23 Ottobre 2019

Nuovo padiglione al carcere? “Incrementate il personale o sospendete”

Nuovo padiglione al carcere? “Incrementate il personale o sospendete”

Le preoccupazioni espresse dal Capo di Dipartimento Sinappe, rappresentanza sindacale del personale di Polizia Penitenziaria, in merito al nuovo padiglione previsto in via Burla


Qualche giorno fa, i tanti interrogativi e le incertezze che ruotano attorno al carcere di Parma, avevano nuovamente occupato il Consiglio comunale di Parma.

Oggi, 23 ottobre, si ritorna a discuterne. Questa volta, per tramite, le parole del Capo di Dipartimento S.i.n.a.p.p.e. (rappresentanza sindacale autonoma del personale di Polizia Penitenziaria) dell’Emilia Romagna.

Pubblichiamo qualche estratto della richiesta indirizzata ai Capi, ai Direttori ed ai Provveditori dell’Amministrazione Penitenziaria al fine di trovare una soluzione concreta ed efficace che possa ristabilire il destino che avvolgerà il futuro del carcere in via Burla.

“L’attualità del dibattito che sta interessando l’Amministrazione locale della Città di Parma in merito all’apertura di un nuovo padiglione detentivo della capienza di 200 utenti, induce la necessità di una compiuta riflessione sullo stato in cui attualmente versa in penitenziario in discussione.

Va in premessa specificato che allo stato attuale i detenuti ospitati sono circa 600 e che l’incremento numerico discendente dall’apertura di cui sopra porterà l’utenza intorno alle 800 unità , facendo divenire Parma sede del più grande penitenziario della regione.

Per altro, oggi Parma risulta essere il “contenitore” che accoglie detenuti AS1 (ex E.I.V.) colà trasferiti in conseguenza dei lavori di ristrutturazione che stanno interessando le apposite sezioni di istituti limitrofi.

Attesa la carenza degli spazi per assicurare a costoro stanze singole (richieste dall’utenza proprio in ragione della corposità della pena da scontare in termini di tempo), non sono residuali le tensioni fra costoro e gli operatori penitenziari. A quanto fin qui narrato si aggiunge il problema enorme della carenza di spazi per l’effettuazione di attività di studio, lavorative e ricreative che consentano di attuare per intero la riforma delle modalità custodiali adottata a seguito della sentenza CEDU Torreggiani che prevede il regime aperto per i detenuti della media sicurezza.

In assenza di spazi per sviluppare i percorsi rieducativi, i detenuti restano aperti nei corridoi delle sezioni detentive, circostanza che accresce il rischio di disordini ed eventi critici di vario genere. Certamente questo è un limite strutturale che poteva essere parzialmente risolto con il cambio di destinazione d’uso del nuovo padiglione detentivo prossimo all’apertura, che invece verrà destinato alla custodia di ulteriori 200 detenuti circa del circuito della Media Sicurezza, lasciando dunque inalterato lo scenario per come sopra descritto”

Preoccupante inoltre la situazione di precariato della direzione. Il bando emanato dall’amministrazione carceraria per la ricerca di un nuovo direttore sembra suggerire un nuovo cambio di direzione a pochi mesi dall’insediamento di Tazio Bianchi.

Non dimentichiamo poi che l’organico di polizia penitenziaria risulta fortemente carente.

“Il sottodimensionato organico cui si fa riferimento (458), per altro, da un lato non tiene conto dell’apertura del nuovo padiglione, dall’altro non consente di avere l’esatta percezione della dimensione del problema se si considera altresì che la non condivisibile posizione assunta al tavolo delle trattative da alcune Organizzazioni Sindacali in fase di organizzazione del lavoro ha condotto alla mancata integrazione di personale all’interno delle sofferenti Unità Operative dell’Istituto ducale.

Non integrare il personale mancante al NTP (che quotidianamente chiede supporto all’interno), agli uffici comando, segreteria, matricola, colloqui, solo per fare qualche esempio, non rafforzare l’aliquota di personale presente nelle sezioni detentive maggiormente problematiche, impedire l’assegnazione di almeno 2/3 unità di polizia penitenziaria allo spaccio (unico luogo di aggregazione del personale) per consentirne l’apertura anche domenicale e pomeridiana, finisce con l’alterare di fatto la percezione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria delle reali esigenze d’organico dell’Istituto di Parma, oltre a costringere il personale impiegato ove la carenza è più grave ad un carico di lavoro sempre più insostenibile”

La conclusione racchiude una richiesta di adozione di una soluzione:

“È impensabile oltre che irresponsabile pensare alla nuova attivazione permanendo nel descritto stato di carenza, ragion per cui la presente richiesta deve leggersi anche come sospensione dell’iter di apertura nel caso in cui non si riesca ad assicurare il necessario incremento di personale.

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked. *