1 Marzo 2018

Guatelli, la magia dei giochi di una volta. Il Museo riapre il 3 marzo

Guatelli, la magia dei giochi di una volta. Il Museo riapre il 3 marzo

La conservatrice Jessica Anelli: “ C’è la necessità di rivalutare il concetto di manualità, di riuso, di riciclo”


Un semplice rametto poteva diventare una fionda con la quale lanciare palline di carta o sassolini, con un foglio costruivano una barchetta da inseguire mentre galleggiava lungo i bordi dei marciapiedi bagnati dalla pioggia. Un tempo, neanche tanto lontano dalla nostra era di i pad e giochi elettronici, i bambini si divertivano con poco, con quello che avevano a disposizione. Correvano all’aria aperta, giocavano a calcio o a nascondino per strada, si arrampicavano sugli alberi e talvolta si facevano anche male. «I giochi di oggi sono cambiati, è mutato il contesto sociologico – spiega Jessica Anelli, conservatrice del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro -. In passato i giochi si svolgevano in contesti rurali, utilizzando materiali di recupero e oggetti che i bambini riuscivano a trovare nei dintorni della propria abitazione trasformandoli in giochi con la fantasia. Si giocava a “far finta di…”, era tutto molto naturale. Nei giochi moderni non c’è più l’interazione. Quella dei nostri genitori e dei nostri nonni era una dinamica di gioco oggi difficile da ritrovare».

C’è in realtà una riscoperta dei giochi poveri nei programmi educativi di nidi e materne, si lavora con materiali di recupero e con la creatività…

«Sì, è una modalità di educazione che impiega le materie prime umili richiamando i giochi di una volta, è stata introdotta solo recentemente nelle scuole d’infanzia italiane. C’è la necessità di rivalutare il concetto di manualità, di riuso, di riciclo e tutte quelle tecniche di creazione e di produzione di giochi che attribuiscono importanza all’ecosistema, a tutti quei materiali che al giorno d’oggi siamo soliti sottovalutare e che non consideriamo come strumenti che possono contribuire alla formazione e all’educazione dei bambini».

Una volta a casa diventa però tutto più artefatto, qualche consiglio per i genitori dal Museo Guatelli?

«I programmi delle scuole favoriscono la riscoperta di un approccio fisico al materiale sensoriale, è necessario che gli adulti diano continuità a questi insegnamenti considerando l’attività svolta in classe non solo come puramente ricreativa ma anche e soprattutto come educativa».

Al primo piano del museo c’è la stanza dei giochi. Cosa contiene e come reagiscono i bambini quando la visitano?

«È la stanza che affascina di più i bambini, un mondo tutto da scoprire. Ettore Guatelli l’aveva concepita come una stanza dei divertimenti per restituire ai visitatori i giochi d’infanzia, come i nidi di uccelli. L’obiettivo di questa stanza è quello di sottolineare la dimensione immateriale del gioco, infatti è possibile trovare un bastoncino in fil di ferro, una sorta di manubrio: veniva tenuto tra le mani da un bambino seguito da altri in fila e, tutti insieme, ricreavano così un trenino o facevano finta di essere i ciclisti del tempo, dando sfogo alla loro fantasia».

Il regalo “tanto umile quanto bello” in stile Guatelli?

«Il regalo ideale sarebbe costituito dalle statuine costruite dallo stesso Ettore, composte da ossa di buoi che Guatelli lavava in una pentola piena di acqua bollente per sgrassarle. Dopodiché disegnava e incideva su questo materiale con noci, castagne o altri oggetti che poteva trovare nella campagna circostante, componendo figure antropomorfe, come una ballerina contenuta nella collezione. Molto belli sono anche i mulini prodotti da Ettore, protagonisti di una piccola mostra alcuni anni fa che ha riscosso molto successo.»

Articolo tratto da Parma Magazine Salute e Benessere 

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