23 Ottobre 2016

Maria Teresa Lonetti, la voce del Sud contro il malaffare

Maria Teresa Lonetti, la voce del Sud contro il malaffare

INTERVISTA DELLA DOMENICA. La cantautrice calabrese scrive in italiano e in dialetto, racconta della sua terra natia e collabora con Eugenio Bennato. “A Parma devo dire grazie”.


Nata in Calabria e cresciuta a Parma, racconta di sé e della sua terra attraverso la musica folk. Determinata, coraggiosa e che dal far musica per hobby è passata a volerne fare la professione di tutta una vita. Questa è Maria Teresa Lonetti, che grazie anche ad un “pizzico di sana pazzia” è riuscita anche ad avviare una collaborazione artistica con Eugenio Bennato. “Una canzone contro la violenza e la sopraffazione che diventa una coraggiosa sfida al malaffare calabrese, nella voglia di riscatto e di futuro espressa da una fiera donna del sud.” Queste le parole dello stesso Bennato dinanzi al nuovo singolo della cantautrice, “Spèra”, dove la stessa si ribella al malaffare che caratterizza la sua terra d’origine e propone di combatterlo non con le armi o con la sopraffazione, ma con una rivoluzione di pensiero.

Calabrese d’origine e parmigiana d’adozione, da dove nasce la tua musica? E da dove la scelta di cantare, talvolta, in dialetto?
Sì, vengo da Melissa, un piccolo paese della Calabria e mi sono trasferita qui a Parma da studentessa. Quando sono arrivata sapevo sì suonare la chitarra, avevo già scritto qualche testo, ma il mio progetto di musica si è sviluppato qui a Parma. Ho iniziato a scrivere canzoni a 15 anni, ma le tenevo per me. Suonavo per hobby. Solo dopo, grazie all’appoggio delle persone vicine, ho iniziato a fare del mio progetto ideale qualcosa di concreto. Ho cominciato a suonare in diverse band, cantando canzoni di altri, finché 9 anni fa è nata la mia prima band. La scelta di cantare in dialetto, invece, l’ho maturata negli ultimi 4/5 anni, dopo l’uscita del mio primo album (La grande danza). Credo che per iniziare a scrivere in dialetto si debba sentire una forte esigenza, essere spinti da una grande motivazione. Non si tratta di una scelta del tutto razionale. Quando io scrivo della mia terra sento la necessità di esprimermi in dialetto, viene tutto molto spontaneo. E’ l’esigenza di raccontare le mie origini che mi spinge a non utilizzare l’italiano.

Lo scorso 13 ottobre è uscito Spèra, il tuo nuovo singolo in dialetto melissese e con la direzione artistica di Eugenio Bennato. Cosa racconta il brano?
Alla base di Spéra c’è, in primis, il dualismo del titolo, che in dialetto significa “spara” e in italiano, appunto, “spera”. Si tratta di una sfida al malaffare, all’omertà, alla chiusura di pensiero che purtroppo dilaga nella mia terra. Il testo racconta di una ribellione, di una rivolta fatta non con la prepotenza, con l’utilizzo di armi, con l’abuso di potere, ma col pensiero stesso. La ribellione più forte che possa esistere è infatti proprio quella che parte dalla volontà di aprire il pensiero, la mentalità a 360°. Se si parte dal pensiero la ribellione risulta molto più profonda.

Come è nata la collaborazione con Eugenio Bennato?
Conosco Eugenio da più di tre anni e il tutto è nato in modo molto spontaneo e naturale. Una sera ero a cena con degli amici cantanti e gli ho detto che forse avrei potuto provare a contattare via mail un rappresentante di musica popolare nel mondo, quale Eugenio Bennanto. La risposta è stata un mix di risate e prese in giro. “Sai quante mail riceve Bennato, di certo non risponderà alla tua!”- dicevano. Ma tornando a casa io l’ho fatto lo stesso: ho trovato l’indirizzo mail sul web e gli ho inviato un mio video (Terra d’acqua e focu), che pare averlo colpito molto. Infatti mi ha contattato. Da allora ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a collaborare. Abbiamo lavorato insieme a dei brani e ho avuto modo di suonare nei suoi concerti come ospite o addirittura di aprire gli stessi concerti. La cosa più bella, però, è che si è instaurato tra noi un forte legame affettivo. Come anche con la sua compagna, nonché artista napoletana, Pietra Montecorvino – che canta anche in Spèra – con tutto lo staff che lavora con lui e i suoi musicisti. Ho sempre cercato di trarre il meglio da Eugenio, dai nostri incontri. Ho sempre cercato di apprendere il più possibile. Da lui ho imparato tantissimo, non solo per quanto riguarda la musica, ma anche per tutto quello che concerne un sano atteggiamento nei confronti della stessa.

Riuscire ad avviarsi alla carriera artistica non è una passeggiata, quali sono le più grandi difficoltà, le sfide che hai dovuto affrontare per arrivare a quello che sei oggi?
Esatto, non è semplice. Ci vuole coraggio e forse anche un pizzico di sana pazzia. Crederci realmente ed essere mossi da una passione pura è il segreto per andare avanti e superare i tanti NO che si ricevono. E bisogna sempre essere umili. Purtroppo la gente è sempre proiettata verso le critiche, ti dice che non ce la farai, e questo non aiuta di certo. Ma io voglio veramente vivere di musica, e voglio provare a farlo in tutti i modi. Se andrà bene allora avrò raggiunto il mio obiettivo, se non andrà come spero potrò almeno dire di averci provato al 100%, e non mi resteranno rimpianti o dubbi.
La difficoltà più grande riscontrata fin ora nasce proprio da questa forte determinazione. Spesso il fatto di essere molto convinto può essere inteso come presunzione, ma non sempre è così. Anche cantare in dialetto, inoltre, non è semplice: c’è una forte chiusura nei confronti questo tipo di sonorità, diversa dal solito. Io però ho sempre visto le difficoltà come un modo per ripartire. Per un anno ho stoppato la mia attività perché non ero del tutto proiettata con convinzione alla musica, ma poi ho capito che la musica è quello di cui voglio vivere, e proverò a farlo. Ho due motti: “Carpe diem” e “Volere è potere”. A farti dire no si fa sempre in tempo, per cui cosa costa provare?

Come hai detto prima, il tuo progetto musicale è nato a Parma. Come la città ha accolto la tua musica?
A Parma devo dire grazie. E’ la mia seconda casa, sono cresciuta qui come persona e musicalmente. Grazie al sostegno di molti amici e gestori di locali ho suonato un po’ ovunque. Sono veramente grata a questa città. In particolare ringrazio il Fuori Orario, che mi ha sempre dato fiducia e dove ho suonato molte volte con la mia band e due anni fa anche con Bennato. Il Fuori Orario, ma non solo, è sempre stato aperto alla mai musica, pur non essendo io molto famosa. Naturalmente io non sarei nessuno senza la mia band (Massimo Spadotto, Fiorenzo Fuscaldi, Flavio Spotti), ma con loro mi sento forte di poter fare della buona musica. E’ molto importante quello che dai quando sei sul palco: se sei generoso con la tua musica la gente ti ascolta con piacere, e devo dire che questo a Parma non manca.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetti dalla tua musica?
Al momento sto lavorando ad un EP per la distribuzione internazionale con Giovanni Amighetti alla produzione, Sidiki Camara (Bill Frisell, Habib Koine’) alle percussioni e Luigi Panico (di Officina Zoe’) alla chitarra.  Stiamo registrando al Dudemusic di Correggio. E’ un mio sogno quello di portare le mie canzoni anche all’estero. In Italia, invece, ci sono in ballo delle date su Napoli e Roma. Con Eugenio abbiamo toccato molte piazze e dalla prossima primavera faremo una tournée al Sud. Poi spero anche in proposte di concerti singoli, per la mia band intendo, a prescindere da quelli con Bennato. La Calabria e Parma saranno sempre due punti di appoggio per me, ma se voglio fare questo lavoro dovrò – e ne ho anche molta voglia – andare in altri posti. Meglio essere cittadini del mondo, seppur una base la si deve avere. Infine spero, un giorno, di portare la mia musica anche in America, dove sono nata. Intanto, venerdì 28 ottobre sarò alla Colombofila, dove suoneranno i Kalevala e ci sarà anche un concerto solista di Faris Amine. Potete venire ad ascoltare la mia musica.

 

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