11 aprile 2018

Mentana 104, la doppia vita ristoratore-scrittore di Luca Farinotti

Mentana 104, la doppia vita ristoratore-scrittore di Luca Farinotti

Abbiamo intervistato il titolare del ristorante bistro che ci ha parlato di “Mondoristorante”, la sua prossima pubblicazione: “Gli obiettivi dello scrittore e del ristoratore si incontrano in questo testo, ne sono felice”


A Parma, e non solo, il Mentana 104 è conosciuto come un’enoteca, ristorante, bistro a pochi passi dal centro. Alcuni sanno anche che il titolare, Luca Farinotti, ha una vena creativa che ha deciso di sfogare nell’arte della scrittura. A breve uscirà infatti la sua prossima pubblicazione, “Mondoristorante”, il cui obiettivo è quello di raccontare il mondo della ristorazione e il ruolo del ristoratore in una chiave saggistica, ma talvolta con aneddoti interessanti, piacevoli e divertenti.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo testo?
“Innanzitutto ci tengo a precisare che abbiamo fatto un ottimo lavoro con i miei editori e con tutti, non è mai facile combinare cose piacevole e una parte di saggistica. La spinta è venuta dal fatto della partecipazione al programma di Alessandro Borghese “4 Ristoranti”, siamo stati selezionati per partecipare ma dal momento delle selezioni fino al momento in cui ci hanno contattato sono passati diversi mesi, subito ero in dubbio ma poi mi sono convinto a partecipare perché mi sono principalmente chiesto cosa avrei voluto dire davanti a milioni di persone in televisione. Quello che volevo spiegare è quello che ho capito in 15 anni di ristorazione, io la vivo come una missione di divulgazione, avevo la possibilità di parlare per dire ciò che ho a cuore a tantissime persone e ristoratori in una volta sola, cosa che altrimenti non sarei mai riuscito a fare. E’ stata un’occasione, ho iniziato a prendere appunti e da lì ho iniziato a scrivere il libro che, tuttavia, era praticamente finito prima che la trasmissione andasse in onda. I capitoli del libro sono le mie attività: la spesa, l’acqua, il caffè. Quello che voglio introdurre è la figura del ristoratore resistente, che è in un certo senso il protagonista e deve seguire cinque punti fondamentali. Alla fine della trasmissione, però, alla fine mi sono accorto di non aver detto nulla di quello che volevo, la realtà rispetto alla televisione è un’altra cosa. Io sono solo stato me stesso con i miei atteggiamenti e le mie opinioni, non mi sono curato del risultato. Perciò ho capito che scrivere è la cosa migliore”.

A proposito del programma, che esperienza è stata?
“Una bellissima esperienza, penso che sia l’unico programma virtuoso in cui il mestiere del ristoratore viene trattato con dignità e rispetto. Inoltre, la cosa che più mi è piaciuta è che non ci sono sponsor, non ci sono etichette e sponsor esposti. Da un punto di vista personale, però, il messaggio che volevo lanciare, purtroppo, è stato filtratissimo in quanto ci sono dei limiti televisivi da rispettare”.

Vita da scrittore e da ristoratore, come abbini questi due pensieri?
“Penso siano due binari paralleli che non si sono mai incontrati, che bon ho mai voluto far incontrare. Io mi sento prima scrittore che ristoratore, questo lavoro è nato per passione. Ho voluto tenere separate le cose per non apparire, il ruolo dello scrittore risulta troppo evidente, ha obiettivi diversi. In ogni caso, le due cose si sono incontrate nel testo, e questo mi rende molto felice”.

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