29 Aprile 2017

Legambiente: “Troppe le aree a rischio cementificazione”

Legambiente: “Troppe le aree a rischio cementificazione”

A Parma gli esempi di urbanizzazione sono la TI-BRE “un danno al territorio ed alla comunità”, l’espansione dell’aeroporto di Parma, l’Agrivillaggio a Fornovo Taro e la pista da motocross su 40 ettari di campagna a Sissa-Trecasali


Troppe le aree verdi nella nostra regione che corrono il rischio di essere coperte dal cemento, nonostante la crisi. Questa la fotografia del Dossier pubblicato da Legambiente Emilia Romagna. Un documento che raccoglie molti casi emblematici, che vedono terreni vergini in procinto di essere urbanizzati o sotto minaccia di esserlo in breve tempo.

Infrastrutture per la mobilità, insediamenti terziari, ampliamento di imprese esistenti e, soprattutto, molti centri commerciali: sono queste le tipologie tipiche del consumo di suolo di questi anni.

A Parma, come visibile anche sulla mappa interattiva creata da Legambiente sono quattro le opere contestate:

  • La TI-BRE, a cui vengono contestati il consumo di suolo, il degrado paesaggistico, il danno d’immagine alla campagna del Parmigiano-Reggiano e l’attraversamento di un fiume, ma anche il passaggio della strada nelle immediate vicinanze di zone SIC e ZPS con impatti imprevedibili sulle specie protette presenti in zona.
  • L’Aeroporto di Parma, con cui il prolungamento di pista e strutture di servizio fino alla Fiera, chiuderebbe definitivamente un ampio triangolo di campagna all’interno di un perimetro di cemento e infrastrutture pregiudicandone dunque sia il valore ecologico, che quello agricolo, ed ipotecandone verosimilmente la futura urbanizzazione.
  • L’Agrivillaggio di Fornovo, il quale, secondo Legambiente, non risulta sostenibile per l’aumento di sprawl urbano che andrebbe a generare e per gli effetti sulla delicata situazione idrogeologica della zona
  • Una nuova pista da motocross a Sissa-Trecasali, che con i suoi 256.000 mq porterebbe una sottrazione di suolo all’agricoltura e ne ridurrebbe in modo significativo il valore ecologico e naturale

Casistiche che in buona parte non rientrerebbero nei limiti posti alle nuove urbanizzazioni dalla proposta di legge urbanistica “Bonaccini”: una carenza normativa che il Dossier intende espressamente sottolineare.

A questi interventi tematici si sommano le tante aree residenziali pianificate dai Comuni in aree agricole di pregio che potrebbero essere realizzate nei prossimi 5-6 anni.

Dopo l’ubriacatura immobiliare dei decenni pre-crisi, quindi, i tassi di consumo di suolo sono sì calati, ma non sono cambiate le logiche di fondo: lo dimostra il fatto che i Comuni continuano a facilitare qualsiasi nuovo progetto e a variare le destinazioni d’uso di aree, a seconda dei progetti che arrivano sul tavolo.

“Purtroppo – sottolinea Legambiente – la proposta di legge non sembra tener conto di questo fatto, non ponendo limiti a buona parte degli interventi edilizi che oggi risultano essere attuali. Inoltre la legge garantisce ai Comuni un periodo compreso tra 5 e 6 anni per trasformare il proprio territorio senza particolari restrizioni. Una possibilità che, si vede bene nel Dossier, buona parte dei Comuni e dei gruppi economici interessati dalla rendita fondiaria intendono sfruttare ampiamente”.

Tra il 1975 ad oggi il territorio urbanizzato della regione è più che raddoppiato, con oltre 100.000 ettari di campagna “consumata” e una perdita di produzione agroalimentare sufficiente a sfamare oltre 2 milioni di persone. Il territorio vergine è un bene ormai in via di esaurimento e ogni ulteriore consumo di suolo costituisce quindi una sottrazione al benessere delle generazioni che verranno, indipendentemente dalla velocità con cui avviene.

Legambiente sollecita quindi la consapevolezza e l’impegno di tutti i cittadini per chiedere alle amministrazioni, dal livello comunale a quello europeo, di fermare l’emorragia di consumo di suolo.

“Proprio in quest’ottica – conclude Legambiente – stiamo lavorando per la mobilitazione tutti i cittadini della nostra regione, sia attraverso azioni di contrasto alla bozza di nuova legge urbanistica regionale, sia attraverso la firma della petizione “Salva il suolo”, per chiedere una direttiva europea che ponga un freno allo sfruttamento del territorio.”

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