2 Marzo 2019

Maurizio Chierici: voce parmigiana delle guerre degli anni Ottanta

Maurizio Chierici: voce parmigiana delle guerre degli anni Ottanta

“L’online? Ha mandato in declino i giornali, la gente sfoglia i telefonini”


Un parmigiano che ha raccontato per anni le guerre del Medio Oriente, per poi passare all’America Latina. Cronista estero per il Corriere della Sera, fondatore del Fatto Quotidiano e autore di svariati libri. Maurizio Chierici è il protagonista del secondo appuntamento del Febbraio Italiano, presso la Biblioteca Sociale Roberta Venturini.

Si definisce un “uomo di carta”, estraneo al mondo dell’informazione online che oggi sta sostituendo i tradizionali quotidiani. “Raccontare ciò che accadeva in Israele, in Palestina o in Vietnam non era semplice. In quel periodo avere le notizie e trasmetterle nel lato opposto del mondo era un lavoro piuttosto complicato. Chi fa questo mestiere non fa altro che osservare e raccontare…il bene e il male. E spesso ciò che ci arriva dall’estero non è la realtà”.

Giornalista in un epoca in cui ci si metteva su un aereo senza alcun cellulare né pc, Maurizio Chierici osservava la società dentro cui si trovava e con penna e taccuino prendeva appunti. La sera,  in hotel, iniziava a scrivere. E’ così che funzionava il giornalismo.

“Si stava all’estero per mesi e giorno dopo giorno ci si immergeva nella società, si cercava di conoscere la gente del posto, si provava a capire come pensava. Si tendeva a dare un taglio sociologico-culturale alla storia che si andava a raccontare”.

Tra una storia e l’altra, Chierici giunge ai giorni d’oggi e si ritrova dinanzi a un giornalismo totalmente cambiato. “Il giornalismo è cambiato con l’arrivo della televisione. E’ stato un mutamento radicale – spiega. –  Le notizie grazie alla tv corrono veloci, arrivano facilmente, sia ai giornalisti che alla gente. E anche l’online non scherza. Purtroppo oggi i giornali sono in declino, la gente sfoglia i telefonini”.

A chi dare la colpa? “Anche ai giornalisti e ai direttori. Oggi si pubblica solo ciò che fa audience, non si punta all’intelligenza, a formare i giovani del futuro. Non si punta a raccontare la realtà. Anche le trasmissioni costruttive sono poche e vengono messe in onda negli orari più scomodi, mentre durante le ore centrali appaiono i talk show. E’ questo il declino del giornalismo”.

E il rischio più grande? “Inventare – afferma Chierici. – Dal momento che le notizie arrivano in tempo reale il rischio è che si inventi, perché il giornalista sa che quando la sua notizia esce probabilmente molta gente l’ha già letta, perché pubblicata da qualche altra testata”.

E sul fatto Quotidiano dice: “lo abbiamo fondato, avevo una rubrica e scrivevo in modo molto schietto, anche dei politici italiani, e diverse volte sono stato contrastato. Un giorno Travaglio mi ha detto che avrei dovuto iniziare a scrivere solo di estero…allora mi sono licenziato”.

 

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