11 Gennaio 2018

Melanoma, il ruolo della tecnologia nella diagnosi precoce

Melanoma, il ruolo della tecnologia nella diagnosi precoce

Un controllo regolare e accurato è indispensabile per intercettare nei che potrebbero diventare pericolosi. Fondamentali le metodiche all’avanguardia come la mappatura con videodermatoscopio


 testo a cura di Veronica Vescovi e Antonella Masotti, dermatologhe
 
La diagnosi precoce salva la vita. Non ci si stanca di ripeterlo. Il melanoma è un tumore in continuo aumento e colpisce soprattutto i giovani al di sotto dei 44 anni. Il 10% dei casi presenta familiarità ma il controllo di routine è opportuno: esistono, infatti, altri fattori di rischio significativi come il fototipo chiaro, il numero di nevi, la frequenza di episodi di scottature solari nell’infanzia come nell’adolescenza. Auto-controllo e visite dermatologiche sono importanti, ma le nuove tecnologie aiutano a prevenire in maniera più efficace. Negli ultimi anni la dermoscopia ha affinato le proprie tecniche attraverso metodiche non invasive.La “mappatura nevi”, ad esempio, che si effettua in ambulatorio con un’ispezione meticolosa della pelle: prima si valutano le lesioni pigmentate presenti per avere il “pattern dermatoscopico globale”, esaminandole una per una con un dermatoscopio manuale (mappatura manuale).Quindi, con l’ausilio del videodermatoscopio, si procede alla mappatura digitale, “in primis” delle lesioni più problematiche poi delle restanti. L’immagine del neo può venire ampliata e finemente “sgranata” per essere meglio valutata dallo specialista. È possibile eseguire l’esame con il videodermatoscopio presso il Poliambulatorio Dalla Rosa Prati.
 
DA RICORDARE: 

  • l’auto-osservazione (autoesame) è essenziale. Spesso è il vero punto di partenza di una diagnosi corretta e tempestiva. In molti casi è il paziente stesso o un famigliare a notare un cambiamento morfologico, cromatico o dimensionale in un nevo (avvenuto in tempi rapidi cioè nell’arco di 2-3 mesi);
  • i nevi sono considerati “a rischio” per: a) morfologia e distribuzione irregolare del pigmento; b) localizzazione corporea, ovvero quelli alle mani e ai piedi (nevi acrali); c) aumento dimensionale veloce, sia in superficie che in spessore: ad esempio, un neo piano che nell’arco di pochi mesi si ingrandisce in superficie (cioè si “allarga”) o diventa palpabile;
  • i soggetti più a rischio: a) un fototipo chiaro; b) con storia personale di ustioni solari importanti in infanzia e adolescenza; c) un soggetto che fa uso di lampade abbronzanti; d) i pazienti con storia personale e famigliare positiva per melanoma;
  • è necessario allarmarsi quando un neo cambia nell’arco di pochi mesi morfologia e colore o quando si individuano più colori all’interno di uno stesso neo (policromia). Da non sottovalutare anche l’aumento dimensionale veloce (nell’arco di 2-3 mesi) e il sanguinamento spontaneo (non ascrivibile ad un evento traumatico) in un neo;
  • le lesioni pigmentate dovrebbero essere valutate ogni 12 mesi perché dal punto di vista della prevenzione un anno solare viene considerato come l’arco di tempo in cui se si dovesse verificare un cambiamento pericoloso in un neo, la diagnosi può essere precoce. In alcuni casi, se il dermatologo ne intravede la necessità, la frequenza di valutazione si accorcia a 6 o 3 mesi.

È bene ricordare che le visite dermatologiche per la valutazione delle lesioni pigmentate vanno effettuate lontano dalle esposizioni solari, quindi su una cute non abbronzata: dopo elioesposizione un nevo in genere risulta fotoattivato quindi di difficile inquadramento diagnostico.

Articolo da Parma Magazine Salute e Benessere clicca qui per sfogliarlo

 

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