7 febbraio 2016

UN FALLIMENTO LA RACCOLTA RIFIUTI

UN FALLIMENTO LA RACCOLTA RIFIUTI

Il giornalista e scrittore parmigiano Pino Agnetti è promotore dell’appello su Fb “Parma non è una discarica. Rifiutiamoci!” In pochi mesi raccolte 2.500 firme


Da cosa è nata l’esigenza di questo appello?

«Cominciamo subito a chiarire che dietro di me non c’è nessuno: né partiti, né lobbies, né tantomeno finanziatori. Io sono un parmigiano e una figura pubblica che, di fronte al conclamato insuccesso del modello Parma sui rifiuti, ha voluto lanciare un appello per dar voce alla Parma che da troppo tempo nessuno ascolta più. Non è la prima volta. L’avevo già fatto con l’altra mia campagna relativa ai concerti dell’estate scorsa in piazza Duomo. Che guarda caso, visti i guai causati, quest’anno si svolgeranno nuovamente in Pilotta come avevo invano proposto allora. Ma per tornare subito al problema dei rifiuti a Parma, stiamo parlando dell’emergenza numero uno della città insieme a quello della sicurezza. Per forza! Parma oggi è ridotta a una discarica a cielo aperto. Contemporaneamente le tariffe sono schizzate alle stelle, nonostante che con la famosa tariffa puntuale ci avessero promesso che si sarebbe pagato di meno. Mentre qui l’unica cosa puntuale sono gli aumenti! Per di più con un inceneritore di ultima generazione che funziona a pieno ritmo. Insomma, sono i fatti a dirci che ci troviamo di fronte al fallimento del modello Parma. Anche se va detto che io stesso non avrei mai immaginato di riuscire a raggiungere, da solo e senza niente e nessuno, qualcosa come 2500 firme».

Dal Comune stanno giungendo rassicurazioni circa la messa in atto di misure volte a cambiare la situazione?

«No, da parte del Comune verso il mio appello e verso altre iniziative analoghe non ci sono mai state aperture. L’unica risposta sono stati gli insulti sparsi dai soliti talebani per conto terzi. Si è cercato, è vero, di introdurre dei palliativi. Tipo, le eco station e l’eco wagon. Che però, in base agli stessi dati diramati dal Comune, si sono dimostrati del tutto inutili. I numeri ufficiali dei primi mesi delle eco station dicono che la media degli svuotamenti complessivi giornalieri è stata di 19. Un risultato ridicolo, inferiore a quello di un singolo condominio. E poi tutti questi interventi, oltre a non servire a nulla, costano. E chi paga? Ovviamente i parmigiani. A riprova che questa è solo una politica disastrosa e fallimentare».

Pensa che i parmigiani stiano facendo abbastanza per uscire da questa situazione o servirebbe un’impennata di orgoglio?

«Uno degli effetti peggiori scaturito da questo presunto modello è proprio l’aver creato nell’opinione pubblica un senso di sfiducia e di rassegnazione che va anche oltre il semplice danno economico. A forza di obbligare i parmigiani a esporre i rifiuti, il modello Parma ha favorito i comportamenti incivili che io per primo ho denunciato sulla mia pagina. Lo scorso autunno, ad esempio, avevo segnalato l’enorme discarica abusiva sorta in via Barbacini a Moletolo, proprio accanto a una delle stazioni ecologiche del Comune. Uno scandalo incredibile, ma solo la settimana scorsa Comune e Iren si sono decisi a ripulirla. Quando parlo di fallimento di questo sistema mi riferisco appunto anche ai controlli insufficienti e al dilagare dei comportamenti incivili. Insomma, questo modello assurdo ha generato solo sfiducia e rassegnazione fra i parmigiani e moltiplicato l’inciviltà. Altro che parlare di Comune virtuoso!”.

A proposito. Cosa pensa dei premi ricevuti dal Comune proprio per i rifiuti?

«Pura propaganda. Basti pensare che il Comune fa parte dell’associazione del premio “Comune Virtuoso” assegnato nel 2015 a Parma. Insomma è come se Pizzarotti e Folli si fossero premiati da soli. Per quanto riguarda gli altri premi, l’unica spiegazione è che siano stati dati da chi non è mai stato nella nostra città».

Cosa rischia Parma se la situazione non dovesse cambiare?

«Stiamo già pagando un costo altissimo in termini anche d’immagine. Penso ai turisti che venendo a Parma si trovano di fronte a certi spettacoli! Poi c’è un problema di igiene pubblica. Mi pare che il sindaco Pizzarotti sia l’unico a non essersi accorto che nel centro di Parma sono tornati i topi. Ma l’altra vera domanda è: quali sono i vantaggi? Secondo l’Amministrazione saremmo già ben oltre il 70% di raccolta differenziata. Bene, ma i dati dove sono? Perché nessuno li ha mai mostrati? Non sto dicendo che si stia affermando il falso. Ma solo che ci troviamo di fronte a un risultato puramente teorico. Davvero poco anche dal punto di vista della trasparenza e della tanto sbandierata democrazia diretta”.

Per finire quali sono le vostre proposte?

«Primo, che si torni ad ascoltare i parmigiani. Cosa che ora non succede come ha confermato lo stesso sindaco Pizzarotti non pronunciando mai la parola ‘’rifiuti’’ nel discorso più importante dell’anno, quello per Sant’Ilario. Secondo, chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto in cui affrontare finalmente il tema dei rifiuti. Sapendo ovviamente che nessuno ha la bacchetta magica. Ma anche che i palliativi, come si è visto, non servono e che non basta neppure limitarsi a chiedere il ritorno ai cassonetti. No, o si ridiscute e si comincia a cambiare il sistema nel suo insieme, senza con ciò rinnegare il principio della raccolta differenziata a cui deve essere chiaro che né io, né i firmatari del mio appello siamo contrari. Oppure saremo condannati a tenerci questa situazione. Comportamenti incivili e degrado inclusi, destinati anzi ad aumentare. E da una città sempre più sporca, brutta e meno accogliente a perderci saranno solo Parma e i parmigiani».

C’è dunque un modello di città a cui crede dovremmo guardare per trarne esempio?

«Certo che c’è! Ma ogni cosa a suo tempo. E poi a chi come me non ha nessuno alle spalle ed è spinto solo dall’amore per la sua città sarà pure consentito di tenersi qualche cartuccia in tasca!».

 

 

 

 

 

 

 

 

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