27 Ottobre 2015

Mafia e Parma. Al via a Bologna il processo “Aemilia”

Mafia e Parma. Al via a Bologna il processo “Aemilia”

Alla sbarra anche l’ex-assessore Giovanni Bernini, rinviato a  giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. tentativi di infiltrazioni politiche a Parma, Salso e Sala Baganza. Sindacati parte civile


L’udienza preliminare del processo Aemilia contro la `ndrangheta inizierà il 28 ottobre alle 8.30 e si terrà a Bologna nell’aula speciale, allestita nel padiglione 19 della Fiera, in piazza della Costituzione. L’operazione è stata denominata “Aemilia”, perché riguarda le città di  Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia.

Si tratta di un processo delicato, che riguarda importanti intrecci tra mafia, affari e politica che aveva pericolosamente intaccato il nostro territorio Anche la politica locale è coinvolta nell’inchiesta. Gli inquirenti hanno documentato attività di supporto e tentativi di influenzare le elezioni amministrative da parte degli affiliati al gruppo criminale in vari comuni dell’Emilia. Per quello che riguarda la nostra provincia si parla di Parma nel 2002, Salsomaggiore nel 2005 e Sala Baganza nel 2011.

Il politico più noto rimasto coinvolto nell’inchiesta e poi rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa è l’ex-presidente del consiglio Comunale di Parma ed ex-assessore Giovanni Bernini, avrebbe chiesto voti da elettori parmensi legati alla ‘ndrangheta durante la campagna elettorale del 2007. In cambio l’ex assessore di Forza Italia avrebbe promesso favori per appalti e pratiche amministrative.

Per quanto riguarda gli affari e gli appalti le persone sotto processo esercitavano “una sistematica pressione estorsiva – secondo gli inquirenti – esercitata nei confronti di imprenditori locali e finalizzata a imporre, nella fase di esecuzione delle opere, la scelta di subappaltatori e fornitori, tra quelli di riferimento dell’organizzazione criminale”.

L’avviso di fissazione del Gup Francesca Zavaglia è in notifica ai 219 imputati; sono un centinaio le persone offese individuate. Il giudice ha fissato un calendario con 29 giorni di udienza tra ottobre, novembre e dicembre

Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia Romagna, insieme ad alcune strutture dei territori interessati dai fatti criminosi, si costituiranno Parte Civile nel processo. “È precisa convinzione di queste Organizzazioni sindacali che quanto accaduto vada combattuto nelle aule giudiziarie con la massima determinazione possibile, allo scopo di cancellare la presenza di questa consorteria criminale dal tessuto economico della regione.

Sono stati violati diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori che operavano nelle imprese coinvolte nei fatti contestati, sono state stravolte le regole del mercato del lavoro, si è agito da parte di costoro con la minaccia, la violenza e la ritorsione, colpendo diritti e determinando condizioni di lavoro inaccettabili, imponendo il “metodo mafioso” alle relazioni economiche e del lavoro.

Sono stati lesi principi e valori di riferimento nell’azione del sindacalismo confederale, in primo luogo il fatto che la tutela dei diritti sociali e del lavoro richiede un contesto di piena affermazione della legalità. È stato ferito un territorio, una regione, che in questi anni ha visto protagoniste le Istituzioni, le Organizzazioni sindacali, il mondo associativo, l’insieme della società civile, nell’azione finalizzata ad impedire la penetrazione della criminalità organizzata nell’economia legale. Sono numerosi gli atti negoziali, i protocolli, il sostegno all’azione legislativa, le ripetute denunce delle Organizzazioni dei lavoratori, che testimoniano questo.

Ma ciò non è bastato. Purtroppo non ha impedito che accadessero fatti e si determinassero situazioni aberranti come quelle scaturite dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il processo alla ‘ndrangheta che ha messo radici in Emilia Romagna deve perciò servire a questo: condannare i responsabili di questi gravissimi fatti, impedire che agiscano ancora, sradicare questo sodalizio criminale, riaffermare i diritti dei lavoratori. Ma, nel contempo, dare senso compiuto e forza all’affermazione della legalità economica e nel lavoro, affinché non risulti vano ciò che è stato fatto dai tanti soggetti che si sono impegnati in questa direzione in questi anni.

Cgil Cisl e Uil hanno scelto di costituirsi Parte Civile, insieme ad altre associazioni ed espressioni della società civile, per ribadire con fermezza e determinazione la volontà di sconfiggere le mafie”. 

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