16 Giugno 2019

Tra le persone che si ammalano di tumore una su tre è in età lavorativa

Tra le persone che si ammalano di tumore una su tre è in età lavorativa

L’Ospedale organizza incontri con le aziende per illustrare i percorsi terapeutici e studiare delle strategie condivise per affrontare le cure dei lavoratori


Tra le persone che si ammalano di tumore, una su tre è in età lavorativa. E conciliare tempi di cura con la vita professionale spesso è difficile, per molti impossibile. Secondo il Rapporto 2019 della Federazione Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) il 20 per cento dei lavoratori colpiti da malattia oncologica ha dovuto abbandonare il lavoro o chiedere il prepensionamento mentre il 10 per cento ha dovuto ridurre l’orario di lavoro. Il 5,5% di loro, il lavoro lo ha proprio perso.

Le statistiche sono aridi numeri ma utili a fotografare un disagio dichiarato dagli stessi pazienti che, tra i problemi principali che hanno dovuto affrontare dopo la diagnosi di tumore, hanno messo al primo posto le difficoltà psicologiche con ricadute legate al lavoro, ai rapporti sociali e alle disponibilità economiche lamentate da quasi il 35% dei lavoratori coinvolti, sempre nell’indagine Favo 2019. Pur essendo consapevoli delle difficoltà che possono emergere durante le terapie e delle assenze a cui sono costretti, la quasi totalità degli intervistati ritiene che continuare a lavorare sia fondamentale per combattere con più grinta il tumore.

Se è vero che oggi di tumore si guarisce con maggiore frequenza di un tempo – spiega il prof.Francesco Leonardi direttore dell’Oncologia medica dell’Ospedale Maggiore di Parma – è altrettanto vero che si deve convivere con la malattia più a lungo. E grazie alle nuove terapie antitumorali si possono raggiungere buoni livelli di qualità della vita con tempi di recupero anche in ambito lavorativo più veloci rispetto a qualche anno fa”.

Spesso la diagnosi di una malattia neoplastica comporta nel paziente una crisi d’identità – spiega la psicologa Cecilia Sivelli – venendo a creare uno spartiacque indelebile “tra un prima e un dopo”. Ma la persona che si ammala, pur essendo portatrice di nuovi bisogni e necessità, continua ad essere la ‘Persona’ che è sempre stata. Ecco allora che la propria realtà lavorativa rappresenta spesso, per il paziente, un aspetto nevralgico e prezioso da preservare e mantenere attivo, affinché sia conservata una parte importante della propria persona: quella in grado di svolgere il proprio ruolo professionale e di attribuire ad esso un proprio significato esistenziale”.

Partendo da questi presupposti i professionisti dell’Ospedale Maggiore incontreranno le aziende per illustrare i percorsi terapeutici dei pazienti oncologici e approfondire, con le aziende stesse, le ripercussioni del periodo di cura nel mondo del lavoro con l’obiettivo di guardare la malattia con gli occhi dell’imprenditore e cercare le risposte che meglio si conciliano con la vita dei pazienti. Il primo incontro si terrà martedì 18 giugno alle ore 16.30 nei locali della Radioterapia dell’Ospedale Maggiore di Parma (Pad. 14, ingresso via Gramsci). Saranno presenti i direttori della Radioterapia Nunziata D’Abbiero e dell’Oncologia medica Francesco Leonardi.

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