18 Novembre 2018

Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”

Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”
Roberto Perotti: “La fotografia mi fa sentire vivo”

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Il fotografo parmigiano racconta la sua grande passione. L’ultimo progetto: il fotolibro “LA BiCi Di PaRma”, la città raccontata attraverso la bicicletta


Non si può dire che sia un uomo di poche parole, il parmigiano Roberto Perotti: di cose da raccontare ne ha tante e le esprime tutte nei suoi scatti, fidandosi del suo istinto e lasciandosi ispirare da ciò che vede. E’ un fotografo per passione, con l’obiettivo in tasca sempre a portata di mano per catturare momenti speciali. Di lavoro fa tutt’altro, per una scelta quasi obbligata perché, come spiega, «in Italia non c’è posto per l’arte e ho rinunciato all’idea di fare di questa passione il mio lavoro per non ingabbiarmi in meccanismi che non mi piacciono».
Il bello dei suoi scatti è che raccontano tante storie, tutte diverse e regalano emozioni e punti di vista. Non è facile comunicare con la stessa potenza delle parole e suscitare reazioni, ma lui ci riesce e lo dimostrano i riconoscimenti e i progetti che ha ottenuto e proposto negli anni: due fotolibri, “Forza di volonta’…ri” nel 2015, reportage delle conseguenze dell’alluvione del 2014, di cui uno scatto finalista al concorso Single Shot del festival nazionale Fotografia Etica 2017; e “IMMAGINA 10 ANNI TUTTI MATTI”, catalogo del decennale del Festival Tutti Matti per Colorno pubblicato nel 2017; ha partecipato inoltre con quattro sue opere a International Art Venice, collettiva di arti figurative, di Fausto Brozzi, nella splendida location di Ca’ Zanardi a Venezia. In uscita il suo ultimo progetto, “LA BiCi Di PaRma”, di Silva Editore, sei capitoli che raccontano la vita del centro storico di Parma attraverso la bicicletta.

Com’è nata la tua passione per la fotografia?
«Sono fotografo per passione dal 2010. Sono sempre stato attratto dall’arte, sin da piccolo ero appassionato di disegno. Fino a qualche anno fa invece facevo parte di una band insieme ai miei amici e credo ci siano molte similitudini tra la musica e la fotografia che, in tempi e modi diversi, comportano comunque un duro lavoro. Mi ci dedico anima e corpo, quando non lavoro, perché credo che non ci si improvvisi fotografi e uno scatto fatto bene non si ottiene casualmente. Ho preferito comunque che questa passione non diventasse il mio lavoro perché l’Italia non è il Paese dei Balocchi in questo senso, non si dà il giusto valore all’arte».

Solitamente quando vai in giro con la tua macchina fotografica ti lasci ispirare o hai un progetto in mente già definito?
«La fotografia è un punto di vista, non una macchina fotografica. Io cerco sempre di fare foto che sento mie, foto che possano poi comunicare qualcosa. Non è il mezzo che dà il risultato finale, ma quello che vuoi raccontare. Ecco perché mi piace improvvisare, mi fido molto del mio istinto e mi lascio andare. In genere quando nasce un progetto recupero sempre qualche foto dal mio archivio, perché è lì che trovo tutto il mio bagaglio di esperienze, la mia vita».

Sei molto legato alla tua città, Parma, o almeno così sembra dai tuoi scatti…
«Sono innamorato della mia città e la interpreto nei miei scatti, mettendoci dentro le mie sensazioni. Io vivo al centro di una città bella da fotografare, sono molto fortunato perché non mi devo recare nel posto giusto da fotografare, io ci vivo già».

Cosa pensi del mondo di Instagram, dove chiunque banalmente può improvvisarsi fotografo, con uno smartphone sempre a portata di mano?
«Non credo possa essere il canale principale su cui lavorare, ma è un ottimo mezzo di comunicazione e promozione, è una buona vetrina, ma niente di più. È difficile che si possa partire da lì per diventare bravi fotografi. Ci sono tante foto in giro, ma c’è poca conoscenza della fotografia, sono così tante che hanno fatto perdere il senso, il racconto».

Quali sono i tuoi modelli di riferimento in fotografia?
«Mi ispiro ai vecchi grandi fotografi, come Gianni Berengo Gardin. E continuo ancora a frequentare corsi di fotografia perché c’è sempre molto da imparare e la mia ricerca non si arresta mai».

 Tra i tuoi lavori, due fotolibri molto apprezzati, “Forza di volonta’…ri” e “IMMAGINA 10 ANNI TUTTI MATTI”. Stai lavorando ad un nuovo progetto?
«Sì ed è in uscita nei prossimi giorni. Si intitola “LA BiCi Di PaRma”, di Silva Editore, ed è un libro fotografico che ha come soggetto la bicicletta, il simbolo della nostra città. Il volume è suddiviso in sei capitoli che raccontano la vita del centro storico di Parma nella sua quotidianità, attraverso la bicicletta e contiene anche i disegni del fumettista Gianluca Foglia. Ci tengo molto a ringraziare chi ha collaborato con me per la realizzazione di questo progetto, la curatrice Annalisa Mombelli, il giornalista Antonio Mascolo, Pierangela Flisi, Sara Ombellini e Patrizia Zaccaria. Questo libro è solo uno dei capitoli che andrà a costituire un giorno il libro della mia vita».

Intervista di Felicia Vinciguerra

 

 

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