3 Agosto 2015

Legambiente e wwf: “Baganza, lavori brutti e pericolosi”

Legambiente e wwf: “Baganza, lavori brutti e pericolosi”

“L’Amministrazione ha sbagliato. Scomparsa del verde e canalizzazione dei fiumi non conterranno il rischio alluvione. C’è stata poca informazione”


Sono partiti col piede sbagliato i lavori di messa in sicurezza dei torrenti Baganza e Parma: scarsità di informazioni; progetti sconosciuti al pubblico; taglio indiscriminato della vegetazione ripariale; risagomature degli alvei che invece di contenere la piena rischiano di amplificarla, ottenendo l’effetto contrario.

Questa è la valutazione di Wwf e Legambiente in merito al lavoro in corso di esecuzione da Servizio Tecnico di Bacino (per il Baganza) e soprattutto di Aipo (per il Parma), con un insufficiente controllo da parte del Comune di Parma.

La riarginatura del Baganza nel tratto urbano, e della Parma in viale Europa, erano opere necessarie e di utilità condivisa anche da Wwf e Legambiente: una risposta urgente dovuta ai residenti, ma del tutto insufficiente, da sola, a restituire alla collettività un corso d’acqua in buono stato di salute.

Inoltre quello che avremo al termine dei lavori sarà un ambiente più brutto, con muri al posto di scarpate inerbite, la scomparsa di alberi ed aree boscate (basti vedere l’assurda desertificazione compiuta da Aipo nella Parma, tra ponte ferroviario e ponte nord), meno funzionale come corridoio ecologico, più canalizzato, meno capace di migliorare la qualità dell’acqua e con un minore equilibrio idromorfologico, il che renderà necessaria una manutenzione spinta, se si vorranno evitare sovralluvionamenti rispetto alla sezione di progetto. Detta in parole povere: la forza e la velocità delle acque in caso di piena aumenterà e, parimenti, aumenterà il rischio di esondazioni nei tratti critici a valle.

Insomma, un saldo negativo dal punto di vista ambientale, che purtroppo lo stesso progetto di riarginatura compensa solo parzialmente, con un ampliamento limitato della golena del Baganza e rinunciando a disegnare un nuovo assetto del torrente, lasciando in esistenza i 95 insediamenti abusivi e le attività produttive da delocalizzare.

Sotto questo profilo sono da apprezzare le recenti iniziative dell’Amministrazione Comunale di Parma: dallo stanziamento di fondi per la rimozione dell’abusivismo e la delibera urbanistica che incentiva la delocalizzazione delle fabbriche dal fiume. Purtroppo i tempi di attuazione sembrano essere molto lenti e, difficilmente, avranno un’azione incisiva di salvaguardia per l’autunno.

Un altro aspetto da rilevare è che solo dopo l’insistenza delle associazioni ambientaliste e del Comune, almeno STB sta procedendo ad un censimento preventivo delle alberature che saranno abbattute lungo il Baganza e che, a quanto si prospetta, lasceranno il posto ad un paesaggio spettrale. Questo rilevamento permetterà di procedere con un intervento di compensazione ambientale, che Wwf e Legambiente auspicano sia deciso anche in rapporto all’estensione della superficie che sarà sottratta al verde, e non solo al numero di alberi e che si privilegi la riqualificazione di tratti di corsi d’acqua, a partire dal torrente Parma.

Tale azione speriamo possa riguardare, seppur a posteriori, anche la decimazione compiuta da Aipo.

In mancanza di una valutazione d’impatto ambientale (che si auspica possa essere comunque fatta in una fase successiva), non è facile prevedere gli effetti di questi interventi sull’assetto del corso d’acqua a monte e a valle.

Oggi sappiamo che le cause del rischio idraulico stanno nella progressiva sottrazione di spazio, nell’incisione dell’alveo, nella canalizzazione e nell’aumento della velocità di propagazione delle piene: tutti aspetti che saranno aggravati con gli interventi progettati e che si giustificano solo con la necessità di intervenire con urgenza in un’area densamente abitata a causa di errori di pianificazione. Ma fuori dal contesto urbano sarà necessario realizzare interventi di segno contrario, che vadano verso un recupero dell’asta fluviale, che porti ad un saldo positivo in termini di qualità ambientale, così come prevede la variante al PAI in fase di approvazione da parte dell’Autorità di Bacino del fiume Po.

In tal senso è ora che si dia vita al cosiddetto Contratto di Fiume, ossia un percorso di concertazione paritario tra i tanti soggetti, istituzionali e non, che hanno competenze sui fiumi. Un compito che attiene alla Regione Emilia-Romagna e che diventa urgente attivare per il Baganza, dato che la discussione sulla cassa di espansione sta entrando nel vivo. Si è ancora in tempo per dare spazio ad un percorso virtuoso che contempli, in ugual modo, la sicurezza idraulica e la salvaguardia della naturalità del torrente, a vantaggio uniforme di tutti coloro che insistono sul Baganza, da monte a valle.

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