9 Dicembre 2018

INTERVISTA. Salute e fake news, occhio al dottor Google!-VIDEO


Si è conclusa la campagna, visibile sugli autobus cittadini, per mettere in guardia dalle bufale sulla salute che girano sul web. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Parma Pierantonio Muzzetto: “Stop al fai da te, no all’autodiagnosi, fidatevi solo del vostro medico”


“Attenti alle bufale sul web. Non fatevi del male da soli! Parlatene sempre col medico” è il monito rivolto ai cittadini che ha riempito gli autobus della città, per combattere le fake news in ambito sanitario. La campagna, volutamente provocatoria, è stata promossa a livello nazionale dalla FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), al fine di sensibilizzare e mettere in guardia dalle bufale che girano sul web, con frasi lapidarie del tipo “Ho curato il cancro con il bicarbonato di sodio”, oppure “Avevo letto che sei uova al giorno facevano dimagrire”, che hanno decisamente catturato l’attenzione dei cittadini.
A questo proposito, il Presidente Omceo Parma Pierantonio Muzzetto, componente nazionale del Gruppo di lavoro Fnomceo sugli “Stati Generali della Professione”, spiega la posizione dei medici e le ragioni della campagna.

Il claim della campagna lancia un messaggio forte e preciso: restituire al medico l’autorevolezza della diagnosi, che solo lui può fornire in modo corretto. Qual è il pericolo dell’autodiagnosi?
«La tendenza a procedere col “fai da te” in medicina è sempre più una costante che coinvolge una larga parte della cittadinanza, perché sul web si crede di trovare tutte le risposte ai propri quesiti e alle proprie ansie, consultando un dottore inanimato e sempre a portata di mano. Cosa che provoca, semplicemente, danni».

Come incide questa tendenza sul lavoro dei medici?
«Spesso molti pazienti dopo aver ascoltato i consigli, si fa per dire, del dottor Google, arrivano dal medico con plichi di carta stampata con le indicazioni trovate. Il vero problema è che le persone sentono sintomi, facendoli propri e fuorviando anche chi invece deve curare. Fortunatamente non induce all’errore il medico esperto ma talvolta complica la diagnosi, costringendo anche a lotte per non prescrivere accertamenti che, letti su internet, sono considerati dal paziente indispensabili anche se inutili o dannosi. Un esempio di convinzioni dannose? La cura di certe malattie con le tisane o del tumore col bicarbonato, oppure l’inutilità di sottoporsi a cure essenziali o efficaci, o non vaccinarsi per paura dell’autismo. Ovvero falsità, bufale o fake news».

Esiste una riflessione all’interno dell’Ordine per “educare” i pazienti a non fidarsi di tutto quello che leggono online?
«Una riflessione è in corso da tempo su quale mezzo utilizzare sul paziente per indurlo alla ragione, sconsigliandogli di non farsi del male e di affidarsi sempre a chi sia competente in tema di salute. Lo stesso medico che si ammala spesso è talmente coinvolto e poco obiettivo che si lascia condurre per mano nell’iter della sua malattia dal collega che decide per lui. Talvolta anche dimenticandosi delle malattie e della sua esperienza. Così come non sempre il medico coinvolto per la malattia di un suo familiare è lucido e distaccato per prendere la migliore decisione sulla salute del proprio caro e si affida quindi al collega che lo sostituisce nei passaggi cruciali della diagnosi e terapia».

Allora, cosa fare?
«Informare non sempre è sufficiente, come non lo è un rapporto di fiducia verso il proprio medico. Occorre usare i mezzi della persuasione attraverso media o sistemi visivi. Un manifesto 6 metri x 3 negli stalli delle città o sugli autobus serve a far pensare. Ma occorre sinergia fra le figure deputate alla salute, laddove certi atteggiamenti siano espressione di una concezione di medicina sociale e pubblica».

“Il dottor Google non è iscritto all’Ordine dei Medici”…l’informazione sanitaria sul web però non è tutta negativa, è un canale molto utilizzato ad esempio per le campagne di prevenzione.
«Quello che s’intende per dottor Google è il metodo di ricerca continua che non va confuso con l’uso corretto e coerente del web per fini virtuosi, ovvero per informare in modo completo nel campo della prevenzione o nella corretta valutazione di campagne vaccinali, ad esempio.
Il dottor Google è il cugino millennial dell’enciclopedia medica, vecchia e costosa Bibbia del non medico perare quello che a costi ridicoli oggi fa Internet».

C’è forse un problema di riconoscimento delle fonti ufficiali da parte di chi cerca informazioni in rete?
«Qui si pone il dilemma: tutto ciò che si trova sul web è falsità oppure ci sono anche verità? Come sempre ci vuole equilibrio nel dire come nel fare. Sul web ci sono verità e falsità, come nella democrazia, poste sullo stesso piano. Il vero problema è discernere dove stiano, rispettivamente, le verità e le falsità. È qui la vera campagna da farsi: far prendere coscienza che per poterlo fare occorre essere competenti, ossia in grado di distinguere la parte buona da quella falsa, un po’ come si faceva una volta in campagna, separando il loglio dal grano».

È possibile fornire un decalogo per una “sana navigazione”?
«Non esiste un vero decalogo per chi si avvicina al web se non rendere efficace il principio che il giudizio su certe cose specifiche vada lasciato a chi sia capace di formularlo. Non far da sé ma essere aiutati a fare. Insomma, avere fiducia in chi ne sa di più ed è competente ponendo fiducia in quanto dice, lasciando perdere qualsiasi interpretazione fantasiosa».

Di recente è nato un sito web “Dottore, ma è vero che?” della Federazione nazionale degli ordini dei medici e odontoiatri proprio per immettere online informazioni corrette e creare un sito di riferimento affidabile per chi cerca risposte.
«In questa logica la FNOMCeO ha portato avanti una linea d’informazione da mettere a disposizione di chi abbia dubbi, dando le risposte a chi nutra perplessità su quanto legge o ascolta, mettendo a disposizione elementi di giudizio derivanti da pareri medici qualificati. Che è come dire: sul web c’è una guida alla verità».

Qual è quindi il vostro lavoro quotidiano per combattere le fake news?
«Le falsità in medicina si combattono con la calma della conoscenza e del sapere competente, con la fiducia riposta dal cittadino chiamato a considerare la salute un bene prezioso e chi lo cura una persona in grado di farlo con serietà e competenza. Nessuna scorciatoia in sentieri sconosciuti della scienza non ufficiale, con oracoli dell’ultima ora. Ma contrapposizione di medici etici, quelli che abbiamo l’onore e l’onere di gestire e che un Ordine professionale deve avere sempre come stella polare».

Intervista a cura di Rosaria Frisina e Felicia Vinciguerra
Trovi il servizio completo sulla rivista Parma Magazine Salute e Benessere 

Da / 9 mesi fa / Salute /

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