19 Settembre 2017

Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari

Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari
Intitolato a Danilo Mainardi l’Auditorium del Campus di Cà Foscari

Cerimonia gremita di studenti e rappresentanti del mondo scientifico. Da Parma, il ricordo del prof. Parmigiani: “Un grande scienziato, indimenticabile il contributo dato alla ricerca”


Lo spirito di ricerca è innato nell’uomo. In una specie, come l’Homo sapiens, che ha imboccato la strada dell’evoluzione culturale è un’attitudine alimentata dalla curiosità, dalla passione e dalla libertà di pensiero, sgomberando la mente dai preconcetti può portare a quelle grandi scoperte che cambiano il mondo”. Danilo Mainardi sintetizzava così, davanti ad una platea di dottorandi, le basi biologiche e l’anima profonda della ricerca. Lo diceva con quel suo inconfondibile tono pacato, di chi le parole non le spreca e le sa misurare in modo sapiente. Chi lo ha conosciuto sa che affrontava il suo lavoro con amore, una vita dedicata allo studio, alla ricerca applicata in laboratorio, all’osservazione in mezzo alla natura, quella diretta con binocolo alla mano per catturare segreti che solo la lente della pazienza, del desiderio di farsi stupire e di scoprire riesce a cogliere.

Oggi, a sei mesi dalla sua scomparsa, l’Università di Venezia Cà Foscari ha reso omaggio al grande etologo, intitolandogli l’Auditorium del Campus scientifico di Via Torino. Una cerimonia commemorativa che ha visto la partecipazione numerosa di studenti, relatori, studiosi e divulgatori che hanno collaborato con il professore, lo hanno conosciuto a vario titolo o ne sono stati allievi. Tutti presenti a rendere onore al professore “amico degli animali”, come veniva spesso chiamato, ad uno dei padri dell’etologia italiana. Tra questi, anche il giornalista e suo amico Piero Angela, che aveva scelto Mainardi come ospite fisso nelle sue puntate di Quark. Angela ha ricordato la sua figura di abile divulgatore, in grado di narrare la scienza con semplicità, pur senza sminuirla, rendendola alla portata di tutti. «Non si scomponeva mai, non l’ho mai visto arrabbiarsi anche nelle situazioni più scomode – ha raccontato commosso -. Con lui era sempre buona la prima, aveva la capacità straordinaria di passare lo schermo e arrivare alla gente».

La cerimonia a Cà Foscari ha consentito di tracciare il profilo umano e scientifico dello studioso, mettendo in evidenza i più rilevanti contributi alla cultura etologica e naturalistica del nostro paese. Da Parma, fra i relatori intervenuti a portare una testimonianza anche il prof. Stefano Parmigiani, uno dei primi allievi di Mainardi e suo successore, professore di Biologia applicata, Etologia e Psicobiologia dell’Università di Parma.
«Danilo Mainardi è un volto noto al vasto pubblico per la sua intensa attività di divulgatore, che nasceva dal suo amore per la natura e la passione per il mondo animale, ma va ricordato prima di tutto che è stato un grande scienziato, di fama internazionale, il cui contributo alla ricerca è stato enorme, grazie al suo approccio evoluzionistico, comparato e multidisciplinare – afferma Parmigiani –. L’ho conosciuto come allievo negli anni settanta e ha acceso in me definitivamente la passione che già nutrivo per l’etologia, lo studio del comportamento animale che per Mainardi includeva anche l’uomo – continua- .Non tutti sanno che la prima scoperta che ha reso famoso Danilo risale agli anni sessanta proprio all’Università di Parma con gli studi sull’imprinting olfattivo nei topi. Mainardi aveva spalmato di Violetta di Parma le mamme in allattamento, arrivando a dimostrare il ruolo attivo svolto dalla femmina nella selezione sessuale». I topi, specialmente le femmine, che erano stati allattati ed allevati da genitori il cui odore era stato alterato artificialmente tramite il profumo preferivano accoppiarsi con partner che “puzzavano” di “violetta di Parma” piuttosto che con partner che più “prosaicamente” puzzavano di topo.
«Questa prima ricerca associata ad altre lo portarono ad essere uno scienziato di fama internazionale già negli anni settanta, tanto che fu eletto presidente del XIV International Ethological Conference – aggiunge -. Il congresso si svolse nel 1975 a Parma e vide la partecipazione di Konrad Lorenz, che ebbi l’emozione di conoscere».
E ripercorrendo il suo rapporto da allievo – maestro, Parmigiani  racconta un aneddoto: «Ero studente e seguivo le sue lezioni di etologia, sul banco avevo il libro dello psicologo inglese Havelock Ellis che avevo comprato per il mio interesse ad approfondire la teoria dell’evoluzione della natura umana. Il professor Mainardi si avvicinò guardò il libro poi, fissandomi mi disse “mi venga a trovare”. Capì subito le mie potenzialità e assecondò i miei interessi di studio anche quando vide che mi ero appassionato alla ricerca sull’aggressività del topo, non preoccupandosi che il mio lavoro in quel periodo era centrato sull’imprinting alimentare, mi disse: “da oggi si occuperà solo di questo”. Rientrava nella sua filosofia, per la quale il maestro deve capire le qualità del suo allievo, stimolandone la libertà di espressione e la creatività, elementi importanti per la trasmissione culturale e la crescita del pensiero scientifico. Non è scontato, non molti lo fanno. Dico sempre che dietro ad ogni Giotto c’è un Cimabue, il rispetto che aveva per gli studenti è indimenticabile – e conclude -. Credo che la sua attenzione alla difesa della libertà di pensiero sia fra gli insegnamenti più importanti lasciati da Danilo a generazioni di studenti, insieme all’arte dell’osservazione del comportamento, l’amore per la scienza e per la ricerca».

BIOGRAFIA. Nato a Milano il 25 novembre 1933, docente a Ca’ Foscari dal 1992, a Venezia ha insegnato Ecologia comportamentale fino al 2008, ricevendo nel 2009 il Titolo di Emerito. In precedenza, è’ stato professore ordinario Zoologia, Biologia generale ed Etologia all’Università di Parma (dove si era laureato in Scienze biologiche) dal 1967 al 1992. Definito da molti il Konrad Lorenz italiano, le ricerche di Mainardi hanno approfondito temi di interesse tanto per la scienza di base quanto per le ricadute in ambito ambientale, relativamente alle relazioni fra uomo e natura, e all’impatto della nostra specie sul resto del pianeta, basti pensare ai suoi studi sulle forme di apprendimento sociale negli animali e alle relazioni fra evoluzione biologica ed evoluzione culturale. Ha saputo coniugare nella sua lunga carriera accademica una produzione scientifica di alto livello con testi divulgativi rivolti a un pubblico più ampio, quali il Dizionario di etologia (1992) e Lo zoo aperto (1994), Le sorprendenti analogie tra il mondo animale e il mondo umano (2004), L’intelligenza degli animali (2009), Le corna del Cesare (2012), L’uomo i libri e altri animali (con R. Ceserani, 2013) e Noi e loro, Cento piccole storie di animali (2013), testi caratterizzati da sguardo ironico e acuto sul mondo animale. Molti libri di divulgazione scientifica di Mainardi sono arricchiti con i suoi disegni di animali, una passione che risale alla sua infanzia nella campagna cremonese e trasmessa dal padre Enzo Mainardi, poeta e pittore futurista. 
Appassionato ambientalista e divulgatore, aveva la capacità di rendere semplici e comprensibili i misteri del mondo animale al grande pubblico, era consulente di varie trasmissioni televisive, da ricordare il suo lungo sodalizio con la trasmissione Quark e SuperQuark e la sua amicizia con Piero Angela. Collaborava anche stabilmente con Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e con i periodici Airone e Quark e veniva spesso interpellato dagli organi di stampa locali e nazionali. E’ stato presidente della Lipu dal 1996. Membro di numerose accademie e società scientifiche, era stato anche direttore, per molti anni, della scuola internazionale di Etologia del centro Ettore Majorana di Erice e direttore dell’Italian Journal of Zoology.

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