29 Novembre 2015

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States

INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States
INTERVISTA DELLA DOMENICA. Belletti, da Parma agli States

L’arte materica della pittrice parmigiana sbarca oltreoceano, i colori e la tecnica delle sue tavole conquistano il pubblico americano


O ti piace o non ti piace. È così l’arte di Nicoletta Belletti. Una pittura senza mezze misure, “schietta” e diretta, vivace ed energica. La pittrice parmigiana, con la sua personale tecnica materica, ha fatto di alcuni soggetti il suo biglietto da visita. La contraddistinguono, infatti: i fiori, gli animali, i ritratti, le figure marine.

Alla base di tutto, un uso del colore, spinto ma non esagerato perché parte del suo inimitabile stile, quei tratti di pennello non riproducibili perché nascono da un’ispirazione originale e personale. E dalla passione, quella che ha portato ora la Belletti a sbarcare oltreoceano. Novità infatti della sua attività artistica è proprio l’approdo nelle gallerie americane.

Un sogno per la pittrice, che da tempo pensa a mercati artistici più vicini alla sua vena pittorica. «Tutto è casuale e niente lo è – afferma –, la scorsa primavera ho partecipato ad una delle più grandi fiere mondiali di arte contemporanea, ‘ArtExpo New York’, una piazza preziosa per conoscere artisti, galleristi, collezionisti – spiega – . Da qui è partito tutto, pur non avendo grandi speranze né aspettative, grazie ad alcuni semplici contatti mi sono ritrovata a poter organizzare una prima esposizione, con dieci dipinti, a Phoenix, una personale a Kansas City ed una collaborazione con una Galleria di Manhattan».

Un sogno che si realizza, quello di esporre in America, perché questo desiderio?

«L’ho sempre visto come un mercato interessante e vicino alle mie corde. Non che Parma, l’Italia, mi stia stretta. Cercavo nuovi stimoli e nuove vie in cui realizzarmi e sicuramente negli Stati Uniti c’è molto più fermento rispetto all’Italia e all’Europa. Ho scoperto, poi, che è un pubblico particolarmente attratto dai quadri materici, per loro è una tecnica interessante. Poi, forse, hanno una concezione un po’ meno “tormentata” dell’arte e dell’artista rispetto a noi. Non hanno problemi a quotare, a parlare apertamente di prezzi, di vendere, fa parte del gioco».

Hai cambiato soggetti o hai proposto i tuoi classici?

«Ho esposto le mie serie, fiori, animali, anche i quadri della serie marina, che avevo inaugurato anni fa con i ritratti di meduse. La rassegna ‘Love of paint’, alla Gallery V di Kansas City ha raccontato la mia pittura, ma anche le ragioni dei soggetti che dipingo. Negli Stati Uniti, poi, sono curiosi di sentire raccontare le storie che ci sono dietro ai quadri. Ad esempio, erano incuriositi dal fatto che fra i miei soggetti spuntino tanti maiali. Ho raccontato di Parma, dei salumi, della mia collaborazione con Cibus, della cucina e della cultura che sta dietro a questo grande animale».

Che impressione hai avuto del mercato d’arte americano, è più facile inserirsi nei circuiti delle gallerie rispetto all’Italia?

«Ci ho messo più di un anno a studiare il mercato americano per capire come affrontarlo. Questo, grazie a Confartigianato Imprese che, con il supporto dei propri esperti di mercati esteri, ha potuto dare un grande contributo alla fase iniziale di start up. Bisogna prepararsi, non andare allo sbaraglio, tessere rapporti, prevedere un investimento iniziale, studiare la logistica, trovare i depositi, organizzare un sito di e-commerce adatto al trend americano. I risultati di tutte queste azioni non arriva subito. Negli Stati Uniti, apprezzano il Made in Italy ma non è scontato conquistare il pubblico solo proponendo un “marchio”».

C’è da aspettarsi di imbattersi presto in un Atelier Belletti anche in qualche avenue di New York?

«Sarebbe un sogno replicare il mio atelier di Strada Farini nella Grande Mela ma, come dicevo, bisogna andarci piano. Sicuramente, parteciperò all’edizione 2016 di Art Expo New York. Lo consiglio ai colleghi che vogliano testare un nuovo pubblico. La Fiera è una grande opportunità per farsi conoscere. Personalmente, confido nel fatto di aver già fatto un’esperienza, so come ripropormi e come muovermi. Sono contenta di aver fatto questo passo, nonostante le titubanze e le difficoltà, perché ho dovuto coinvolgere tutta la mia famiglia in questa avventura, senza sapere come sarebbe finita. Oggi vedo i primi risultati, ho esposto in due gallerie e la mia tecnica è stata accolta bene dal pubblico, e questo non è mai scontato per un artista».

 

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked. *