18 febbraio 2016

MARTINELLI, LA BELLEZZA DELL’APPENNINO


Musica, immagini e poesia per un luogo senza tempo, in cui s’intrecciano le storie più comuni, in un equilibrio perfetto


Bellezza. La bellezza della natura, la bellezza della vista dalla cima di un monte, la bellezza delle dita che sfiorano i tasti di un pianoforte, la bellezza della poesia che si fa voce e che racconta, rapisce, cattura. La bellezza di una terra, la bellezza di una cultura, la bellezza di chi abita e vive e sente e ama il posto in cui ha messo radici o in cui decide di metterle. La bellezza di chi, a volte, dà tutto per scontato. La bellezza di un ramo che s’infrange contro il cielo. La bellezza della neve che si poggia leggera sul prato. La bellezza della luna che, da lassù, contempla, inebriata d’eleganza, l’equilibrio mobile di un territorio che sembra non aver confini, di un lembo di terra che racchiude in sé tutta la sua unicità.

Il lavoro di Giovanni Martinelli racconta la bellezza, la delicatezza, l’estasi e l’unione perfetta di due anime che si rincorrono, si sfiorano e, finalmente, si confondono: quella dell’uomo e quella della natura. In quattro intensi minuti di cinema, il regista racconta l’Appennino parmense, oggi tra i luoghi riconosciuti dall’Unesco come Riserva MaB (Man and Biosphere). L’opera, intitolata “Un posto dove vivere”, prodotta dall’Associazione Culturale La Musa, con il patrocinio e il sostegno della Camera di Commercio di Parma, è stata realizzata in Val Parma, sul crinale del Monte Aquila, in vista della Lunigiana, sui Lagacci sopra la Val Cedra e sul Lago Santo, con riprese notturne sul Monte Tavola.

La scommessa di Martinelli era provare a regalare le stesse emozioni realizzando un racconto cinematografico di trenta minuti in cui s’intrecciassero fortemente la natura dell’Appennino e le storie di chi ci vive. Così, ha preso forma “Viverci”. «Si tratta di una vera e propria elegia – spiega il regista –, in cui s’intrecciano bellezza e arte di questi luoghi, con la complicità della luna e della sua maestosità».

Nel film compaiono sei personaggi che vivono la zona: Stefano, il fornaio; Giancarlo, il pastore transumante; Manuel, il taglialegna; Elena, la “raccoglitrice di frutti”; Cinzia, il gestore del maneggio; Antonio, la guida ambientale di Terre Emerse. Le loro storie si confondono in un’armonia senza tempo, tra Beduzzo, Corniglio, Bosco e oltre, verso i crinali della Val Parma.
A fare da filo conduttore, la musica composta ed eseguita al pianoforte da Luisa Pecchi. Coi titoli di coda, il poeta Attilio Bertolucci ricorda il valore del chilometro in montagna:

Ma lo sapete cosa vuol dire chilometro in montagna.
Quanti prati, e siepi e boschi racchiude la parola, e di conseguenza quante ginestre e genziane e garofani selvatici e mirtilli e lamponi ed in questa stagione, un miracolo, piccole fragole profumate.

Il film concorrerà al Festival del cinema della montagna di Trento, giunto alla sua 64° edizione.

Da / 3 anni fa / Cultura /

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