11 Agosto 2016

Massaggi. Apla: “Comuni parmense. Più controlli sulle condizioni sanitarie”

Massaggi. Apla: “Comuni parmense. Più controlli sulle condizioni sanitarie”

“Crediamo servano nuove leggi chiare e possibilmente uguali in tutte le regioni per regolamentare l’attività delle pratiche bionaturali”


Una recente sentenza del Consiglio di Stato, nei confronti di un titolare di un ‘Centro benessere Tuina’ fa nuovamente emergere il vuoto normativo che caratterizza la pratica dei massaggi, poiché afferma l’estraneità delle pratiche tuina e shiatsu dall’ambito di attività della legge 1/90 che disciplina l’attività di estetista.
In Italia i massaggi sono ufficialmente riconosciuti dalle normative come di tipo sanitario o di tipo estetico. Per praticarli, quindi, si deve essere o fisioterapista (professione ausiliaria a quelle sanitarie) o estetista (professione normata dalla legge 1/90). Tutto il mondo delle pratiche bionaturali (per esempio massaggi shiatsu, tuina, ayurvedici, riflessologia plantare) non è, in realtà, regolato da un contesto normativo specifico. 

Confartigianato Imprese Apla pone una domanda: «Se il fisioterapista è ausiliario delle professioni sanitarie, come il massaggiatore sportivo e l’estetista fa massaggi estetici perché dunque chi opera nell’ambito ‘benessere’ senza alcun titolo riconosciuto, non è ritenuto un abusivo»? In altre professioni ausiliare a quelle sanitarie, come per gli odontoiatri, chi esercita in modo abusivo incorre in sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da un minimo di 2.500 euro a 7.500 euro in caso di mancanza di licenza o abilitazione professionale. Sono state poi inasprite le pene nei casi di omicidio colposo e di lesioni personali colpose derivanti dall’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria. 

Chi pratica massaggi non estetici e non fisioterapici rientra nell’ambito della legge 4/2013 che li definisce professionisti ‘non organizzati in ordini o collegi’. Questa legge stabilisce comunque alcune norme di base: rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista.
Dal punto di vista della formazione, per essere fisioterapista serve un diploma di laurea triennale e anche per essere estetista è necessario un percorso formativo piuttosto lungo che varia dai due a tre anni (con corsi di qualificazione in enti di formazione autorizzati, corsi di specializzazione, esperienze lavorative di uno o tre anni). Per le altre tipologie di massaggi non esistono invece percorsi formativi e scuole accreditate dagli organi competenti che diano una qualifica riconosciuta, anche se esiste un business che fa credere il contrario a ignari operatori e aspiranti tali. Ciò non permette quindi di garantire e verificare un’adeguata competenza delle persone alle quali è concesso di effettuare trattamenti di vario tipo anche sul corpo umano.

Molti Comuni del litorale italiano hanno vietato e sanzionano i massaggi sulle spiagge, operati da abusivi che spesso utilizzano oli e creme non certificati e di cui non si conosce la provenienza e che non sono effettuati in luoghi igienicamente idonei.  È noto che i trattamenti fatti da persone non qualificate possono creare vari disturbi a partire da quelli dermatologici.
Confartigianato ritiene che i anche i Comuni del parmense, che hanno come compito la tutela della salute e dell’igiene pubblica, dovrebbero vigilare maggiormente almeno sulle condizioni igienico sanitarie in cui spesso praticano alcuni operatori anche nel territorio di loro competenza.

«Crediamo servano nuove leggi chiare e possibilmente uguali in tutte le regioni per regolamentare l’attività delle pratiche bionaturali quindi anche per i massaggi che non hanno finalità terapeutiche e non rientrano né nelle professioni sanitarie né in quelle estetiche – dice Michele Ziveri, neo eletto nel consiglio nazionale di Confartigianato Benessere-. Sono indispensabili, inoltre, standard formativi omogenei e nuove regole per disciplinare le attività dei centri benessere e fare quindi ordine in un mercato minacciato dalla concorrenza sleale di operatori improvvisati e irregolari che rappresentano un grave pericolo per la salute dei consumatori».

 

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked. *