28 Marzo 2017

Mercato immobiliare: aumenta il divario centro periferia a Parma

Mercato immobiliare: aumenta il divario centro periferia a Parma

Lo sostiene il 1° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2017 di Nomisma. Diminuiscono i prezzi di abitazioni nuove ed usate


L’Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma ha pubblicato il primo rapporto sull’attività di compravendita dei primi mesi del 2017 per le grandi città e le città di medie dimensioni. Il 2016 e i primi mesi del 2017 hanno fatto registrare una notevole diminuzione dei prezzi di vendita degli immobili, a fronte di un vero e proprio boom degli investimenti e delle compravendite.

Lo stesso discorso vale per Parma, che segue l’andamento nazionale riguardante il mercato immobiliare. In particolare, nel 2016 le compravendite hanno raggiunto un numero di 2.424 unità con i prezzi che registrano una flessione, anche fino a febbraio 2017. Per l’esattezza, le abitazioni usate confermano un ulteriore abbassamento dei valori del -3,3%; mentre per quanto riguarda le case nuove la diminuzione si registra ad un -2,6%. Riduzioni che riguardano soprattutto le abitazioni della periferia.

Un ragionamento molto simile, sempre per quanto concerne le differenze tra centro e periferia, va affrontato nel comparto commerciale. La richiesta e l’offerta di negozi sono in calo con un ampliamento netto dei costi di locazioni del centro e della periferia. Se, da una parte i negozi fuori città calano del -2,2%,, quelli di piazza Garibaldi e dinotorni aumentano dello 0,3%.

Riprendendo le parole del rapporto effettuato da Nomisma, però non i risultati sono positivi dato che “Il mercato immobiliare di Parma continua a mostrare segnali di dinamicità, frutto dell’attenuazione della fase recessiva, sebbene non risultino ancora sufficienti per produrre cambiamenti strutturali. Un elemento certamente positivo riguarda la crescita della domanda di abitazioni, che si riflette in un aumento delle transazioni: nel corso del 2016 si è registrata una crescita importante (+20%), sebbene i volumi transati rimangano ancora contenuti e distanti dai livelli pre-crisi”.

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