18 marzo 2019

L’Ospedale di Parma tra progetti in cantiere e novità in arrivo

L’Ospedale di Parma tra progetti in cantiere e novità in arrivo

Dal nuovo Centro oncologico all’ospedale delle mamme, il futuro del Maggiore raccontato dal nuovo direttore sanitario Ettore Brianti


Grandi progetti ed investimenti in arrivo per l’Ospedale di Parma. Opere in fase di esecuzione, riorganizzazioni, nuovi interventi strutturali. A raccontare le novità del prossimo triennio, Ettore Brianti neodirettore sanitario del Maggiore.

Quali sono le principali novità che riguardano l’Ospedale di Parma?
«Ne abbiamo diverse in cantiere. Partiamo dal Centro oncologico, già in fase esecutiva, che riunirà in un’unica struttura le specialità legate all’oncologia per diventare un centro unico di riferimento per la prevenzione e la cura dei tumori. Poi, l’ospedale delle mamme, ovvero il riassetto dell’area materno infantile, ginecologia e ostetricia, che permetterà una presa in carico completa della mamma e del neonato. L’idea in realtà è anche più ampia: creare un polo dedicato alla cura della donna, con tutti i percorsi sanitari che la riguardano, dallo screening oncologico alla fecondazione assistita. Nell’ambito delle riorganizzazioni, poi, in ortopedia completeremo l’intervento già avviato con l’attivazione della quarta sala operatoria dedicata alla traumatologia. Ed infine, una novità assoluta: la chirurgia robotica, che potrà avere campo di azione in vari ambiti dall’urologia alla chirurgia generale.»

Parliamo di tecnologie, sono stati annunciati investimenti…
«Sì, rinnoviamo il parco tecnologico con l’acquisto di apparecchiature avanzate: una tac intra operatoria per l’area neurochirurgica e di chirurgia maxillo facciale e otorinolaringoiatrica. Per la diagnostica, sono in corso la sostituzione di tre tac, due angiografi per emodinamica, due mammografi e una delle due risonanze 1,5 tesla in funzione. Infine, proprio in questi giorni è in fase di installazione un acceleratore lineare di ultima generazione in Radioterapia. Si tratta di 10 milioni di euro di investimenti.»

Le priorità da affrontare?
«Alcune riorganizzazioni già in corso come quella delle chirurgie e delle medicine. Saranno poi ampliati gli spazi per migliorare l’accoglienza e l’accesso dell’utenza del Centro prelievi. Entro giugno poi riorganizzeremo il comparto operatorio di emergenza e urgenza.»

Il Pronto Soccorso è una criticità?
«Il Pronto Soccorso del Maggiore risponde ad un territorio ampio e con un flusso elevato, coprendo oltre la metà del territorio provinciale. Basti solo pensare che nell’ultimo anno gli accessi sono stati di oltre 130.000 tra punto Pronto soccorso e Punto bianco. Inoltre, per gestire al meglio le emergenze epidemiologiche tipiche dell’inverno, ad esempio l’influenza, abbiamo potenziato l’accoglienza, allestendo 56 letti in area internistica, in particolare nelle Torri delle Medicine, in Clinica e Terapia Medica e in Geriatria.»

Si parla di carenza di personale medico…
«In alcune specialità si fa più fatica a reperire personale medico. Ma in realtà, come numero siamo cresciuti, abbiamo aumentato in tre anni l’organico con 120 assunzioni in più tra medici e infermieri per un totale di 3922 dipendenti.»

Secondo lei come è percepito dai cittadini l’Ospedale?
«Credo non sia percepita l’eccellenza erogata quotidianamente. Fanno più notizia gli scandali, le lamentele. L’Ospedale di Parma, oltre ad essere polo universitario, sede di studi e ricerche scientifiche è l’ospedale in Regione con tutte le specialità. È inoltre centro hub, ossia punto di riferimento regionale per molte funzioni: trapianti di organo, grandi ustioni, malattie cardiache e cardiochirurgia, neurochirurgia e neuroradiologia, grandi traumi, genetica medica, terapia intensiva neonatale, emofilia, fibrosi cistica, sindrome di Moebius, rischio eredo-familiare per il carcinoma di mammella e ovaio. Inoltre con il 118 e l’elisoccorso, che proprio in quest’ultimo anno ha iniziato anche i voli notturni, siamo punto di riferimento per un territorio che copre 3 province, da Piacenza a Reggio Emilia».

La sanità pubblica ha appena festeggiato i suoi primi 40 anni, come si sta muovendo il servizio pubblico? 
«Credo che la sanità pubblica sia un privilegio, un servizio a titolo gratuito garantito a tutti. Il piano interaziendale che stiamo portando avanti con l’Ausl sta andando verso un sistema sanitario territoriale sempre più integrato ed in grado di lavorare in rete per fornire il miglior modello sanitario e assistenziale. Pensiamo alle Case della Salute, al modello delle cure intermedie, alla collaborazione con gli ospedali di Fidenza e di Borgotaro. A tutto questo va aggiunta anche la presenza nel nostro territorio di una collaborante sanità privata accreditata. Aggiungo tra i progetti in corso, lo sviluppo del Pud, un punto unico per la presa in carico condivisa delle dimissioni difficili e protette, e dell’ospedale di comunità al Barbieri, un servizio integrato con il territorio e con i medici di medicina generale rivolto a quei pazienti che non necessitano di ricovero ospedaliero ma hanno bisogno di un’assistenza sanitaria che non potrebbero avere a domicilio. In questa ottica, stiamo già sperimentando l’unità mobile, con geriatra ed infermiere, che interviene direttamente nelle case protette con un duplice vantaggio: evitare ricoveri inappropriati e mantenere l’anziano nel suo ambiente senza ospedalizzarlo.»

La sfida più imminente? 
«Non lontana, a maggio avremo il processo di accreditamento regionale (una certificazione di qualità, ndr) per tutto l’ospedale.»

di Rosaria Frisina

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