosi dicendo che non erano obbligati a fornirceli”. I Problemi? “Rifiuti e sicurezza e la sede: Facciamo riunioni itineranti”. Contrari ai lavori del Ponte Romano

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