14 marzo 2017

La Sadam si converte all’acido (levulinico). A San Quirico il futuro si colora di verde

La Sadam si converte all’acido (levulinico). A San Quirico il futuro si colora di verde

Investimento di 6 milioni di euro, targati Sadam (gruppo Maccaferri) e Bio-On, per produrre acido levulinico, componente fondamentale delle plastiche biodegradabili


La notizia è di qualche giorno fa. Bio-On, S.p.A. attiva nel settore della bio plastica, e Sadam, controllata dal Gruppo Maccaferri, lavoreranno insieme – nei prossimi 3 anni e con un budget di sei milioni di euro – nello stabilimento di San Quirico di Trecasali, per costruire un impianto dimostrativo e sviluppare processi industriali per produrre acido levulinico.

Fino ad oggi i principali utilizzatori di acido levulinico sono stati il settore agricolo, farmaceutico e cosmetico, ma questa molecola naturale contribuisce anche alla creazione dei nuovi carburanti ecologici, fertilizzanti e antiparassitari. Recenti studi, però, l’hanno individuato come componente fondamentale nella produzione di nuove plastiche biodegradabili. Si tratta di una delle sfide industriali del futuro e per questo si stima che nel breve volgere di 7-8 anni la richiesta di acido levulinico cresca di 150-200 volte. E qui entra in gioco lo stabilimento Sadam di San Quirico, che da tempo è alla ricerca di una conversione, visto che la produzione di zucchero da barbabietola, non è più sostenibile.
Da un lato quindi la società bolognese Bio-on, che ha progettato e brevettato la prima plastica PHA al mondo completamente bio-based (certificato nel 2014 dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti) ed al 100% biodegradabile naturalmente in acqua e nel suolo (certificato nel 2008 da Vincotte) senza l’utilizzo di solventi chimici, dall’altro la Sadam, storico produttore di zucchero, ora di proprietà del gruppo Maccaferrri. In mezzo un investimento di 6 milioni di euro e un impianto da rilanciare. L’obiettivo del progetto è dimostrare la possibilità di realizzare un processo produttivo a costi competitivi e basso impatto ambientale, che permetta di essere replicato su scala più elevata. Se l’operazione avrà successo, vi saranno positive ricadute occupazionali, ma soprattutto si rafforzerà il polo della biochimica emiliana, senza dimenticare la cara, vecchia, barbabietola, perchè una delle basi di produzione dell’acido, potrebbe essere ancora lei!

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