14 Giugno 2019

Mammografia, farla aiuta la diagnosi precoce

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Mammografia, farla aiuta la diagnosi precoce

Intervenire per tempo riduce la mortalità. Musolino: “Quando arriva la lettera di invito dell’Ausl, non sottovalutatela. Una donna su otto oggi rischia di sviluppare un tumore al seno”


Una donna su otto corre il rischio di sviluppare un tumore al seno nell’arco della vita. Per quanto negli ultimi dieci anni l’incidenza si sia stabilizzata, a Parma ogni anno vengono diagnosticati 450 nuovi casi. Parma è sede dal 2016 della Breast Unit, un programma interaziendale Azienda Ospedaliero-Universitaria e Azienda Usl di cui è responsabile il dottor Antonino Musolino, oncologo dell’Ospedale Maggiore di Parma.

Dottor Musolino, perché è importante la Breast Unit?
«Breast è un approccio multidisciplinare alla patologia, un percorso per la diagnosi ed il trattamento delle neoplasie mammarie che coinvolge tutti gli specialisti, dai medici al radiologo all’infermiere. Si è dimostrato che dove c’è una Breast Unit si riduce la mortalità cancro correlata del 18%. Esistono 60 Breast Unit in Italia, in Emilia Romagna 12 e nel 2018 è nato anche il coordinamento regionale per omogeneizzare attività e programmi.»

Si è ridotta la mortalità, come?
«Grazie alla diagnosi precoce tramite screening mammografico e grazie ad una migliore efficacia delle cure, sempre più mirate, che affiancano l’intervento chirurgico.» 

Quando un tumore al seno è “preso in tempo” e si parla quindi di diagnosi precoce?
«L’equazione è semplice: più il tumore è piccolo più si ha una buona prognosi. La mammografia è l’unico esame davvero efficace per la diagnosi precoce e l’invito a tutte le donne è di aderire al programma di screening mammografico.»

A che età occorre fare la mammografia?
«Dai 45 ai 49 anni, ogni anno. Tra i 50 e i 74 anni, ogni due anni. Le donne sono invitate con una lettera dell’Ausl di Parma ad effettuare gratuitamente la mammografia. L’adesione è sopra il 50%, ma bisogna arrivare almeno al 70%.»

Molte donne pensano che la mammografia sia un esame doloroso…
«La mammografia non è un esame invasivo. Richiede una compressione, ma serve ad aumentare la sensibilità della tecnica e ridurre l’esposizione alla radiazione. Va messo in conto un leggero fastidio, nulla a fronte dei benefici.»

Quando si aggiunge anche l’ecografia?
«L’ecografia è un esame che si aggiunge alla mammografia per avere un’indagine più completa ma più che altro per le giovani donne che hanno tessuti più densi e meno visibili ai raggi.»

Quando colpisce le donne in tarda età è meno aggressivo?
«Sull’aggressività non incide tanto l’età ma altri fattori. Per esempio la dimensione, non averlo preso in tempo, se ha dato metastasi linfonodali. Però si può dire che è una patologia legata all’invecchiamento.»

In caso di precedenti in famiglia, bisogna anticipare la mammografia?
«Alle donne sotto i 45 anni, fuori dalla fascia di screening, è sempre raccomandato il controllo con l’autopalpazione. Il tumore mammario è molto frequente ed è inevitabile che si abbiano casi in famiglia. Non bisogna confondere la familiarità con l’ereditarietà. Per eseguire un test genetico ci deve essere un rischio oggettivo. Non è detto che ci sia sempre una mutazione genetica, questa si riscontra in meno del 10% di tutti i casi di tumore.»

Si parla molto di personalizzazione delle cure, perchè?
«Il percorso deve essere sempre personalizzato. Non bisogna mai dimenticare che non c’è una donna uguale all’altra e che ogni malattia oncologica è diversa dall’altra.»

di Rosaria Frisina

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