25 Maggio 2015

Inceneritore, Gcr invita alla mobilitazione

Inceneritore, Gcr invita alla mobilitazione

L’associazione si oppone all’arrivo di rifiuti da fuori provincia. Occorre scendere in campo e prendere una posizione


Oggi l’inceneritore di Parma può smaltire rifiuti per un massimo di 130 mila tonnellate all’anno. Nel 2014 ne ha smaltite 120.900. Con l’articolo 35 della legge Sblocca Italia potrebbe arrivare a smaltirne, entro il 2020, 195 mila: quasi la metà rispetto ai limiti attualmente consentiti.

Aldo Caffagnini, presidente del Gcr, parla di «camino a singhiozzo» dato lo spegnimento della linea 2 lo scorso 4 maggio e della linea 1 il 18 maggio, e l’intera associazione invita alla mobilitazione. Il ribattezzato «Stronca Italia» ha dato, secondo il Gcr, l’opportunità a Iren di sfruttare l’articolo della suddetta legge, in un momento in cui, grazie alla raccolta differenziata, il territorio non ha neanche più bisogno di «un impianto di trattamento a caldo perché i rifiuti conferiti sono drasticamente diminuiti a favore dell’enorme incremento dei materiali riciclati e di un calo importante della produzione». Dunque, probabilmente l’inceneritore, a 10 anni dal piano provinciale rifiuti, lavora in perdita fin dal suo avvio.

Il Gcr non ci sta e ricorda le parole che l’allora presidente della provincia Bernazzoli, l’assessore all’ambiente Castellani, il presidente di Amps Allodi e i sindaci di Parma Ubaldi e Vignali pronunciavano «per tranquillizzare i cittadini sulla bontà delle intenzioni del presente e del futuro, in modo da far digerire l’amaro boccone di un nuovo forno dopo l’esperienza estremamente negativa dell’impianto del Cornocchio. Mai rifiuti da fuori provincia. Mai!». Ora però, le cose sembrano essere cambiate, ci si avvia verso un cambiamento di rotta, una “rivoluzione”, secondo l’associazione. Per il Gcr, Parma si appresta a diventare pattumiera d’Italia e dunque occorre che tutti prendano una posizione: «Lo devono fare tutti: a cominciare dai cittadini e dalle associazioni, per passare ai partiti, ai sindacati di categoria, ai consorzi di prodotto, a tutte le forze economiche di Parma. Questa volta scendere in piazza significa esprimere il futuro che vogliamo. Schiavi di un camino o padroni del proprio destino? E’ un referendum, su di noi».

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