19 Aprile 2018

La procura sull’alluvione: “Chiesto rinvio a giudizio per Pizzarotti per disastro colposo”

La procura sull’alluvione: “Chiesto rinvio a giudizio per Pizzarotti per disastro colposo”

Si deve verificare se ci fu un mancato allarme per i fatti avvenuti nel 2014


L’indagine sul sindaco deve andare avanti. Secondo la procura si dovrà valutare con un processo se esistono delle responsabilità nel non aver informato i cittadini di quanto stava accadendo, neppure quando l’alluvione del 2014era già in corso. Il pm a gennaio scrisse che “il sindaco non lanciò mai l’allarme, nemmeno dopo il crollo del ponte della Navetta”. Per questo la procura ha chiesto il rinvio a giudizio di Federico Pizzarotti e altri quattro dirigenti.

I fatti si riferiscono all’alluvione del 13 ottobre del 2014, che devastò il quartiere Montanara, provocando danni milionari e feriti. Oltre a Federico Pizzarotti  rischiano il processo per lo stesso reato l’ex comandante della municipale Gaetano Noè, l’ex dirigente della protezione civile della Provincia, Gabriele Alifraco, il direttore dell’Agenzia regionale della protezione civile, Maurizio Mainetti, Claudio Pattini, responsabile della protezione civile del Comune. Stralciata, invece, la posizione di Francesco Puma, ex segretario generale dell’Autorità di bacino del Po.

Secondo l’accusa “pur essendovi obbligato già a partire dal 2012 il sindaco non aggiornò il piano comunale di Protezione Civile”, in questo modo mancando di esercitare il suo potere di attivazione della fase di preallarme/allerta “neanche a seguito del crollo del ponte Navetta. Oltre a questo il sindaco “non provvedeva neanche ad aggiornare i nominativi delle funzioni di supporto e i relativi contatti telefonici, fax e email, utili a consentire la necessaria divulgazione delle informazioni all’interno della struttura di protezione civile e del Comune di Parma, rendendo di fatto impossibile la conoscenza di tutte le allerte pervenute a partire dall’8 ottobre 2014 e fino al 13 ottobre 2014 e non attivando il presidio territoriale”.

Il sindaco conferma quanto detto a gennaio, quando gli venne comunicata fu la notizia di chiusura indagini: “Voglio ripetermi, perché è doveroso e pure necessario: abbiamo fatto tutto quello che si poteva e doveva fare, lo racconteremo con estrema chiarezza sia per il bene dell’istituzione che rappresento sia per il bene di Parma”.

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