7 Agosto 2016

Mascia Foschi: “Musica e parola,due espressioni del mio essere”

Mascia Foschi: “Musica e parola,due espressioni del mio essere”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Attrice, cantante, presentatrice e start-upper. Una vita piena di soddisfazioni e ancora tanti progetti da realizzare


Attrice, cantante e presentatrice, Mascia Foschi si distingue per l’eccezionale presenza scenica, per la voce calda, profonda e travolgente, per l’energia e la vitalità che riesce a trasmettere al pubblico grazie alle sue esibizioni. Conseguito il diploma di attrice alla scuola Teatro Colli di Bologna sotto la direzione di Emanuele Montagna, la Foschi frequenta la Bernstain School Of Musical Theater sotto la direzione di Shawna Farrell seguendo lezioni di canto e danza. Tanti gli stage che hanno arricchito il suo percorso formativo, da quello con Tanino De Rosa a quello con Vadim Mikheenko. Corsi di specializzazione e una borsa di studio della Comunità Europea per il perfezionamento della professione del performer, le hanno permesso di migliorarsi sempre di più, finendo per diventare un personaggio poliedrico che spazia dal teatro all’attività di presentatrice televisiva, radiofonica e per eventi dal vivo a livello nazionale. La sua voce, calda e avvolgente, le è valsa le migliori recensioni su testate importanti, una sua tutte, La Stampa: “… una voce d’angelo e una presenza scenica che a qualcuno ha ricordato la mitica Rita Hayworth…”, così la descrive Augusto Rembado.

Il suo debutto sulle scene nazionali come attrice protagonista avviene nel 2003, al Teatro Filodrammatici di Milano con lo spettacolo “Tango Mujer”. Che ricordo ha di quel giorno?
«A tutt’oggi molto intenso. Tango Mujer mi è molto caro, non solo perché è stato il mio primo spettacolo come protagonista ma perché è un progetto che è nato a quattro mani con Giorgio Ugozzoli (produttore di altri spettacoli) e perché mi ha permesso di mettere un tassello molto importante per la mia professione, la nascita della collaborazione artistica con il Maestro Alessandro Nidi che continua tutt’oggi. Ho un ricordo chiarissimo e netto del debutto ed ho ancora ben presente la sensazione di paura che saliva dai piedi sino la testa. Quando si sono spente le luci in sala ed ho sentito il rumore del sipario che si apriva, credo mi si sia fermato il cuore ed ho iniziato a pensare che me la sarei data a gambe levate. Anzi, mi sarei girata, mi sarei scusata, avrei fatto un inchino ringraziando il pubblico, e poi sarei scappata in quinta. Era un pensiero che non riuscivo a togliermi dalla testa. Sono stati attimi lunghissimi di puro terrore. Poi ho cercato di raccogliere tutte le forze, ho stretto il piano con la mano ed ho pensato che dovevo solo attaccare la prima nota e che poi tutto sarebbe andato liscio. Così è stato. Fu un successo e replicammo per una settimana con il teatro sempre pieno. Che paura però».

Il tango rappresenta un tassello importante della sua vita professionale. Come è nata questa passione e come si è sviluppata nel tempo?
«Il mio percorso formativo è stato articolato e forse non sempre lineare. Ho frequentato la scuola di Teatro per poi approdare alla BSMT (Bernstein School Musical and Theater). Sono sempre stata una grande appassionata del musical e a dire il vero non avevo mai pensato che il Sud America ed in particolare che il Tango potesse essere un ambiente musicale e poetico così vicino alla mia personalità, mi sono dovuta ricredere molto in fretta. Feci un provino su di un pezzo di Piazzolla “Balada Para un Loco” proprio per Nidi, all’epoca non lo conoscevo benissimo ma sapevo che aveva avuto molto successo assieme ad altri bravissimi musicisti formando il “Trio Gardel”. Mi disse che la mia pasta vocale e la mia timbrica si sposavano molto bene con il Tango e in quel preciso istante cominciammo a lavorare al progetto di Tango Mujer che debuttò nell’anno successivo a Milano. Nel corso di questi anni ho cantato, recitato, masticato e ballato tango facendolo diventare una parte di me, il suo andamento a volte dolente a volte concitato e le sue parole mi sono entrate letteralmente sotto pelle. Non saprei più farne a meno».

Nel racconto della sua carriera ricorrono due parole: musica e poesia. Qual è il legame che unisce l’una all’altra? Può la musica sfociare nella poesia e viceversa?
«Credo che la musica e la poesia siano in fondo la stessa cosa. Nascono da matrice unica che deriva dal nostro nocciolo più profondo, il nostro essere e il nostro sentire più intimo. Ognuno di noi ne possiede uno ed ognuno di noi è differente in questo. E’, l’evoluzione di un “sentire” e la necessità di “esprimere” che si forma dentro ogni artista, e che per ogni artista poi trova un mezzo differente per fuoriuscire, chi dipinge, chi scrive, chi compone, chi canta, chi danza, di possibilità ce ne sono tante. E’ per quello che i miei spettacoli sono una miscela di queste due arti, musica e parola sono le due espressioni artistiche del mio essere più profondo che mi sono più affini, che mi rispecchiano appieno e con cui credo, o meglio spero, di riuscire a dialogare e a creare un legame, seppur per breve tempo, con il prossimo».

Pensa che Parma dia abbastanza spazio agli artisti locali e permetta loro di emergere?
«Io non sono parmigiana, ed ho sempre creduto che Parma potesse offrire molto di più per tante ragioni, non solo perché è la patria della lirica, ai giovani artisti. E’ sempre stato difficile creare i propri spazi per crescere artisticamente e lavorare, si trovano “giardini privati” a cui non è possibile accedere e in questi ultimi anni oltretutto le difficoltà sono oltremodo evidenti perché questa lunga crisi ha di fatto quasi azzerato le già poche risorse a disposizione dei comuni e della pubblica amministrazione in fatto di cultura. Quindi non si investe sul nuovo, ma si va sul sicuro, sempre gli stessi nomi più o meno famosi. Se un paese non ha come missione la tutela e la diffusione della cultura e non la difende a spada tratta, resterà sempre un paese molto fragile a livello sociale e culturale con tutte le conseguenze che questo comporta. Si deve fare molto di più e con buone pratiche amministrative rivolte alla tutela del cittadino nella sua interezza, che riguardano la salute, lo studio, il lavoro, lo sport e la cultura, diventeremmo persone e cittadini migliori».

Lei è anche co-founder AeroDron. Di cosa si tratta? Il drone può essere un utile strumento di lavoro?
«
AeroDron la considero la mia seconda vita. Posseggo una vita da attrice-cantante a cui ho dedicato tutte le mie forze fin da giovane ed ora anche una vita da start-upper. E’ un progetto visionario a cui ho avuto la fortuna ed il privilegio di partecipare sin dalla sua genesi, e che ha l’ambizione di far crescere una società che sviluppa applicazioni e servizi con l’utilizzo di SAPR(droni). In questi ultimi anni si parla troppo e molto spesso a sproposito di questi strumenti, in rete e in televisione si può trovare di tutto, si accomunano a volte droni pressoché hobbistici a droni utilizzati in guerra, aumentando così la confusione e la poca chiarezza che ancora vige in questo mercato. AeroDron nasce nel 2013 grazie anche all’incubatore b-ventures di Parma ed agli investitori che hanno creduto in questo progetto ed ha come missione la tutela ed il controllo del territorio che è un bene comune. Ad oggi abbiamo fortificato la nostra presenza sul mercato e siamo riconosciuti come una delle poche società in Italia che opera ad alti livelli in vari settori come la fotogrammetria, l’agricoltura di precisione e la mappatura territoriale per il controllo del rischio idrogeologico, grazie anche a collaborazioni e sperimentazioni molto importanti con Università e industrie del territorio che ci hanno permesso di sviluppare progetti e di sperimentare. Siamo l’unica società in Italia ad aver già eseguito, per oltre 30 comuni della regione, la mappatura delle coperture in MCA e stiamo continuando a investire in tecnologia e metodologie di rilievo con sensori sempre più sofisticati. Il mondo dei droni è regolamentato dall’ ENAC, l’Ente Nazionale di Aviazione Civile, questo ha permesso e permetterà in futuro, di costruire un mercato sempre più professionale con figure altamente qualificate. Il drone sarà senza dubbio uno strumento che apporterà cambiamenti importanti nel modo di acquisire dati utili alla salvaguardia del territorio e per la salute del cittadino e stiamo lavorando perché AeroDron possa dare il suo contributo».

Ha ancora un sogno nel cassetto che spera di realizzare?
«Non si dovrebbe mai smettere di avere sogni nel cassetto, sono l’unica cosa che ci fa alzare la mattina con uno scopo. Sì, ne ho ancora tantissimi! Anzitutto continuare a progettare, cantare e recitare in spettacoli che mi appassionano con artisti da cui poter imparare, e poi mi auguro di poter continuare a far parte di una società ad alto contenuto tecnologico come AeroDron perché possa crescere e sviluppare tutto il suo potenziale. C’è ancora tanto lavoro da fare, devo solo rimboccarmi le maniche».

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